A distanza di quasi trent’anni dall’uscita nelle sale del cult Amori e Incantesimi (1998), il ritorno sul grande schermo della famiglia Owens con Practical Magic 2 rappresenta un’operazione complessa e delicata. Il primo capitolo, pur non avendo sbancato immediatamente il botteghino dell’epoca, è diventato nel tempo un vero e proprio punto di riferimento per la cultura pop autunnale. Grazie alla sua estetica cozy, alla celebre dimora vittoriana a picco sul mare e a una rappresentazione intima e domestica della stregoneria.
Affidare la regia del sequel a Susanne Bier — autrice dal registro visivo intimo ma abituata a drammi ad alta tensione — segnala fin da subito la volontà di estendere il perimetro dell’opera originale.
Il film cerca così di bilanciare la celebrazione dell’effetto amarcord con la ricerca di una nuova identità cinematografica. Muovendosi tra la nostalgia per il passato e un’avventura di respiro internazionale che mette a confronto due diverse generazioni di interpreti.

Practical Magic 2: la trama
La storia riprende le fila della saga familiare trovando Sally (Sandra Bullock) ancora una volta segnata dal dolore per la tragica perdita del marito. La sua scomparsa conferma che la secolare e inesorabile maledizione d’amore che pende sulle donne Owens non si è mai davvero spezzata. Nel disperato tentativo di proteggere le figlie ormai ventenni, Kylie (Joey King) e Antonia (Maisie Williams), da un destino apparentemente segnato, Sally prende la sofferta decisione di nascondere loro la verità sul proprio retaggio magico, imponendo un rifiuto della stregoneria tra le mura domestiche.
L’equilibrio precario crolla quando il giovane fidanzato di Kylie cade vittima del medesimo maleficio. Spinta dall’impulso di salvarlo, la ragazza ritrova tra i bauli di casa un antico e proibito testo incantato e decide di partire segretamente per l’Inghilterra alla ricerca di una cura. Rendendosi conto del pericolo, Sally e la sorella Gillian (Nicole Kidman) si lanciano immediatamente al suo inseguimento per impedirle di maneggiare poteri troppo grandi e oscuri. L’itinerario le porterà ad attraversare le brughiere britanniche, affiancate lungo il cammino dall’affascinante e ambiguo studioso di arti oscure Ian Wright (Lee Pace).

Practical Magic 2: la recensione
Valutata sul piano critico, la pellicola si rivela un’opera inevitabilmente imperfetta sotto il profilo della coesione narratologica. Con una durata estesa a circa 130 minuti, il racconto soffre di un ritmo a tratti altalenante e di una trama che tende a sfilacciarsi in troppi sottosviluppi. Allontanandosi a più riprese da quell’atmosfera intima e domestica che aveva decretato il successo del primo capitolo. L’uso di effetti visivi digitali talvolta invadenti e ridondanti rischia di depotenziare il fascino artigianale e la matericità della saga originale. Dove la magia si esprimeva attraverso gesti semplici, erbe aromatiche e candele accese.
Ciononostante, la pellicola mantiene una sua innegabile dolcezza di fondo e funziona come un caldo esercizio di nostalgia. La regia di Susanne Bier dimostra grande sensibilità nella gestione dei conflitti familiari, regalando momenti di sincero coinvolgimento emotivo. Le crepe della sceneggiatura vengono così compensate dalla cura per i dettagli visivi. E da una narrazione che, pur tra alti e bassi, saprà scaldare il cuore dei fan della prima ora.

L’elemento indubbiamente più affascinante dell’intera produzione risiede nel netto contrasto recitativo e stilistico tra la coppia storica e le nuove arrivate. Da un lato, Sandra Bullock e Nicole Kidman mettono in campo un’alchimia matura e perfettamente consolidata. Fatta di tempi comici naturali, sguardi d’intesa e una complicità viscerale che azzera del tutto il trentennio trascorso dall’ultimo ciak insieme. La loro recitazione restituisce il calore di un legame indissolubile.
Dall’altro lato, l’ingresso di Joey King e Maisie Williams porta sullo schermo una carica di energia del tutto differente, caratterizzata da un approccio più diretto, dinamico e moderno che ben restituisce l’ansia e la determinazione delle nuove generazioni di fronte ai traumi ereditati. Questo scarto espressivo, arricchito dalla presenza magnetica di Lee Pace e dal fugace ma emozionante ritorno delle storiche zie Franny e Jet, regala al pubblico un interessante passaggio di testimone tra due diverse visioni del cinema e della figura della donna contemporanea.
Atmosfera, ambientazioni e colonna sonora
Uno degli elementi di maggiore rottura rispetto al capostipite del 1998 risiede nello spostamento del baricentro geografico ed estetico della narrazione. Se l’opera originale si sviluppava quasi interamente all’interno della leggendaria casa vittoriana sulle coste del Massachusetts — un vero e proprio personaggio aggiunto con la sua cucina luminosa e le stanze ricolme di piante —, Practical Magic 2 sceglie di abbracciare scenari decisamente più cupi e suggestivi.

Il passaggio dal New England alle brughiere nebbiose e ai castelli della campagna inglese regala al film una palette cromatica virata sui toni del verde bosco, del grigio e del marrone, accentuando la dimensione gotica del racconto.
A sostenere questo cambio di passo è un comparto sonoro di prim’ordine. La colonna sonora orchestrale dialoga costantemente con brani folk e acustici che richiamano lo stile della celebre soundtrack originale. La musica diventa così il vero filo conduttore della pellicola. Capace di evocare la giusta atmosfera autunnale anche nei momenti in cui la trama d’azione rischia di prendere il sopravvento sulla poesia del racconto.
In conclusione
In conclusione, Practical Magic 2 si conferma come un sequel imperfetto ma sinceramente affettuoso nei confronti del proprio pubblico di riferimento. Sebbene la sceneggiatura mostri qualche incertezza nel bilanciare l’intreccio avventuroso su scala europea con la dimensione intima e quotidiana della storia, il magnetismo del cast originale e la forza immutata dei legami familiari riescono a mantenere intatto il fascino dell’universo delle sorelle Owens.

La pellicola non cerca di superare il classico del 1998, ma ne raccoglie l’eredità con rispetto, offrendo una nuova sfaccettatura del concetto di magia intesa come unione, accettazione del lutto e amore incondizionato. Un appuntamento irrinunciabile per chi ha sempre desiderato tornare a sognare con le donne Owens.
