Recensioni FilmL'abbaglio: luci e ombre del Risorgimento

L’abbaglio: luci e ombre del Risorgimento

L’abbaglio e un film del 2025, co-scritto e diretto da Roberto Andò (Il bambino nascosto, La stranezza), disponibile in streaming sulla piattaforma Netflix.

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Il regista palermitano, dopo La stranezza, torna al cinema con un film in costume, realizzando un’opera ambientata in un periodo cruciale della storia italiana: il Risorgimento. Andò rilegge una delle pagine più controverse del nostro passato attraverso una combinazione di dramma e commedia.

L'abbaglio

L’abbaglio – Trama

La storia si svolge nel 1860, durante la celebre Spedizione dei Mille. Vincenzo Giordano Orsini (Toni Servillo) ha ricevuto da Giuseppe Garibaldi (Tommaso Ragno) l’incarico di reclutare dei partigiani per salpare da Quarto (Genova) verso la Sicilia, con l’obiettivo di liberare l’isola dal dominio borbonico. A questa impresa prendono parte giovani da tutto il Paese, animati da un unico ideale: l’Italia unita.

Tra i volontari, tuttavia, si infiltrano anche due imbroglioni: lo zoppo Domenico Tricò (Salvatore Ficarra) e l’astuto Rosario Spitale (Valentino Picone), interessati più a tornare nella loro terra natale che alla causa patriottica. Dopo lo sbarco a Marsala, i due infatti disertano: Tricò per ritrovare e sposare la sua donna, Spitale per sfuggire ai veneziani che hanno scoperto i suoi raggiri con le carte.

Tra fughe, equivoci e incontri fortuiti, i due finiranno però per incrociare nuovamente la strada della spedizione garibaldina, ritrovandosi a fare parte della Storia.

L'abbaglio

L’abbaglio – Cast

Dopo il successo de La stranezza – miglior incasso di un film italiano nel 2022 – Roberto Andò conferma gran parte del cast anche per L’abbaglio. A cominciare da Toni Servillo, qui nei panni del tenente colonnello Vincenzo Orsini, ex ufficiale borbonico che ha sposato la causa garibaldina.

Tornano anche Ficarra e Picone ai quali è affidato il compito di conferire al film un tono tragicomico, nei ruoli di due imbroglioni siciliani determinati a tornare nella loro terra natale. La novità del cast è invece Tommaso Ragno, che interpreta l’eroe dei due mondi, Giuseppe Garibaldi.

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L’abbaglio – Recensione

Il Risorgimento è stato un grande abbaglio. Questo è il messaggio che emerge in modo potente nel film di Roberto Andò, regista palermitano, che in questa opera torna a raccontare la sua terra natale con una narrazione politica volta a smascherare le contraddizioni dell’impresa sabauda nel Sud Italia. Lo fa adottando un tono che oscilla tra dramma e commedia: da un lato Vincenzo Orsini, idealista convinto che la cacciata dei Borbone possa restituire dignità al Mezzogiorno; dall’altro Domenico Tricò e Rosario Spitale, due imbroglioni tutt’altro che animati da spirito patriottico, il cui unico obiettivo è tornare in Sicilia.

Con Tricò e Spitale, Andò mette in scena l’italiano medio della tradizione della commedia all’italiana: truffaldino, privo di ideali, intento principalmente a sopravvivere. Una commedia popolare solo in apparenza, che dietro la risata nasconde una critica profonda alla società e alla politica.
I due personaggi ricordano anche due grandi comici siciliani del passato, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, che in film come Due mafiosi contro Goldfinger (1965), I due sanculotti (1966) o I due crociati (1968), si muovono spesso ai margini della Storia, ma, tra travestimenti, fughe e inganni, riescono sempre a cavarsela, finendo persino per essere utili – loro malgrado – alla causa.

