Steven Spielberg tornerà nei cinema italiani il 10 giugno (l’11 in quelle statunitensi) col suo nuovo film, Disclosure Day. Il regista torna dietro la macchina da presa dopo il suo ultimo lavoro, The Fabelmans, del 2022, che a suo tempo fu un successo di critica ottenendo sette candidature ai Premi Oscar 2023. Ma non solo: Disclosure Day segna il ritorno di Spielberg alla fantascienza con alieni, che mancava da La Guerra dei Mondi (senza contare la parentesi poco felice di Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo).
In attesa della trentacinquesima pellicola del regista di Cincinnati, consigliamo cinque suoi film da recuperare sulle varie piattaforme streaming. Da Netflix ad Amazon Prime, da HBO Max a Raiplay, tutti i servizi in streaming hanno in catalogo qualche opera del regista de Lo Squalo (qui la recensione). Una carriera costellata di capolavori, che parte da Duel fino ad arrivare alle grandi produzioni post duemila, dove si interfaccia con la Storia con la “S” maiuscola con pellicole come Lincoln, Il Ponte delle Spie, The Post e Munich.
E.T. l’extraterrestre – Amazon Prime Video
Era il 1982 e Spielberg, dopo clamorosi successi al botteghino, era sul tetto di Hollywood. La sua carriera vantava film come Lo Squalo, Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo e I Predatori dell’Arca Perduta. Tre film che, da soli, possono valere la carriera di interi registi, sia sotto il profilo critico che quello commerciale. E.T. l’extraterrestre (qui la recensione) è un ulteriore tassello di una carriera che sarebbe diventata leggendaria, anche e soprattutto grazie al protagonista alieno di questa pellicola, che col suo “E.T. telefono casa” ha impresso in maniera indelebile un solco sulla storia del cinema d’intrattenimento – e non solo.
Il film è un classico, che nasce dall’idea di Spielberg di raccontare, sotto forma di fiaba fantascientifica, parti della sua infanzia. Spesso il regista ha menzionato un suo amico immaginario con cui interagiva durante i difficili periodi del divorzio dei suoi genitori. E.T., a ben vedere, non è altro che un racconto delicato sul superamento di un momento traumatico per un bambino. Il protagonista si rivede in E.T. (le iniziali del suo nome, Elliott Taylor, non sono casuali); e la sua avventura è innanzitutto un viaggio interiore. In attesa di Disclosure Day, E.T. è il film, assieme a Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, da rivedere ad ogni costo.

Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta – Netflix
Originariamente intitolato solo I Predatori dell’Arca Perduta (qui la recensione), il primo capitolo della saga di Indiana Jones segna uno spartiacque nella storia del cinema d’avventura. Basato su un soggetto di George Lucas e Philip Kaufman, il film è diventato un instant cult, confermando la lungimiranza di due dei grandi maestri della New Hollywood (Spielberg e Lucas) in termini produttivi. Il volto di Indiana Jones è lo stesso di Han Solo: quell’Harrison Ford che forgerà irrimediabilmente l’immaginario collettivo a cavallo degli anni ’70 e ’80 partecipando alla saga avventurosa di Spielberg, a quella fantascientifica di Lucas, Guerre Stellari; e al capolavoro di Ridley Scott Blade Runner.
Il film segue la vicenda di un professore universitario di archeologia che è, in contemporanea, un cercatore di tesori il cui intento, però, è quello di donarli ai musei. Ambientato nel 1936, la sua missione sarà quella di evitare che i nazisti entrino in possesso della leggendaria Arca dell’Alleanza. La pellicola è innanzitutto un omaggio al grande cinema d’avventura con cui Spielberg e Lucas sono cresciuti; ma al di là della sua valenza squisitamente metacinematografica, il primo Indiana Jones è soprattutto un grande film d’intrattenimento, che ha generato ben quattro sequel, tre dei quali diretti da Spielberg stesso. Per chi volesse seguire le avventure di Indy, su Netflix sono presenti tutti i capitoli della saga fino al quarto.

