A oltre cinquant’anni dal suo debutto nelle sale, Lo Squalo (Jaws, 1975) viene ancora celebrato come uno dei più grandi capolavori della storia del cinema. Quando si pensa al thriller di Steven Spielberg, la mente corre subito a scene cult. Il monologo di Quint (Robert Shaw) sulla tragedia della USS Indianapolis, l’effetto dolly zoom sul capo della polizia Martin Brody (Roy Scheider) durante l’attacco al piccolo Kintner, o le note immortali di John Williams.
Eppure, in mezzo alla tensione e al terrore, c’è una scena intima che spesso passa in secondo piano, ma che registi come J.J. Abrams considerano la migliore del film. Una sequenza nata quasi per caso, frutto di un’improvvisazione sul set.
Lo Squalo: il tocco di Spielberg nel rendere reali i momenti in famiglia
Spielberg ha sempre avuto il dono innato di inserire nei suoi film piccoli momenti intimi che, pur non facendo avanzare la trama, definiscono l’umanità dei personaggi. Basti pensare alla spiegazione della Teoria del Caos in Jurassic Park o alla scena della classe in I predatori dell’arca perduta.
Ne Lo Squalo, l’esempio perfetto di questa poetica avviene dopo che la città ha catturato lo squalo sbagliato e Brody, distrutto dai sensi di colpa e schiaffeggiato pubblicamente dalla madre della prima giovane vittima, siede al tavolo della cucina a meditare sul proprio fallimento. Accanto a lui c’è il figlio più piccolo, Sean (Jay Mello), che in assoluto silenzio comincia a imitare pedissequamente ogni singola mossa, smorfia e respiro del padre. L’interazione si chiude con il bambino che dà un bacio sulla guancia a Brody dopo che quest’ultimo gli dice, semplicemente: “Perché ne ho bisogno“.
Un momento di rara dolcezza, che originariamente non era presente nella sceneggiatura.

Un’improvvisazione nata dietro le quinte
A rivelare il curioso retroscena de Lo Squalo è stato lo stesso Jay Mello in un’intervista rilasciata a People. L’ex attore bambino ha raccontato che la sua stessa scrittura nel film fu dovuta al vizio di imitare gli altri: mentre i suoi fratelli maggiori facevano il provino, lui imitava i gesti di Spielberg da dietro le quinte, spingendo il regista a scartare i fratelli e a prendere lui.
“Non era scritto sul copione – ha svelato Mello – Stavamo facendo una pausa da una scena all’aperto. Siamo entrati dentro e Roy Scheider ha iniziato a farmi delle smorfie, e io ho cominciato a imitarlo. Roy ha subito chiamato Steven Spielberg dicendogli: ‘Dobbiamo assolutamente inserire questa cosa nel film. Sarà qualcosa di grandioso'”.
