mercoledì, 21 Aprile, 2021
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L’amico del cuore – la recensione del film con Dakota Johnson e Casey Affleck su Prime Video

Procedere lungo la linea del tempo inseguendo i ricordi, resistendo in piedi ai contraccolpi della memoria. Ci sono eventi ai quali non si sopravvive intatti, ai quali non possiamo impedire di spezzare ogni cosa. “L’amico del cuore” corre lungo i confini del tempo, mentre una macchina da scrivere imprime sui tasti l’inesorabilità dell’accaduto. Non è la morte eroica incontrata sui campi di battaglia ad andare in scena, nel deforme teatro della vita sale sul palco la mostruosa fine comunemente ricorrente. Quella che davvero fa paura, che trattiene il dolore intrappolato in gola. Un corpo che crolla su se stesso in balia della malattia. Che abbandona, annientato, i sogni e la vita.

“L’amico del cuore” è ispirato ad un articolo scritto nel 2015 da Matthew Teague (“The Friend: Love Is Not a Big Enough Word”), giornalista freelance con un passato da corrispondente estero. Afghanistan, Sri Lanka, Cina e Irlanda. Paesi attraversati per raccontare storie e liberare la verità dalle catene, mentre nella piccola città di Fairhope, in Alabama, la moglie Nicole cresceva le loro due figlie. Quando nel 2012 le viene diagnosticato il cancro, Matthew deve smettere di pedinare le cronache del mondo, per combattere a fianco della moglie quell’ultima battaglia che spietata li avrebbe inevitabilmente sconfitti. Prova a preservare le figlie dallo smarrimento, tenta di congelare la rabbia in fondo al cuore, si impegna a non crollare. E mentre manca ragionevolmente ogni prova di resistenza scrive di quella sua ordinaria storia di separazione dalla vita.  

Il film diretto da Gabriela Cowperthwaite, cineasta americana nominata ai BAFTA nel 2014 per il suo documentario “Blackfish”, ha percorso una strada tortuosa per raggiungere il grande pubblico. Presentato al Toronto International Film Festival nel 2019, il film è approdato in diversi festival mondiali prima di ottenere l’agognata distribuzione in territorio statunitense. In Italia è Amazon Prime Video ad offrirci la verità cinematografica di questo spaventoso dramma comune, aggiungendo il titolo al suo catalogo streaming dal 18 marzo 2021.

L’articolo di Matthew Teague, pubblicato su Esquire Magazine, ha vinto il National Magazine Award. Il giornalista avrebbe dovuto concentrare ogni sforzo narrativo nel trascrivere la sofferenza di una madre che sa di dover lasciare il suo amore per le figlie in sospeso. Avrebbe dovuto essere lo sfogo di un padre che non sa dove altro gettare il suo sconforto davanti all’impossibilità di preservare la famiglia dal vuoto. Avrebbe dovuto raccontare di Nicole, della malattia devastatrice, del suo futuro infranto. Questo pensava mentre scriveva il marito Matthew. Eppure da quelle parole scalfite sulla tastiera emerge un altro grande protagonista.

Non la malattia, il dolore, o la scomparsa. Ma l’amico. Quell’affezionato compagno di vita che non li ha mai lasciati soli. Nemmeno di fronte alla morte. Quel Dane, che non appena conosciuta la diagnosi, ha dato tempo, prestato lacrime, offerto sorrisi, per aiutare la famiglia dell’amico in difficoltà. È così che Matthew Teague si è ritrovato per le mani un personalissimo resoconto di sofferenza, ma anche di prossimità umana.  

L’amico del cuore

Nicole (Dakota Johnson) aveva solo trentaquattro anni. Avevano due bambine. Il cancro era ovunque. Come se un pennello governato da un folle avesse inzuppato d’inchiostro scuro ogni speranza di futuro. Una relazione forte tanto da sopravvivere ai tanti troppi chilometri che Matthew (Casey Affleck) costantemente imponeva tra loro, a causa di quel lavoro così amato. Un rapporto vero tanto da non ottenebrarsi all’ombra di un tradimento. E infine una malattia troppo crudele e tenace, tanto da porre fine a quell’intensa storia d’amore e famiglia.

In questo piccolo inferno quotidiano, un amico inesauribile. Dane (Jason Segel) è il vecchio amico del college. Quello che dormiva sul loro divano. Quello allergico alle relazioni durature, perché troppo ingenuo. Sempre innamorato della donna non disponibile. Immensamente distante dal saper rispondere alle aspettative sociali che lo avrebbero voluto fidanzato, con un’occupazione stabile, meno immaturo, più serio e cinico. Eppure saranno tutti gli altri ad andarsene dinnanzi all’avanzare inesorabile della malattia. Saranno i professionisti determinati, i realizzati di successo, a lasciare Matthew e Nicole a combattere la guerra già persa da soli. Nessuno in fondo vuole restare accanto a qualcuno che inizia a morire.

