Paradise Beach – Dentro l’incubo (The Shallows) è un film del 2016 diretto da Jaume Collet-Serra e vede come protagonista indiscussa Blake Lively.
Blake Lively mette alla prova il suo ingegno contro uno squalo bianco assetato di rancore in questo thriller estivo sciocco ma divertente.
Chi è più intelligente: Blake Lively o uno squalo? Questo è il concetto altissimo alla base di questo thriller acquatico ragionevolmente divertente, seppur imprudentemente sciocco.
Il film sugli squali è tornato. E questa volta è più spaventoso che mai, con la superba Blake Lively nei panni di una surfista alla deriva che lotta per sopravvivere.
Così Nancy (Lively), che ha abbandonato gli studi di medicina, si dirige verso una remota spiaggia messicana per cavalcare le onde e ripercorrere le orme della sua defunta madre.

Paradise Beach – Dentro l’incubo: la trama
La nostra eroina è Nancy Adams, interpretata da Blake Lively. Ha abbandonato gli studi di medicina per raggiungere una spiaggia segreta, molto cara alla sua defunta madre – che era stata lì quando era incinta di lei – per fare surf. La sua amica (mai vista, se non tramite messaggi), a causa dei postumi di una sbornia e di un altro ragazzo, non può accompagnarla, quindi si ritrova sola quando viene bloccata su uno scoglio, circondata da uno squalo, incapace di tornare a riva.
Secondo la storia, questa caletta isolata si troverebbe da qualche parte in Messico. Qui Nancy si avventura in acqua e scorge un paio di altri surfisti. Inizialmente li guarda con sospetto in quel luogo deserto, ma sono solo surfisti normali, amichevoli e disponibili, non una minaccia.

La tensione aumenta ulteriormente quando la protagonista percepisce un grosso movimento nell’acqua intorno a sé: si tratta di un gruppo di delfini vivaci e amichevoli, che la riempiono di gioia. E poi, all’improvviso, compare lo squalo, attratto dalla carcassa di una balena nella baia.
Questo squalo ce l’ha proprio con la bella e coraggiosa Nancy. Da qui inizia il calvario della nostra eroina, gravemente ferita e intrappolata nell’unico scoglio che lo squalo non può raggiungere, per sopravvivere.
Paradise Beach – Dentro l’incubo: la recensione
Hollywood non ha saputo sfruttare al meglio Blake Lively dai tempi di Gossip Girl. Troppo spesso è stata penalizzata da progetti poco memorabili come Lanterna Verde e Savages. Un ruolo da regina dell’horror di classe, tipico delle grandi case di produzione, sembra un’opzione decisamente migliore e, infatti, la Lively si impegna a fondo.
Ma quale Jaume Collet-Serra sta dirigendo? Finora, il regista ha realizzato un classico dell’horror moderno (Orphan), tre film d’azione con Liam Neeson di livello medio (Run All Night, Unknown, Non-Stop) e un paio di veri e propri flop (House of Wax, Goal 2).
Paradise Beach – Dentro l’incubo non è né il suo capolavoro né il suo peggior film. La pellicola fa passare il tempo piacevolmente, ma raramente è avvincente come ci si potrebbe ragionevolmente aspettare. Paradise Beach continua la sua serie di film sicuri e divertenti che si inseriscono perfettamente nei rispettivi generi senza mai osare spingersi troppo oltre in direzioni innovative.

La fotografia di Flavio Labiano sfrutta al meglio l’azzurro di Lord Howe Island, il sito australiano patrimonio dell’UNESCO dove è stato girato il film. Il gabbiano ferito, spalla comica del film, è un tocco di classe.
Lo sceneggiatore Anthony Jaswinski (Backwoods, Kristy) affronta la trama semplice con un approccio senza fronzoli, mantenendo la narrazione in movimento energico verso ogni nuova svolta della trama.
Grazie all’approccio collaudato di Jaswinski e all’utilizzo della formula del film slasher, Paradise Beach riesce a tenere alta la tensione e a far sì che gli occhi dello spettatore siano incollati allo schermo dall’inizio alla fine.
Qualche difetto si incaglia negli scogli, ma Blake Lively riesce a liberarsene
I difetti del film risiedono spesso in momenti e sviluppi che rasentano il ridicolo. C’è un ricorso eccessivo a soluzioni di comodo, cosa che, a dire il vero, è spesso tipica dei thriller di sopravvivenza come questo, ma a volte l’incredulità viene messa a dura prova, un difetto che si accentua quando distoglie l’attenzione dello spettatore dalle emozioni. Ciononostante, il ritmo e la narrazione sequenziale contribuiscono ad attutire questi inconvenienti.

Anche se il film supera la maggior parte dei difetti beneficiando dell’interpretazione di Blake Lively. L’ ex star di Gossip Girl offre una performance molto fisica, come un ruolo del genere richiederebbe, ma riesce anche a trasmettere gli elementi emotivi che coinvolgono maggiormente il pubblico nella sua difficile situazione. Lively rende Nancy un personaggio per cui è facile fare il tifo: è dolce, chiaramente estroversa, ama sua sorella e sta affrontando la morte di un genitore (sua madre). È un’interpretazione convincente, che di fatto regge l’intero film sulle sue spalle.
In conclusione
Ci troviamo di fronte a un film che sa cosa vuole il suo pubblico e lo soddisfa di conseguenza. Ci sono alcuni momenti che richiedono un po’ troppa distrazione, e il budget modesto del film si fa sentire qua e là quando qualche discutibile effetto speciale in CGI fa capolino.

Ma Paradise Beach si regge a galla mantenendo la sua premessa divertente, viscerale e coinvolgente. In un’epoca in cui il pubblico è bombardato da concetti strabilianti, effetti visivi esagerati e trame eccessivamente complesse, è rinfrescante entrare in un thriller semplice come questo, sapendo cosa aspettarsi e rimanendo soddisfatti quando viene offerto.
