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Pelle, la recensione del film di Eduardo Casanova

Carnale: non esiste un aggettivo migliore per definire Pelle (Pieles), un film spagnolo uscito nel 2017 che, curiosamente, in Italia è passato pressoché inosservato. Sebbene presente nel catalogo Netflix.

Sì, perché è un film che sfida lo spettatore, lo oltraggia con l’incredibile varietà delle conformazioni umane, mostrandogli, però, quanto quegli umani divergenti siano simili a lui.

Simili nelle aspirazioni, nei desideri, nella vergogna e nel desiderio disperato di essere amati. E di essere toccati.

Pelle, Macarena Gomez

Pelle, la trama

Nel film si intrecciano le vicende di persone che vengono considerate deformi dalla società perché dotate di un corpo non conforme. Al principio di tutto c’è Laura, ragazza cieca nata senza occhi, che per mantenersi è costretta a prostituirsi fin dall’adolescenza. La sua vicenda farà da trait d’union dell’intero film.

Poi c’è Samantha, che vive con il padre ed è letteralmente ossessionata dagli unicorni. Ha quella che potremmo definire, volgarmente, una “faccia da culo”. Letteralmente: ha l’ano al posto della bocca e la bocca al posto dell’ano. Ed è condannata a nascondere le proprie fattezze le rare volte che esce di casa, finché non deciderà di mostrare integralmente il proprio volto.

Un altro personaggio è Vanessa, una ragazza affetta da acondroplasia che lavora in televisione ingolfata in una tuta da orsetto e, nel frattempo, coltiva il grande sogno di diventare madre. A costo di trasmettere la propria patologia al nascituro.

Ana, invece, è una giovane donna con il volto deforme che decide di lasciare il proprio fidanzato “normale” per un bel ragazzo dal viso ustionato, Guille. Quest’ultimo, però, coltiva il sogno di operarsi per riappropriarsi di un volto normale.

A completare la schiera dei protagonisti maschili è il personaggio di Christian, 17 anni, i capelli tinti di viola e una rara malattia: il disordine dell’integrità corporea, che gli fa avvertire come estranee le proprie gambe. Al punto da girare in sedia a rotelle pur essendo perfettamente in grado di camminare e di fantasticare di essere amputato.

Non manca all’appello un personaggio che deforme non è ma che come tale si sente: Itziar, che vive il disagio di un corpo grasso che, per sua stessa ammissione, “nessuno vuole toccare”.

Pelle, Ana Polvorosa nei panni di Samantha

Il tema del corpo ferito

Tutti i personaggi hanno in comune un aspetto: un corpo ferito. Ferito dalla deformità e dagli sguardi di disapprovazione altrui. Un corpo violato, fatto oggetto di scherno. Un corpo sofferente, che fa fatica a riconoscersi come tale.

Non tutti i personaggi reagiscono in modo simile al proprio corpo martoriato: c’è chi utilizza oggetti protesici per sentirsi più al sicuro (Laura, che indossa due diamanti al posto degli occhi che non ha), chi non accetta relazioni morbose e basate solo sulla dismorfofilia, chi si espone al dolore e alla violenza pur di essere guardato per quello che è.

Sta di fatto che tutti i personaggi di Pelle desiderano solo una cosa: essere toccati e amati dal prossimo. Ci riusciranno quasi tutti, ognuno a modo suo, con un’unica eccezione.
Le loro vite si intrecceranno regalando ad alcuni di loro nuovi sprazzi di speranza per il futuro.

Pelle, Ana Maria Ayala

Una fotografia rosa pastello

Rosa come la pelle del titolo con un tocco di lillà lavanda: è il colore predominante della fotografia pop, curatissima e di grande impatto visivo di Pelle, a cura di José Antonio Muñoz Molina. Una fotografia che si basa su una palette cromatica ben definita: fredda, di tonalità pastello.

Questo tipo di estetica, che ci riporta ad autori come Wes Anderson o a certe scene di Edward Mani di Forbice, intende suggerire sia l’onnipresenza dell’elemento epidermico che il contrasto stridente con alcune vicende drammatiche che avverranno nel corso del film.

Se pensate che il rosa sia patrimonio esclusivo di Barbie, dopo aver visto questa pellicola dovrete necessariamente ricredervi.

Certe visioni epifaniche, come quella di Christian nelle vesti di una sirena, ricordano l’immaginario pop e kitsch di David La Chapelle e, soprattutto, del duo Pierre et Gilles.

Pelle, la fotografia pastello

Pelle, il cast

Il film è diretto dal giovanissimo Eduardo Casanova: Pelle è il suo primo lungometraggio, dopo aver diretto una lunga serie di corti.

Il cast presenta una peculiarità: a parte l’attrice che interpreta Vanessa, Ana Maria Ayala, realmente affetta da acondroplasia, tutti gli altri interpreti del film non presentano le deformità che caratterizzano i propri personaggi.

