mercoledì, 21 Aprile, 2021
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Little Joe

Little Joe è un film della registra austrica Jessica Hausner, primo in lingua inglese, prodotto nel 2019, ma arrivato in Italia solo nel 2020 e ora disponibile sulle piattaforme di streaming. Il film è stato presentato alla 72° edizione del Festival di Cannes, in competizione per la Palma d’oro e dove vince il meritato premio come miglior attrice Emily Beecham.

Nel film, Beecham interpreta Alice Woodard, una ricercatrice botanica, che lavora all’interno del Laboratorio Planthouse, dove con grande devozione si dedica alla sperimentazione e cura delle piante, in quest’occasione create dalla stessa Woodard.

Little Joe

Hausner crea un film minuziosamente curato, sull’orlo dell’horror, dove il maligno risiede nelle venature della quotidianità. Alice è artefice e protagonista di situazioni ed elementi disturbanti. Totalmente concentrata sul proprio lavoro e i propri obiettivi, inizialmente non avverte nemmeno il pericolo, che è pronto a prendersi i propri spazi. I dubbi iniziano a crescere nel momento in cui, Bella (Kerry Fox), un’altra scienziata del laboratorio, in seguito alla perdita del proprio cane, inizia a far dubitare Alice del proprio operato. La difficoltà però, risiede nella reputazione di Bella all’interno dell’ambiente lavorativo, come la squilibrata, l’instabile, una persona a cui non fare molto affidamento. Proprio nelle parole di quest’ultima però, risiede il senso di tutto il film, in una battuta specifica, rivolta verso la protagonista: “Sei una buona madre, ma quale dei due figli sceglierai?”. Domanda che troverà le sue risposte nei risvolti finali della storia.

Little Joe

Alice crea da zero un fiore in laboratorio e lo chiama proprio “Little Joe” e le analogie con il figlio biologico della protagonista, sono molteplici, a partire dal nome, Joe. Questa pianta, ha dei poteri particolari, ovvero, se accudita in maniera esatta e se le si parla, sarà in grado di darci felicità e serenità. Vi è solo una fallacea nella progettazione dell’organismo, scelta presa coscientemente, ovvero che quest’ultimo non ha la possibilità di riprodursi. Sarà proprio questa la caratteristica a definire l’elemento nocivo, che affetta tra i primi proprio il collega di Alice, Chris (Ben Whishaw).

Little Joe

La narrazione riprende, su intenzionalità della regista, la trama di Frankenstein di Mary Shelley, la creazione di una vita, che si rivela essere un pericoloso mostro, ma con una consapevolezza differente. In Little Joe, gli effetti non sono mai espliciti, sono velati, difficili da comprendere per chi li vive in prima persona e per chi gli sta intorno. Tutto si riflette certamente sulle emozioni degli individui, sull’atteggiamento e l’umore, ma non come ci si aspettava e molti si perdono in questo limbo immateriale, difficile da affrontare e da dimostrare. Little Joe è una pianta progettata con obiettivi “anti-depressivi”, ma sfrutta il proprio potenziale per ottenere risultati completamente differenti. Little Joe, come afferma Hausner, è la storia di un Frankenstein al femminile.

Little Joe

L’apparato scientifico del film, emerge grazie soprattutto a un confronto diretto da parte della Hausner con degli scienziati, per poter comprendere maggiormente il complesso processo scientifico che sottostà alle sperimentazioni in laboratorio. L’idea per l’appunto di un virus che accresce dalla pianta, emerge da una conversazione con degli esperti, per questo la storia è surreale, ma non tutti gli elementi che l’accompagnano lo sono. Rispetto a questo genere di sperimentazioni, ovvero la modificazione genetica, la regista non prende effettivamente una posizione. Non riesce ad affermare se è pro oppure contro, poiché vi sono diversi elementi a sostegno delle due parti. Anche per quanto riguarda l’opinione dello spettatore di fronte al film, non vi è un giusto, tanto meno uno sbagliato, la scelta è libera, quindi basata sulle proprie opinioni personali ed etiche.

L’atmosfera creata dalla regista all’interno degli ambienti accompagna per tutta la durate del film gli stati d’animo e le emozioni dei personaggi, tutti interpretati magistralmente, dal momento che in diversi momenti del film ogni persona subisce un’evoluzione. Tutti gli attori cambiano i connotati del proprio personaggio, mutano. I colori e le composizioni visive sono fondamentali per Hausner, insieme ai movimenti degli attori, tanto da rendere ancora più complessa l’interpretazione. Il freddo distaccamento, spesso insensibile di Alice, si riflette sul circostante. Hausner porta a un livello di complessità maggiore la propria opera, avvicinandosi in un certo senso alle atmosfere inquietanti e sospese di Yorgos Lanthimos, fino a ricordare i personaggi soli e introspettivi dei quadri dell’artista americano Edward Hopper. Verso nuovi orizzonti, con una narratività visiva claustrofobica, ma maniacalmente curata nell’accostamento dei colori e nelle composizioni. Rilevante anche la scelta nella colonna sonora del compositore giapponese Teiji Ito.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni
Davide Pirovano
Mi piacciono le arti visive contemporanee e mi piace pensarle in un’ottica unificatrice. Non so mai scegliere, ma prediligo le immagini e storie di Gaspar Noé, David Fincher, Yorgos Lanthimos e Xavier Dolan.

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