La terza stagione di Ginny&Georgia è ufficialmente approdata sulla piattaforma di Netflix il 5 giugno, e ha già dato molto di che parlare al suo pubblico. Ad affiancare il precedente (e confermato) cast, nuovi volti e personaggi di rilievo nella storia. Stiamo parlando di Ty Doran nel ruolo di Wolfe, e Noah Lamanna in quello di Tris.

Ginny&Georgia S3 – La Trama
Georgia Miller (Brianne Howey) si trova in carcere perché arrestata il giorno del suo matrimonio con il sindaco Paul Randolph (Scott Porter), con l’accusa di aver ucciso il marito dell’amica-nemica Cynthia Fuller (Sabrina Grdevich). A seguito di ciò inizia un lungo processo per verificare la sua innocenza o colpevolezza. Ciò porterà il rapporto tra Georgia e Paul verso il declino, non riuscendo lui a gestire il peso mediatico. Durante questo periodo, la vita dei figli Ginny (Antonia Gentry) e Austin (Diesel La Torraca) viene ribaltata e messa a dura prova nella loro quotidianità. Inoltre, i rispettivi padri Zion (Nathan Mitchell) e Gil (Aaron Ashmore) decidono di agire ed essere più presenti nella vita dei propri figli. Tale decisione porta però a un conseguente peggioramento della situazione.

La recensione
La terza stagione di Ginny&Georgia riscontra sia degli elementi positivi che negativi. La serie si compone di dieci episodi (così come le precedenti due) da circa 50 minuti l’uno. Le prime puntate hanno il retrogusto di quelle delle stagioni passate, portando il pubblico a temere di aver di fronte alla riproposizione del medesimo prodotto. Momenti di una madre iperprotettiva ma anche distruttiva, si alternano a scene caratterizzate dall’uso del rallenty per mostrare il giudizio degli altri che Ginny sente addosso a sé per le azioni della madre. Il tutto contornato da flashback, anche troppo presenti in questo caso, sui quali torneremo in un secondo momento.
Per fortuna però, dopo questo primo momento, la serie cambia lievemente piega e si concentra principalmente sullo svolgimento del processo di Georgia. La serie prende la piega del legal drama che, però, non affronta fino in fondo. È per lo più mostrata Georgia nella solitudine e nella noia della propria casa, dovendo rimanere confinata a causa della libertà vigilata. Per quello che concerne però i dettagli legali, questi rimangono superficiali e poco chiari.
Come detto in precedenza, sulle orme delle stagioni precedenti, anche la terza è tempestata dalla presenza dei flashback (dedicati, ora, anche a Maxine e Marcus). Questi però risultano essere davvero troppi nell’economia e nella sensatezza della trama. Sono superflui, nella quantità proposta. Inoltre appaiono visivamente e logicamente inadatti. Se nelle prime due serie la scelta ricaduta su Nikki Roumel come la versione adolescente di Georgia è stata certamente azzeccata, quella di mantenere tale interprete ma di cambiare quelli dei più piccoli Ginny e Austin un po’ meno. Chiaramente i flashback rappresentano una fase successiva rispetto al passato mostrato nelle altre stagioni. I due figli sono mostrati quindi più grandi, seppur non ancora nella versione attuale con Antonia e Diesel. Mentre la Georgia del passato è rimasta la stessa, immutata, e ciò risulta alquanto straniante e poco azzeccato.

Ginny&Georgia S3 e l’adolescenza
Se le vicende legate al mondo degli adulti sono raccontate, in particolar modo quelle inerenti agli atti legali, rasentando spesso l’assurdo, lo stesso non si può dire di quelle adolescenziali. O comunque meno. Le vicissitudini vissute dai personaggi di Ginny, Abby, Max, Austin e Marcus, sono esplorate con un occhio più attento e profondo, passando attraverso un ampio spettro. Ginny sta vivendo probabilmente uno dei momenti più difficili affrontati fino ad ora: scegliere se stare dalla parte della madre, consapevole della sua colpevolezza o cercare di liberarsi una volta per tutte, dando una seconda occasione al padre? Lo stesso a livello sentimentale. Marcus sta attraversando un periodo di forte crisi, caratterizzato da depressione e abuso di alcool (ciò, ovviamente all’insaputa di tutti, o quasi). Ciò lo porta ad allontanarsi da Ginny, che non riesce ad amare come vorrebbe, a causa della propria sofferenza.
Austin dalla sua si ritroverà a dover fare una scelta simile alla sorella: “noi contro il mondo”, come gli proporrà Ginny ad un certo punto, o iniziare una nuova vita con Gil?
Allo stesso modo Abigail continua a combattere contro il problema della bulimia, del quale però, è finalmente riuscita a parlare a Ginny e Norah. Inoltre, essendosi finalmente staccata dalla relazione tossica con Press (Damian Romeo), ha iniziato a scoprire la propria sessualità, dandosi la possibilità di ascoltarsi, e capendo di essere attratta da Tris (Noah Lamanna).
E infine c’è Max, alla quale, come detto, sono dedicati alcuni flashback che raccontano quanto, ciò che mostra di essere, sia in realtà una corazza che si è dovuta costruire fin da piccola per sopperire al già allora presente fantasma della depressione nel fratello.
Il problema è che i suddetti affondi nell’emotività e nella psiche di questi personaggi viene purtroppo proposta in maniera agglomerata e cumulativa solo verso le ultime puntate. Non conferisce loro, quindi, abbastanza spazio. Questo però lascia anche presupporre (soprattutto per alcuni risvolti finali), che ci si debba aspettare l’arrivo di una quarta stagione.
