Recensioni FilmNati stanchi – Recensione del film esordio di Ficarra e Picone

Nati stanchi – Recensione del film esordio di Ficarra e Picone

Nati stanchi (2002) è il primo film di Ficarra e Picone, celebre duo comico siciliano autori di film e serie TV di successo come La matassa, Incastrati (clicca QUI per leggere la recensione della seconda stagione) e Sicilia Express. I due attori hanno partecipato anche nei film di Roberto Andò La stranezza e L’abbaglio. Nati stanchi non rappresenta la prima apparizione dei due sul grande schermo, poiché nel 2000 hanno recitato in Chiedimi se sono felice di Aldo, Giovanni e Giacomo (clicca QUI per leggere la nostra retrospettiva sui primi tre film) in due piccoli ruoli, ma separatamente.

Diretto da Dominick Tambasco, il film affronta con molta ironia il tema del lavoro e lo stereotipo di due ragazzi che devono “sistemarsi” in vista dei rispettivi matrimoni rimandati continuamente, poiché sia Salvo che Valentino non vogliono lavorare. Il film è disponibile in streaming sulla piattaforma RaiPlay.

Nati stanchi

Nati stanchi – Trama

Salvo e Valentino vivono in un paese di provincia in Sicilia, precisamente a Cardaci (le scene sono state girate quasi tutte a Palazzolo Acreide). Partecipano controvoglia a qualsiasi concorso pubblico, senza alcuna intenzione di vincerlo, solo per allontanarsi per qualche giorno dal paese e dalle famiglie. Trascorrono le giornate nel bar di Gino Passalacqua (Gino Carista) e più per divertimento che per dispetto, svegliano (ed esasperano) il povero barista di notte di nascosto, proprio come farebbero due ragazzini. 

La vicenda prende una piega diversa nel momento in cui decidono di partecipare a un concorso a Milano, su insistenza della famiglia.La trasferta procurerà ai due non pochi guai: don Ciccio Milazzo (Luigi Maria Burruano), il boss mafioso di Cardaci, incarica Salvo e Valentino di consegnare un misterioso pacco a un compaesano residente nel capoluogo lombardo. A causa di questo favore, la polizia scambierà i due protagonisti per mafiosi e li arresterà.

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Nonostante varie peripezie, i due tornano nuovamente in Sicilia e ricevono la notizia di aver superato il concorso. A questo punto, i due si trovano a decidere se sposare le proprie fidanzate oppure no, tentando un divertente sabotaggio.

Nati stanchi

Nati stanchi – Recensione

Ficarra e Picone ci hanno abituato al loro stile comico che combina leggerezza e critica sociale, anche dinanzi le situazioni più assurde. Questa commedia non ha troppe pretese e il duo comico, forti dell’esperienza teatrale e di cabaret, si muovono sfruttando la forza del teatro di parola, della gag e della battuta su cui si regge tutto il film, seppur non goda del sostegno e della direzione di una regia quasi assente che invece di aumentare il ritmo della prova dei comici li abbandona spesso a se stessi.

Seppur Nati stanchi non sia il loro capolavoro assoluto, il film presenta diversi spunti e tematiche trattati con una leggerezza ben equilibrata, che sono diventati presto ricorrenti nei film successivi. Ad esempio, il rapporto tra uomo e donna o meglio l’universo maschile e quello femminile – il film Anche se è amore non si vede trova come centro il tema dell’amore – con le loro tipiche incomprensioni mostrate in modo superficiale, che alla fine portano a un intento comune: ognuno vuole seguire i suoi sogni. Ciò è accentuato sorprendentemente nella scena in cui Salvo e Valentino, trovandosi di notte al comune con l’intento di far sparire gli archivi anagrafici, incontrano le rispettive fidanzate Sandra (Marica Coco) e Loredana (Stefania Bonafede) le quali vogliono compiere lo stesso gesto. Una complicità inaspettata, ma che alla fine aiuta a capire quanto sia difficile fare i conti con la crescita personale.

Ficarra e Picone inoltre danno un’ottima dimostrazione della loro complicità comica e della capacità di saper coniugare i propri caratteri: da una parte il cinismo e l’irriverenza improvvisa di Salvo, dall’altra l’ingenuità e la calma di Valentino.

Generazione stanca o afflitta dall’attualità?

Il film non presenta il rifiuto del lavoro di Salvo e Valentino come semplice pigrizia, ma lo narra come una risposta paradossale a un contesto sociale in cui la collettività condivide come unica vera ambizione il posto fisso statale — tema che la commedia all’italiana ha trattato ampiamente e che trova un precedente illustre nell’opera neorealista Il posto di Ermanno Olmi. I due protagonisti si iscrivono a infiniti concorsi pubblici non per vincerli, ma per sfruttare lo status di eterni candidati, rendendo il concorso stesso un ammortizzatore sociale e un alibi perfetto per rimandare l’età adulta.

Evitando il lavoro precario o la fatica dell’imprenditorialità, Salvo e Valentino mettono a nudo il lato grottesco della stabilità a tutti i costi: una sicurezza così idealizzata da diventare paralizzante, capace di spegnere ogni reale spirito d’iniziativa nei giovani del tempo.

Conclusioni

La genialità della pellicola sta nel ribaltare gli stereotipi: la tipica lentezza del sud e l’arte di arrangiarsi non sono idealizzate o rese a macchietta, ma vengono esasperate fino a diventare una forma di resistenza comica contro le storture della politica locale (e forse anche nazionale). Ridefinendo i cliché sul Meridione dall’interno, il duo comico riesce a fare una critica sociale senza mai perdere la leggerezza del cabaret.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Nati stanchi segna un buon esordio sul grande schermo per Ficarra e Picone, regalando da subito leggerezza e tratti ironici che, oggi, sono caratteristici del loro stile.
Federico Ferrara
Federico Ferrara
Vivo immerso nel cinema e nei libri da quando sono piccolo, al punto da aver sviluppato una passione per la critica e per il giornalismo culturale. In un film guardo particolarmente la fotografia, la sceneggiatura e i movimenti dei personaggi per capire fino in fondo la narrazione e come orienta il nostro sguardo.

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