Mostri, cacciatori e tinte noir si scontrano in Licantropus (Werewolf by Night), speciale televisivo Marvel del 2022 diretto da Michael Giacchino e prodotto dai Marvel Studios. Basato sull’omonimo personaggio dei fumetti Marvel Comics, si inserisce nella fase quattro dell’MCU, quella post-guerra dell’infinito che ha visto gli Avengers fronteggiare Thanos. La sceneggiatura è firmata da Peter Cameron e Heather Quinn per Disney+, con Kevin Feige, Louis D’Esposito e Victoria Alonso tra i produttori.
Si tratta del primo special presentation dei Marvel Studios, un esperimento che esplora il genere horror/soprannaturale, popolato da mostri, demoni, forze oscure e cacciatori umani devoti a estirpare il male dal mondo. Grazie all’introduzione del multiverso nel MCU, la storia si ambienta in un altro universo abitato unicamente da queste fazioni in lotta per la supremazia. Il tutto è reso con un affascinante bianco e nero che, oltre a omaggiare i film horror cult degli anni ’30 e ’40, sottolinea la distanza visiva e tematica rispetto alla Terra-616, protagonista delle principali vicende dell’MCU.
Gael García Bernal interpreta Jack Russell / Licantropus, affiancato da Laura Donnelly nel ruolo di Elsa Bloodstone.
Licantropus è un esperimento riuscito per i Marvel Studios: un film dal forte sapore nostalgico che saprà conquistare sia gli amanti dell’horror classico sia chi si avvicina per la prima volta al genere. La regia non mostra incertezze e, grazie anche all’espediente del bianco e nero, non edulcora il sangue e le uccisioni, che risultano potenti e ben rappresentate in scena.

Licantropus – Trama
Licantropus apre le porte al lato oscuro dell’universo Marvel, introducendo i mostri nel franchise. La storia si svolge su un’altra Terra, un universo diverso rispetto a quello degli Avengers, abitato da creature soprannaturali e dai cacciatori che, da secoli, si dedicano a sterminarle senza sosta. Tra tutti i clan di cacciatori, spicca la famiglia Bloodstone, il cui potere deriva da una reliquia unica e potentissima: la Bloodstone, capace di indebolire o risvegliare la vera natura di qualsiasi mostro entri in contatto con essa.
Nella notte in cui si svolge il film, un clan segreto di cacciatori si riunisce nell’inquietante maniero-tempio dei Bloodstone per commemorare la morte del loro leader, Ulysses Bloodstone, e scegliere chi ne erediterà il posto. Durante questo macabro e bizzarro rituale, i partecipanti, tra cui Jack Russell ed Elsa Bloodstone, figlia diseredata della famiglia, vengono coinvolti in un oscuro gioco mortale per conquistare la Bloodstone stessa.
La caccia li porterà a fronteggiare un temibile mostro che si erge dall’ombra con tutta la sua furia, trasformando quella notte in un incubo per chiunque osi sfidarlo.

Licantropus – Recensione
Il compositore Michael Giacchino, alla sua prima esperienza come regista, porta una ventata d’aria fresca nel mondo dei cinecomic adattando la run a fumetti di Werewolf by Night. Nonostante la durata ridotta, il film riesce a presentare in modo completo sia la storia che i personaggi, approfonditi gradualmente lungo la narrazione.
Le ambientazioni sono lugubri e curate, in particolare il maniero dei Bloodstone, ricco di dettagli scenici che richiamano l’horror classico, così come i costumi, coerenti con la personalità di chi li indossa. Il tono è serio e teso, interrotto solo da sporadici momenti di humor che alleggeriscono la narrazione. Le sequenze action sono ben coreografate e mostrano senza timore sangue, uccisioni e mutilazioni, elementi raramente presenti nei film Marvel.
Impressionante la scena di combattimento tra Licantropus e le guardie, dove la regia sporca lo schermo con schizzi di sangue, esaltando l’azione. Giacchino gioca molto con la macchina da presa, evitando di mostrare Licantropus in modo integrale per esaltarne la natura sfuggente, oppure utilizzando luci intermittenti che proiettano ombre e riflessi inquietanti, come nella scena della trasformazione vista dalla prospettiva di Elsa, che mostra il terrore sul suo volto senza far vedere pienamente ciò che accade, lasciando allo spettatore la libertà di immaginare.
Il film omaggia i cult horror degli anni ’30 e ’40, grazie al bianco e nero contrastato da accenni di rosso provenienti dalla Bloodstone, e alla scelta di realizzare Licantropus con trucco prostetico e pelliccia, evitando la CGI invasiva, in perfetta continuità con il cinema classico.
La colonna sonora di Giacchino crea un’atmosfera di terrore e inquietudine, omaggiando l’epoca con intelligenza, come nel finale in cui, dopo la notte di sangue, il film torna al colore sulle note di Somewhere Over the Rainbow da Il mago di Oz, portando un senso di pace e serenità.