Dane, arrivato per aiutare per un paio di settimane, non se n’è più andato. Lo vediamo in ospedale a sostenere Matthew durante i duri colpi inferti dai responsi dei medici, e distrarre le bambine dalla tristezza per l’imminente scomparsa. E ancora cuoco improvvisato e casalingo arrangiato per sollevare la famiglia dalle incombe domestiche. Dane aiuta Matthew a prendersi cura di Nicole attraverso anni di orrori: chemioterapia inefficace, perdita di capelli, di peso, d’energia, svilimento del corpo e mania della mente. Episodi in cui Nicole, stanca, astiosa e annebbiata non assomiglia più alla persona che entrambi amavano.

La morte non ha nulla a che vedere con la separazione romantica, né con la dolce nostalgia del ricordo. La morte è un’immensa vastità oscura che ingloba ogni cosa, e fa tremare di paura. Matthew Teague dirà che l’amico Dane ha affrontato la morte per amor suo. Scriverà che l’amore non è una parola sufficientemente grande per esprimere ciò che l’amico ha saputo donargli in quel duro periodo.

L’amico del cuore

Un’amicizia intensa, profonda, così tangibile da apparire quasi incredibile. Un dono offerto da un uomo, a sua volta fragile e incompleto, così inestimabile da aver impedito ad un altro uomo di crollare sotto il peso della morte.

“L’amico del cuore” è un film intriso di verità e sentimento. Un racconto che sceglie di non optare per un singolo punto su cui poggiare l’intera narrazione, ma di costruire un dramma da camera in cui ogni dolore ha egual dignità e rappresentazione.

Dane si dimostrerà ben più importante per questa famiglia di quanto lui stesso credesse. Un autentico mastice di rinforzo, che fin da prima della terribile diagnosi, collaborava a tenerli uniti, con sorrisi strappati e consigli talvolta non richiesti. Ma nemmeno lui si sottrae alle imprecisioni di un’umanità tanto imperfetta quanto reale. Personaggio altruistico e amorevole, ma con una certa riluttanza a diventare adulto, instaurerà con le figlie di Nicole un rapporto buffo e fraterno, tanto da risultare a loro più affine del taciturno padre Matthew.

Dane e Matthew appaiono come uomini dal carattere opposto, tanto simili nell’abnegazione dimostrata a Nicole durante il periodo della malattia, tanto diversi nell’approccio alla realtà. Matthew è pratico, cupo, con i piedi ancorati al terreno. Piange in silenzio e racconta la raggelante verità sul cancro alle proprie figlie ma è perdutamente maldestro nel rincuorarle. Dane al contrario è fantasioso, buffo, sentimentale. Si sforza di non cedere mai il passo allo sconforto, pur sapendo che davanti alla parola fine sarà il primo a non aver più nulla per cui lottare. È la loro complementarietà a rendere verosimile la vicenda narrata. È attraverso i loro sguardi e la loro affinità tra opposti che leggiamo chiaramente fra le righe di un’amicizia che ha saputo sorreggersi anche davanti alla ferocia della malattia.

“L’amico del cuore” mostra come Dane trovi rifugio nell’aiutare la famiglia Teague, come se così facendo riuscisse a trovar sollievo da un opprimente senso di inadeguatezza. Il rapporto tra questi personaggi è necessario per tutti e tre in diversa misura. Ciò rende questa amicizia naturale e credibile, liberandola dal rischio di poter esser percepita come un comodo esercizio di buoni sentimenti.

L’amico del cuore

Jason Segel veste in maniera del tutto credibile i panni dell’amico Dane, incaricandosi di alleviare qualsiasi situazione con un’innata propensione all’ironia. Dane sembrerebbe quasi una versione più matura, sebbene non del tutto, di Marshall Eriksen, l’ingenuo e gentile protagonista della nota serie “How I Met Your Mother”.

Casey Affleck è come ci si aspettava magnifico in ruoli in cui la sofferenza è ingoiata nel silenzio. Il suo pianto soffocato in “Manchester by the Sea” resta una delle scene più dense di sentimento del cinema recente. I silenzi di Casey Affleck sono più vigorosi di ogni strepito di dolore.

