Orphan: First Kill, un prequel che non è come immaginate

Orphan: First Kill, prequel del film del 2009 di Jaume Collet-Serra, è un film inaspettato. Un'operazione riuscita che rompe tutti i pregiudizi.

Orphan: First Kill, Esther è tornata

Pensavamo d’esserci lasciati alle spalle l’incubo di Esther, una bambina che in realtà bambina non era affatto. Nel 2009 Jaume Collet-Serra, su una sceneggiatura di David Leslie Johnson, diede vita ad Orphan, un film horror che di cose da dire ne ha avute. Orphan: First Kill continua in maniera ottimale il discorso e con protagonista la sempre inquietante Isabelle Fuhrman . Questa volta al timone troviamo William Brent Bell, un regista che negli anni ha saputo costruirsi una discreta carriera nel genere. I suoi maggiori successi sono probabilmente The Boy e il suo sequel The Boy 2: La maledizione di Brahms. Fa sempre un po’ paura ripescare dal passato un successo come lo è stato il film di Collet-Serra e continuarne la storia, anche se qui l’operazione è inversa. Brent Bell, infatti, ci racconta il motivo per il quale Esther va in adozione famiglia Coleman nel primo film (ricordate Vera Farmiga e Peter Saarsgaard, no?) e, ancor prima, mostra un breve squarcio di vita al Saarne Institute nel quale è rinchiusa.

La trama del film

Il film inizia in Estonia, al Saarne Institute. Lì troviamo Esther (il cui vero nome è Leena) nei panni di paziente psichiatrica come non l’avevamo mai vista. E’ ritenuta la più pericolosa dell’intera struttura, capace di ingannare e manipolare chiunque. Riesce ad eludere la sorveglianza e scappare, ma non prima d’aver terrorizzato la nuova dipendente del centro arrivata lì proprio per accudire lei. Intrufolandosi nell’abitazione di questa ragazza, tramite varie ricerche online scopre di somigliare ad una bambina americana scomparsa quattro anni prima, Esther Albright. Tramite la polizia vola in America intrufolandosi nella vita della famiglia Albright che non vedeva l’ora di riabbracciare la figlia creduta scomparsa o peggio, morta. I sospetti che lei non sia Esther cominciano ad essere prepotenti nella mente della madre della bambina, Tricia (Julia Stiles), ma anche in quella del poliziotto che anni prima si occupò del caso. Esther, tuttavia, non avrebbe mai immaginato che quella famiglia nasconde un segreto terrificante e a farne le spese sarà proprio lei.

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Inaspettato, è proprio il caso di dirlo

Accennavamo prima a quanto sia rischiosa l’operazione di prendere una storia già affermata a cui il pubblico è già affezionato. La cosa peggiore che può capitare è stravolgerla, snaturandone lo spirito. Orphan: First Kill non era certo esente da questo pericolo, anzi. Essendo il film precedente un film horror già commerciale, questo avrebbe potuto già danneggiarne alla base le potenzialità di prequel. William Brent Bell richiama alla sceneggiatura David Leslie Johnson che conosceva già la storia essendo la penna del primo capitolo e la prosegue naturalmente e con una spontaneità che nessuno si aspettava. I pregiudizi c’erano, inutile negarlo, ma questo prequel è della stessa fattura del suo predecessore. Così come stupì il plot twist di Orphan, così stupisce quello di Orphan: First Kill. Neanche i più navigati del genere potevano annusare nell’aria quello che poi si rivela un incredibile capovolgimento di trama e il film funziona proprio per questo. Inganna, stupisce e la Fuhrman è ancor più brava nell’impersonare il personaggio e dopo capiremo perché.

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Esther, da carnefice a vittima

Null’altro si può dire a proposito di Orphan: First Kill. E’ uno di quei film su cui la famosa “allerta spoiler” gioca un ruolo fondamentale. William Brent Bell piazza il plot twist nel momento esatto in cui crediamo che il film sia proiettato in un’unica direzione, quella già scritta nel momento in cui Leena si trasforma in Esther. Il primo atto, infatti, è abbastanza prevedibile e non ha chissà quali guizzi narrativi. Se però avete apprezzato Orphan, apprezzerete anche questo prequel sin dai primi minuti. La parte migliore però arriva dopo, quando nel secondo atto il film scompagina tutta le carte già messe in tavola precedentemente e diventa imprevedibile. Julia Stiles e Isabelle Fuhrman affinano ad ogni scena i propri personaggi e il rapporto che si viene a creare tra loro è ciò che muove la nostra curiosità di sapere come la storia andrà a finire o per meglio dire…iniziare. Abbiamo sempre considerato Esther come un carnefice, un villain subdolo e temibile proprio per il suo aspetto angelico, ma in questo film le cose cambiano e a vestire i panni della vittima sarà proprio lei. L’attrice è brava nell’impersonare entrambe le sfaccettature del suo personaggio.

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Una lezione da imparare

Chiunque si approcci ad una storia già conosciuta e amata dal pubblico dovrebbe prendere esempio da Orphan: First Kill. Non tanto dal primo atto che come abbiamo già detto non è nulla di speciale e potrebbe addirittura annoiare, quanto dal secondo che si rivela un tripudio di emozioni e tensione. Per la sua capacità di trasformarsi lungo il racconto mantenendosi comunque fedele al personaggio e alla sua storia tanto di cappello. Alla fine il film è un horror che conserva la sua buona dose di inquietudine non tralasciando neanche l’inserimento di alcune assurdità in sceneggiatura che smorzano un attimo l’atmosfera. Promosso si, senza dubbio, questa volta nel parlare di prequel è andata proprio bene.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Orphan: First Kill è un prequel sorprendente. I timori sulla difficile operazione di rimettere mano ad un film già di successo e amato dal pubblico scompaiono nel momento in cui si percepisce un brusco cambio di rotta nella storia che non fa che accrescere la nostra curiosità. Se la prima parte risulta prevedibile e non osa affatto nella narrazione, la seconda è un continuo crescendo che affascina di minuto in minuto. Un prequel che nessuno si sarebbe mai immaginato che venisse fuori così riuscito.
Tiziana Panettieri
Tiziana Panettieri
E’ un amore di lunga data quello tra me e il cinema, cominciato con cult come Halloween, IT e L’Esorcista e alimentato negli anni con il meglio dell’horror e del cinema di genere. Ammetto, però, d’aver subìto il fascino del cinema asiatico, mediorientale e sudamericano. Sono onnivora, non mi precludo nulla senza aver prima provato.

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