La forza recitativa e la psicologia dei personaggi
Gli attori del cast offrono interpretazioni credibili e incisive, riuscendo a conferire spessore psicologico ai loro personaggi nonostante lo scarso minutaggio a disposizione. Gael García Bernal, nei panni di Jack Russell, restituisce con intensità le sfumature di un uomo tormentato dalla propria doppia natura di umano e licantropo. Trasmette insicurezze, timori e conflitti interiori anche attraverso piccoli gesti, come il grattarsi dietro l’orecchio in modo animalesco, rivelando istintivamente il suo lato più bestiale e vulnerabile.
Laura Donnelly interpreta Elsa Bloodstone, ultima erede legittima della famiglia, come un personaggio complesso e sfaccettato. Dietro la sua forza, determinazione e abilità nei combattimenti si cela un animo fragile, segnato da un passato difficile e da un rapporto conflittuale con la famiglia. La sua diffidenza iniziale lascia intravedere un cuore generoso e sensibile, rendendo Elsa un personaggio tridimensionale ed empatico.
Harriet Sansom Harris, nel ruolo di Verussa Bloodstone, matrigna di Elsa, esalta la freddezza e la crudeltà del suo personaggio, simbolo dell’ossessione cieca verso la missione di estirpare il male. Anche le brevi interpretazioni degli altri membri del cast risultano efficaci, arricchendo questo mondo popolato da figure eccentriche ma sempre funzionali al racconto.
Infine, la creatura Ted Sallis/Uomo Cosa emerge come figura affascinante e sorprendentemente umana nella sua mostruosità. Pur comparendo per pochi minuti, la CGI minimale e l’interpretazione vocale gli conferiscono un alone di mistero e dolcezza, ribaltando l’immaginario comune del mostro spaventoso e spietato. Ted mostra come non tutti i mostri siano cattivi come appaiono, invitando a guardare oltre l’aspetto esteriore per comprendere la vera natura delle cose.

Licantropus – Cast
Licantropus porta sullo schermo un cast ristretto ma di grande intensità, introducendo volti nuovi nel Marvel Cinematic Universe.
Gael García Bernal (Coco) debutta nei cinecomic Marvel interpretando Jack Russell/Licantropus, un uomo che partecipa alla sfida indetta dai Bloodstone fingendosi un cacciatore, con l’obiettivo segreto di salvare il suo amico Ted, prigioniero e pedina inconsapevole della sfida. Nel corso della storia, la sua vera natura di uomo-lupo verrà rivelata, scatenando caos e terrore.
Al suo fianco spicca Laura Donnelly nel ruolo di Elsa Bloodstone, la figlia ribelle e diseredata di Ulysses. Dopo vent’anni di lontananza dalla famiglia, Elsa torna al maniero decisa a reclamare l’eredità che le spetta, opponendosi all’ossessione familiare per la caccia ai mostri. Harriet Sansom Harris interpreta Verussa Bloodstone, vedova di Ulysses e matrigna di Elsa, nonché leader del gruppo segreto di cacciatori che organizza la sfida per assegnare l’eredità della famiglia e il possesso della potente reliquia Bloodstone.
Completano il cast Kirk Thatcher nei panni di Jovan, Eugenie Bondurant come Azarel, Leonardo Nam nel ruolo di Liorn, Al Hamacher come Billy Swan e Daniel J. Watts nei panni di Barasso. La creatura della palude Ted Sallis, noto anche come Uomo Cosa, prende vita grazie alla performance in costume di Carey Jones. Richard Dixon presta la voce a Ulysses Bloodstone, il patriarca della famiglia ormai ridotto a un macabro automa parlante, mentre Rick Wasserman apre lo speciale come voce narrante del prologo.

Conclusioni
Licantropus si rivela un esperimento coraggioso e riuscito per i Marvel Studios, capace di unire atmosfere horror old-school e narrazione moderna senza cadere in eccessi o edulcorazioni. Michael Giacchino, al suo debutto alla regia, confeziona un’opera che non punta all’eccesso ma si concentra sulla semplicità, sull’efficacia visiva e sulla costruzione di un mondo che intriga e affascina, grazie anche al bianco e nero che omaggia con rispetto i grandi cult degli anni ’30 e ’40.
Le ambientazioni grottesche, il sapiente uso della fotografia, la colonna sonora inquietante e suggestiva, unita a una CGI volutamente scarna, creano un prodotto che emerge con originalità nel panorama dei cinecomic. Inoltre, la scelta di mostrare sangue e combattimenti crudi conferisce al film un realismo cupo e disturbante, solitamente assente nelle comuni produzioni Marvel.
I personaggi, seppur introdotti in breve tempo, riescono ad avere una loro evoluzione psicologica, specialmente Jack Russell ed Elsa Bloodstone, che rappresentano due anime tormentate ma complementari. Tuttavia, la durata limitata lascia spazio solo a un assaggio del potenziale narrativo di questo universo, aprendo la porta a possibili sviluppi futuri.
Licantropus è dunque un ottimo special horror che dimostra come la Marvel possa esplorare generi e tonalità nuove senza snaturare la propria identità, riuscendo a intrattenere e, al contempo, omaggiare un’epoca cinematografica che ha segnato la storia del genere. Se sarà solo un buon esperimento isolato o l’inizio di un nuovo filone di mostri nell’MCU, lo dirà il tempo. Ma per ora, questo viaggio nell’oscurità si può considerare un piccolo successo.
