Cult MovieRambo - recensione del film di Ted Kotcheff

Rambo – recensione del film di Ted Kotcheff

Nel 1982, Ted Kotcheff dirige quello che può essere considerato un piccolo diamante della sua filmografia, un’opera destinata a segnare una svolta decisiva nella sua carriera e a imprimere il suo nome nell’immaginario cinematografico americano. Il film in questione è Rambo (First Blood), tratto dal romanzo First Blood di David Morrell e interpretato da Sylvester Stallone. Il successo del film contribuirà a trasformare Rambo in una delle figure più riconoscibili della carriera di Stallone, seconda per notorietà soltanto, o quasi, al Rocky Balboa che lo aveva consacrato pochi anni prima in Rocky (1976; John G. Avildsen). La successiva evoluzione della saga finirà però per allontanarsi sensibilmente dai toni e dalle intenzioni dell’opera di Kotcheff, rendendo ancora più interessante riscoprire oggi il film da cui tutto ebbe inizio.

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First Blood, distribuito in Italia con il titolo Rambo, si presenta innanzitutto come un dramma incentrato sulle ferite lasciate dalla guerra e sulla difficile reintegrazione nella società di un reduce del Vietnam, lontano dall’immagine del soldato invulnerabile che avrebbe caratterizzato i successivi capitoli della saga.

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Rambo – Trama

John Rambo, veterano della guerra del Vietnam ed ex membro delle forze speciali, vaga senza una meta precisa attraverso gli Stati Uniti spinto dal desiderio di ritrovare un vecchio commilitone, Delmar Berry. Una volta giunto a destinazione, scoprirà però che l’amico è morto di cancro. Giunto nella cittadina di Hope, nello Stato di Washington, Rambo viene fermato dallo sceriffo Will Teasle. Lo sceriffo non vuole che il vagabondo si trattenga in città. La sua presenza, infatti, è considerata indesiderata perché appare come un vagabondo senza speranza (Hope), e perché porta con sé lo stigma di essere un reduce del Vietnam, categoria di persone ancora guardata con diffidenza e ostilità dalla comunità. Lo sceriffo quindi lo ferma e lo conduce alla stazione di polizia, dove i poliziotti lo sottopongono a un trattamento umiliante che riporta alla luce i traumi vissuti durante la guerra.

Rambo reagisce, sbaraglia gli agenti e fugge dalla stazione di polizia trovando rifugio sulle montagne circostanti dove può sfruttare le tecniche di sopravvivenza e combattimento apprese nei corpi speciali. Da qui, infatti, inizia una caccia all’uomo che degenera rapidamente trasformandosi in una vera e propria guerriglia. Nel frattempo, il colonnello Sam Trautman, suo ex comandante e figura fondamentale nella sua vita, raggiunge Hope nel tentativo di fermare l’escalation e convincere le autorità a desistere.

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Rambo – Recensione

Il film compie un’operazione narrativa tanto semplice quanto potente: sposta il conflitto vietnamita dalla giungla asiatica alle foreste dell’Oregon, dimostrando che la guerra non si esaurisce con il rimpatrio dei soldati ma continua a covare sotto la superficie della vita civile americana. La cittadina che rifiuta Rambo diventa metonimia di un’intera nazione che ha voluto rimuovere il ricordo del Vietnam, trattando i propri reduci come un fastidio da allontanare piuttosto che come uomini da accogliere.

In questo senso Rambo ripercorre la strada tracciata da Taxi Driver (1976; Martin Scorsese) 6 anni prima, esplorando l’alienazione di un reduce incapace di ritrovare il proprio posto nella società e il progressivo deterioramento del suo rapporto con il mondo esterno. Tuttavia, Kotcheff non riesce a raggiungerne la stessa profondità psicologica e la complessità dello sguardo, finendo talvolta per affidarsi a una rappresentazione più retorica del disagio del protagonista che si trova costretto a dover esprimere il suo disagio a parole nel finale del film.

Il film si inserisce in quella particolare declinazione cinematografica che ha fatto del Vietnam un genere narrativo, con le sue convenzioni e i suoi sottogeneri. Rambo si affianca quindi a titoli come Berretti Verdi (1968; John Wayne), Apocalypse Now (1979; Francis Ford Coppola), Streamers (1983; Robert Altman). Ma anche Platoon (1986; Oliver Stone), Full Metal Jacket (1987; Stanley Kubrick) e Vittime di guerra (1989; Brian De Palma). Rambo mescola con notevole astuzia elementi eterogenei: il western, l’avventura fantasy alla Conan il barbaro (1982; John Milius), e il filone del reduce solitario in missione privata. È probabilmente proprio questa ibridazione di linguaggi a spiegare la sua fortuna nel tempo e la sua consacrazione a cult movie: un film in grado di rivolgersi tanto a chi cerca una riflessione di denuncia sociale quanto a chi desidera un’opera di puro intrattenimento action.

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Conclusione

Va detto che Rambo arriva in un momento di profondo riassetto industriale di Hollywood, quando mini-major come la Carolco intuiscono la possibilità di coniugare budget non hollywoodiani con formula blockbuster, diritti home video e distribuzione globale aggressiva. Il film, capace di incassare cifre imponenti in tutto il mondo, dimostra che il racconto del disagio del reduce può convivere con le logiche più spregiudicate dell’intrattenimento di massa.

A oltre quarant’anni dalla sua uscita, Rambo resta un testo molto interessante per comprendere come il cinema americano abbia elaborato, tra denuncia e spettacolarizzazione, il trauma collettivo del Vietnam, restituendo un’immagine del reduce che oscilla tra vittima dimenticata e macchina da guerra riattivata contro la propria stessa nazione.

Rambo è sicuramente un film interessante per il modo in cui porta il trauma del Vietnam nel cuore dell’America, trasformando le foreste dell’Oregon in un nuovo campo di battaglia. Ted Kotcheff costruisce un racconto efficace sul disagio del reduce e sulla sua difficoltà di reinserimento, ma l’operazione rimane spesso piuttosto retorica. Anche i combattimenti e gli inseguimenti risultano ben realizzati e contribuiscono a rendere il film coinvolgente sul piano dell’azione. Pur anticipando alcuni elementi che diventeranno centrali nell’immaginario della saga, il film non raggiunge l’intensità né la forza della denuncia di opere come Taxi Driver, Platoon o Apocalypse Now. Un film riuscito a tratti, ma meno incisivo di quanto le sue premesse avrebbero potuto suggerire.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Rambo porta il trauma del Vietnam nel cuore dell’America, raccontando il disagio del reduce e la difficoltà del reinserimento. Kotcheff alterna denuncia sociale e azione, con combattimenti e inseguimenti efficaci.
Francesco Pinto
Francesco Pinto
Cresciuto silenziosamente tra i dialoghi di Allen e il sangue di Scorsese. Amo i film: specchi magici che riflettono e indagano la realtà. Dalle commedie ai drammi, dagli horror ai romance senza distinzioni perché, in fondo, “il cinema non è un mestiere. È un’arte”.

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