L’illusione del Risorgimento: L’abbaglio e Il Gattopardo

L’Abbaglio mette dunque in scena gli ultimi, coloro che erano estranei al grande idealismo del Risorgimento. Si configura come l’altra faccia della medaglia di un’opera fondamentale, prima letteraria e poi cinematografica, come Il Gattopardo. Il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (i cui ultimi anni di vita furono raccontati dallo stesso Andò nel film Il manoscritto del Principe) e il film di Luchino Visconti si concentrano infatti sul cambiamento della società a seguito dell’unità d’Italia, in particolare sulla decadenza delle famiglie aristocratiche, visto attraverso gli occhi del nobile Fabrizio Corbera, principe di Salina.

L’Abbaglio di Roberto Andò e Il Gattopardo guardano al Risorgimento come a un’epopea gloriosa, ma ricca di ambiguità, dove il cambiamento storico porta con sé inevitabilmente un’illusione. Il primo lo fa con ironia e realismo, il secondo con malinconia e cinismo.

Dalla speranza al disincanto: la parabola di Vincenzo Orsini

Nell’opera di Andò il vero protagonista di questa illusione è proprio Vincenzo Orsini, la cui parabola è preannunciata nella scena iniziale quando nell’atto di recarsi a colloquio da Garibaldi, il regista palermitano lo inquadra simbolicamente di spalle mentre si addentra nel buio. Un altro momento significativo si ha quando, mentre studia la mappa del territorio siciliano, rovescia l’inchiostro su di essa, creando una grande macchia.

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Una macchia, dunque, simbolo di un’unità d’Italia spesso segnata da compromessi, violenze e opportunismi. Una macchia che rappresenta la nobiltà, i baroni, i mafiosi, troppo radicati nell’isola e disposti a tenersi i Borbone pur di non perdere i propri possedimenti e privilegi. Orsini, palermitano di nascita e napoletano di formazione, conosce bene questo aspetto e lo ripete spesso, forse in maniera troppo didascalica, nel corso del film.

Il finale, emblematico, si svolge quando, dopo vent’anni, Orsini ritrova Tricò e Spitale seduti a un tavolo da poker. L’ex ufficiale smaschera gli imbrogli dei due siciliani e li sconfigge vincendo tutti i loro soldi. In quel momento, riflette amaramente sull’illusione del Risorgimento: l’idea che l’unità avrebbe portato giustizia, progresso e libertà. Un abbaglio, appunto, per aver creduto in un’Italia migliore e in un cambiamento che, in realtà, non è mai arrivato davvero.

In conclusione

Con L’Abbaglio, Roberto Andò firma una commedia amara e intelligente che, sotto l’apparenza leggera, scava nelle pieghe della storia italiana e smonta il mito del Risorgimento come impresa nobile e condivisa.

Attraverso i personaggi interpretati da Ficarra e Picone, eredi moderni della maschera comica italiana, e la figura tragica di Vincenzo Orsini, Andò ci invita a riflettere su un passato che continua a pesare sul presente. Tra finzione e verità, tra risate e disincanto, il film ci ricorda che l’unità d’Italia fu anche frutto di inganni, compromessi e illusioni.

Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Il film L'abbaglio di Roberto Andò si distingue per uno sguardo critico e disincantato sul Risorgimento. Attraverso la figura dell’ufficiale idealista Orsini, il regista mette in luce le contraddizioni profonde tra l’entusiasmo patriottico e la realtà di un processo unitario segnato da compromessi, inganni e disillusioni
Giuseppe Caparrotta
Giuseppe Caparrotta
Amo il cinema in tutte le sue forme, ma ho una passione particolare per i grandi autori: da Bergman a Kubrick, da Orson Welles a Kurosawa. Mi affascinano le rivoluzioni stilistiche e narrative della Nouvelle Vague francese, del Nuovo Cinema Tedesco e della New Hollywood. La visione onirica di David Lynch e la nostalgia di Sergio Leone, però, restano per me punti di riferimento imprescindibili nel modo in cui vivo il cinema.

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