The Post – Raiplay
The Post (qui la recensione) è una delle ultime pellicole di Spielberg, datata 2017 (in Italia arrivò nel 2018, pochi mesi prima del successivo Ready Player One). Si inserisce nel solco di un periodo estremamente maturo della sua carriera, dove nell’arco di pochi anni riflette in maniera cinica, ma non completamente disillusa, sulla varie facce del suo paese d’origine, gli Stati Uniti d’America. The Post è forse il punto d’arrivo (per ora) di una riflessione iniziata con l’ultima inquadratura di Salvate il Soldato Ryan (qui la recensione), dove la bandiera americana, pur invadendo lo schermo con un senso patriottico, perde completamente i suoi colori: è grigia.
Negli anni duemila Spielberg si fa portavoce di una riflessione intima e profonda sulle difficoltà che ogni potere dello Stato deve incontrare per fare, alla fine, la cosa giusta. In The Post il potere mostrato non è quello statale, ma è quello che dovrebbe controllarlo: la stampa, il quarto potere. Il dilemma raccontato, che vissero in prima persona i protagonisti del film – interpretati magistralmente da Tom Hanks e Meryl Streep – è quello della redazione del Washington Post, che deve decidere o meno se pubblicare quelli che passeranno alla storia come i Pentagon Papers. Documenti top secret che avrebbero mostrato al popolo americano le bugie che i governi raccontarono sulla Guerra del Vietnam.

West Side Story – Disney Plus
West Side Story (qui la recensione) è l’unico musical di Spielberg e il suo terzo remake, dopo Always e La Guerra dei Mondi (senza considerare Il Mondo Perduto, che è un sequel di Jurassic Park ma che riprende elementi dall’originale capolavoro omonimo del 1925). Il film fu un sonoro flop al botteghino: 76 milioni di incasso globale a fronte di 100 milioni di budget. L’idea di un musical di oltre due ore e mezza, remake omonimo del capolavoro del ’61 diretto da Robert Wise e Jerome Robbins; forse mal si sposava col periodo pandemico, che chiedeva forse pellicole diverse per far risorgere il cinema.
Non fu, però, un flop di critica. Ottenne sette nomination agli Oscar 2022 e Ariana DeBose si portò a casa la statuetta per la migliore interpretazione femminile non protagonista. Al di là dei riconoscimenti, però, il film è un meraviglioso omaggio all’originale; riuscendo ad aggiungere anche ulteriori tematiche rispetto a quelle già presenti nel film del ’61. La sua grandezza risiede proprio nel meraviglioso dialogo che instaura col suo predecessore, assumendone i tratti (il tema del razzismo, dell’inclusione e del ruolo della donna) ma distanziandosi anche nello stile. La regia di Spielberg vola, letteralmente, su e giù tra i palazzi e per le strade; a differenza dell’orizzontalità di Wise e Robbins.

The Fabelmans – HBO Max
L’ultima pellicola di Spielberg, in attesa della prossima, in uscita il 10 giugno. The Fabelmans (qui la recensione) è la vetta di Spielberg. Non perché sia il suo film più bello, ma perché è il film a cui è potuto arrivare solo dopo 33 pellicole. The Fabelmans è la storia di Spielberg stesso, che mette in scena la sua infanzia. Ma non è solo questo. È la messa in scena dell’infanzia di un regista attraverso i film che ha regalato, nei cinquanta anni precedenti, al mondo intero. È un film sul cinema, sulla famiglia, sulla vita, sulla favola (“Fable”-mans). La sua ultima pellicola è una vertigine metacinematografica che solo un grande artista come Spielberg poteva girare.
The Fabelmans è il racconto di un bambino, Sammy, che ha paura del cinema perché ha paura di sognare. Sammy, che è l’alter-ego di Steven Spielberg stesso, che permetterà al padre, alla madre, alle sorelle e a chiunque gli giri intorno, proprio di sognare grazie ai piccoli film amatoriali che comincerà a girare dopo essersi innamorato di quel dispositivo che gli incuteva tanto timore. È un film testamento senza essere la sua ultima pellicola (fortunatamente). Una summa teorica che poteva essere la chiusa perfetta di una carriera straordinaria, ma che però – coerentemente col film stesso – lascia aperta la porta a pellicole future. Un capolavoro.