A Dakota Johnson (“The Social Network”, “Cinquanta sfumature di grigio”, “Suspiria”) spetta probabilmente il compito più complesso. Al suo personaggio, imprigionato dalla malattia, è concesso un minor approfondimento. Nei momenti in cui la giovane Nicole si ribella alla costrizione del ruolo di malata terminale, rincorrendo frettolosamente l’esaurirsi dei suoi desideri, la Johnson regala al suo personaggio vitalità e determinazione. Nella fase avanzata della malattia i suoi sforzi sembrano diminuire. Forse a causa del fatto che la malattia stessa ne “L’amico del cuore” sia mostrata in maniera edulcorata, e solo nel finale consenta di intravedere una vena più realistica. Il lavoro visivo di trucco sull’attrice avrebbe potuto dimostrarsi più attento e capace di mostrare più dettagli dello sgretolamento che la malattia porta con sé.

“L’amico del cuore” insegue una commozione estrema raccontando un avvenimento intimo e doloroso, con la ferma intenzione di non cadere mai nell’abuso del conveniente sentimentalismo che promuove la lacrima facile.

Il proposito è nobile e apprezzabile. Per quanto la vicenda presti di per sé il fianco alla commozione, la regia sceglie di intervallare le molte scene girate in interni domestici, e in stanze ospedaliere addobbate da disegni goffi di bambino realizzati dalle figlie di Nicole, a riprese aeree sulla città in cui il dramma si svolge. Quasi a voler suggerire che di dolori imperscrutabili in quelle numerose case ce ne devono essere tanti, a sottolineare che basterebbe zoomare su di un tetto a caso, scoperchiarlo e sbirciare un poco all’interno, per scoprire a quante altre assenze e sconfitte si prova a resistere ogni giorno.

La resa cinematografica perde inevitabilmente la prossimità del racconto confessato quasi in un sussurro che l’articolo genera nel lettore. Eppure la trasposizione filmica riesce a mantenersi in equilibrio tra l’intento di narrare il tutto con enorme rispetto senza estorcere coinvolgimento emotivo allo spettatore e il desiderio di descrivere la tragica ferocia di un male invincibile sopraggiunto troppo presto.  

“Ci sono cose di cui posso scrivere su un giornale, e le persone possono assorbirle e considerarle sincere”, ha detto Teague, in una recente intervista al New York Times. “Tuttavia, se le mostrassimo sullo schermo la gente vomiterebbe i popcorn e correrebbe fuori dal cinema”.

“L’amico del cuore” risparmia al pubblico i dettagli crudi, ma la devastazione è costantemente palpabile. Lo spettatore comprende a pieno il dolore che i personaggi attraversano, ma rischia di rimanerne escluso a causa di una superficialità di scrittura. I dialoghi sono fastidiosamente mitigati, quasi si volesse conciliare la scelta di regia distaccata e rispettosa a conversazioni addolcite. Ma se la visione d’insieme, sostenuta da un montaggio non lineare interessante, con i suoi continui flashback e flashforward e conseguenti opportuni variazioni sulla fotografia, risulta un giusto approccio ad una storia così personale, la sceneggiatura non funziona allo stesso modo.

I dialoghi attenti a non tradire la disperazione profondissima in cui versano i protagonisti rendono i personaggi pianeti destinati a viaggiare ognuno nella propria orbita, senza mai incontrarsi o scontrarsi davvero. La sceneggiatura di Brad Ingelsby non sostiene a pieno il racconto, adagiandosi sulla sofferenza evocata dalla evento tragico in sé, lasciando fare alla malattia tutto lo sporco lavoro.

“L’amico del cuore”, nonostante i citati difetti di scrittura, riesce molto bene nel raccontare una storia vera. Una storia che si appropria di molti teatri personali e da sola allestisce spettacoli a cui avranno il coraggio di assistere fino alla comparsa del sipario solo pochi spettatori. In fondo la vita di ognuno di noi è attraversata da molte comparse, ma abitata da un gruppo esiguo di interpreti principali.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

"L'amico del cuore" è il racconto di un dramma vero che nella sua trasposizione cinematografica conserva credibilità e purezza. La regia mediante un montaggio non lineare riesce a non banalizzare l'evento tragico che investe la famiglia protagonista e descrivere la ferocia della malattia con pudore e rispetto. Nella sceneggiatura incontriamo invece il difetto che rallenta la piena riuscita del film. I dialoghi risultano poco incisivi, e non riescono a pieno a coinvolgere lo spettatore. Buone le interpretazioni dei protagonisti, in particolare quella di Casey Affleck e Jason Segel.
Silvia Strada
Ama alla follia il cinema coreano: occhi a mandorla e inquadrature perfette, ma anche violenza, carne, sangue, martelli, e polipi mangiati vivi. Ma non è cattiva. Anzi, è sorprendentemente sentimentale, attenta alle dinamiche psicologiche di film noiosissimi, e capace di innamorarsi di un vecchio Tarkovskij d’annata. Ha studiato criminologia, e viene dalla Romagna: terra di registi visionari e sanguigni poeti. Ama la sregolatezza e le caotiche emozioni in cui la fa precipitare, ogni domenica, la sua Inter.

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