Le ali è un film sovietico del 1966, nonché primo lungometraggio della regista ucraina Larisa Shepitko. Il titolo con cui è stato diffuso a livello internazionale è Wings (in russo: Kryl’ya). La pellicola si basa su un soggetto di Valentin Yezhov e Natalya Ryazantseva.
Il film è fondamentalmente esistenzialista ed esplora le difficoltà di una donna che si ritrova a cambiare radicalmente vita, soffermandosi in modo particolare sulle emozioni e l’introspezione femminile.

Le ali – Trama
Nadezhda Petrovna (Maya Bulgakova) è stata un pilota di caccia e finita la guerra, è diventata insegnante. Le sue abitudini militari e le sue idee politiche hanno penetrato così a fondo l’esistenza della donna, che fatica ad adattarsi alla vita civile. Spesso fa ritorno al club di volo di cui faceva parte.
Dall’altra parte Nadezhda Petrovna intrattiene rapporti piuttosto complicati con quasi tutte le persone che la circondano. Non riesce a dialogare con sua figlia Tanya. Cerca di mettere un suo alunno sulla buona strada, ma arriva a farsi disprezzare da lui. Non si accontenta della mondanità.
Nel corso della pellicola appare evidente e straziante la difficoltà che la protagonista vive, cercando di abituarsi ad una vita civile. Il suo interesse e il suo amore verso il volo va oltre ogni cosa e rappresenta la sua via di fuga. La sfida più difficile di tutte è accettare l’atterraggio.

Le ali – Recensione
Larisa Shepitko, alle prime armi, immediatamente dopo la sua formazione accademica, si cimenta nella regia di un progetto esistenziale estremamente profondo. Non a caso questa pellicola è stata notata da personaggi del calibro di Paul Schrader (First Reformed), dichiarandola una delle uscite migliori di Criterion Collection.
In ogni inquadratura de Le ali vi è un racconto diverso. Il film sembra essere suddiviso in tanti piccoli episodi, che riguardano il rapporto di Nadezhda con le persone e con il mondo circostante. Le conversazioni tra i personaggi non sono descritte da un campo contro campo, piuttosto da campi medi. Quasi sempre verso la fine di ogni colloquio, la protagonista è inquadrata in primo piano. Sono questi tecnicismi che rivelano le difficoltà nell’ambientarsi.
La pellicola si articola anche in momenti onirici e dissociativi esperiti da Nadezhda: sogna e pensa costantemente di volare in alto. Per evocare i ricordi della protagonista sono state utilizzate delle vere riprese aeree da piccole alianti o aerei Yakolvlev Yak-9. Il First Moscow Aeroclub e il VP Chkalv Central Aeroclub hanno fornito il materiale impiegato dalla regista.
Il finale di Le ali suggerisce un rifiuto assoluto di adattamento. Il continuo rifugiarsi in un passato fiero, ricco di valori stalinisti, interventista si contrappone ad un presente cupo e asfissiante. Il confronto non regge in nessun modo ed è per questo che entra in gioco la negazione. Nadezhda sta vivendo un lutto emotivo, che non riesce a superare.

Perché stare in alto fa meno paura
Una delle scene di maggior rilievo della pellicola è senza dubbio quella dell’incontro tra una locandiera e la protagonista. Le due donne iniziano a parlare del più e del meno, di come le loro vite siano diverse dalla guerra. Sembrano entrambe dispiaciute e bevono birra insieme. Ad un certo punto iniziano a ballare e si fermano solo perché vengono squadrate dai passanti.
La scena riassume perfettamente questa condizione di stallo nel passato. Nadezhda e la locanda stanno vivendo la stessa difficoltà, entrambe non riescono ad accettare il presente. E’ tanto difficile accontentarsi di quello che si ha, quando si era abituati ad avere tutto.
La protagonista quando era in volo non doveva pensare a come cercare di risanare il rapporto con la figlia. Quando volava, non doveva preoccuparsi di educare le persone e cercare di metterle sulla strada giusta. Banalmente non doveva pensare a cosa cucinare la domenica e non doveva trovare un marito o un compagno che la amasse a tutti i costi. Lasciare il volo è un prezzo troppo alto da pagare e non ne vale la pena.
Tra le altre cose, Nadezhda, oltre ad essere una pilota, è anche indipendente. Non è legata a nessun uomo ed è una donna autorevole con una morale politica estremamente solida. E’ un personaggio all’avanguardia per il tempo e sfida le regole della società sessista e patriarcale in cui vive.

Conclusioni
Le ali è un film esistenziale che riflette una condizione importante: quella dei veterani, ma da un punto vista molto più intimo e femminile. Non è alla portata di tutti, è per un pubblico sensibile ed educato alla condizione politica della donna.
E’ una storia singolare, perché vede una donna degli anni Quaranta legata all’esperienza bellica e non esistono progetti cinematografici che trattano il tema in questo modo. Lo sguardo femminile, da un punto di vista di regia e di sceneggiatura, contribuisce a rendere veritiero ciò che viene raccontato.
Il film è disponibile in DVD, distribuito da Criterion Collection, dal 2008, insieme all’altro capolavoro di Shepitko, L’ascesa (1977).