Macarena Gómez, nei panni della prostituta senza occhi Laura, attrice che può vantare una lunga esperienza nel cinema spagnolo: ha all’attivo una quarantina di film, tra cui Le streghe son tornate di Alex De La Iglesia, qui nelle vesti di produttore.

Ana Polvorosa, che interpreta Samantha: per lei solo due film all’attivo e una particina nella serie Netflix Le ragazze del centralino (2017-2020).

Certamente risultano perfettamente mainstream anche Eloi Costa nei panni di Christian e soprattutto Jon Kortajarena nei panni dell’ustionato Guille. Quest’ultimo, oltre a fare l’attore, è anche un famoso supermodello che ha preso parte alle campagne pubblicitarie di brand come Trussardi e Tom Ford.

Pelle, Jon

Altra eccezione è rappresentata dalla bravissima Itziar Castro, attiva in ambito cinematografico dal 2002, che per la sua interpretazione del personaggio suo onomimo si è meritata una nomination ai Premi Goya come miglior attrice rivelazione: nomination conquistata anche da Eloi Costa. Gli spettatori Netflix l’hanno già potuta apprezzare in una serie carceraria spagnola che ha riscosso un grande successo, Vis a vis.

La sua interpretazione di una donna in evidente sovrappeso, tanto vergognosa del proprio corpo da potersi approcciare solo a partner privi di vista e impossibilitati a toccarla, restituisce tutto il peso dello stigma sociale che, nella nostra società, colpisce le persone grasse.

Ma Itziar, alla fine, troverà chi potrà apprezzarla e renderla felice, al di là della vista e della paura di essere ferita dal giudizio altrui.

Pelle, Itziar Castro

Pelle, i pregi e i difetti

Il principale pregio di questo film è questo: le storie e i personaggi sono presentati nella loro dimensione quotidiana, senza pietismo ma in modo onesto e, a tratti, spiazzante.

Da questo punto di vista, colpisce molto il personaggio di Ana, interpretata dall’attrice almodovariana (apparsa in Tutto su mia madre) Candela Peña. Ana è una donna divisa tra due uomini che cerca la propria felicità e sa di meritarla, a prescindere dal suo aspetto: una donna per la quale gli spettatori, e soprattutto le spettatrici, non potranno che fare il tifo.

Qui, l’estetica accattivante non è un espediente ruffiano per accalappiare spettatori offrendo loro una palette cromatica modaiola, ma una scelta che stride volutamente con il dramma dei personaggi suggerendo, però, che anche per loro potrebbe esserci un lieto fine.

Perché, in fondo, questo film è una favola sui generis che alla fine, nel bene e nel bene, si concluderà bene per tutte e tutti. C’è chi troverà l’amore e chi si libererà da un amore sbagliato; chi riuscirà a portare a termine i suoi obiettivi e chi supererà le proprie paure.

A nostro parere, il fatto di aver scelto un cast quasi totalmente “normale” è, di per sé, un limite: non al messaggio che si voleva mandare, e che viene ben recepito dal pubblico, ma del coraggio di dare opportunità di visibilità a chi, la maggior parte delle volte, resta nell’ombra.

Comunque, viene dato risalto a Vanessa, piccola di statura ma di grandi ambizioni, personaggio estremamente positivo nella sua determinazione e nella sua decisione di lasciare un lavoro che la obbliga a ridicolizzarsi.

Alcune trovate di regia sono un po’ cringe ma certi autori del cinema spagnolo contemporaneo, com’è noto, amano il grottesco. E noi li amiamo anche per questo.

Pelle, Ana Polvorosa nei panni di Samantha

Conclusioni

Pelle è un film coloratissimo che affronta con schiettezza e con un’estetica da fiaba le storie di personaggi che normalmente vivono ai margini della società. Qui, invece, occupano il centro del palco, desiderando di essere guardati e amati, anche dagli stessi spettatori.

E noi non possiamo che finire per affezionarci a loro e alle loro fragilità, così squisitamente umane. Loro non sono Freaks alla Tod Browning, malvagi e vendicativi, ma sognatori che cercano di vivere il proprio sogno.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Pelle è un film coloratissimo che affronta con schiettezza e con un’estetica da fiaba le storie di personaggi che normalmente vivono ai margini della società. Qui, invece, occupano il centro del palco, desiderando di essere guardati e toccati dagli altri, spettatori inclusi. E noi non possiamo che finire per affezionarci a loro e alle loro fragilità, così squisitamente umane.
Giulia Bucelli
Giulia Bucelli
Lettrice e spettatrice onnivora, non crede nello snobismo. Tuttavia non fa mistero della sua passione per il cinema orientale, gli horror e Alfred Hitchcock. Non si perde nemmeno un film di Cronenberg e Lanthimos.

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