HomeRecensioni FilmLa spia - A Most Wanted Man, la recensione

La spia – A Most Wanted Man, la recensione

-

La spia – A Most Wanted Man” è un thriller uscito nel 2014 e diretto da Anton Corbijn. Tratto da un romanzo dello scrittore britannico John le Carré, è stato presentato al Sundance Film Festival, celebre festival indipendente tenutosi negli Stati Uniti. L’attore Philip Seymour Hoffman condivide lo schermo con Rachel McAdams e Willem Dafoe, nel suo ultimo ruolo da protagonista prima di morire per un overdose di droga.

La spia - A Most Wanted Man

La spia – A Most Wanted Man, trama

Un immigrato di origini russe e cecene arriva clandestinamente in Germania e attira da subito l’attenzione dei servizi segreti anti-terrorismo tedeschi, capitanati dall’agente Bachmann. Allo stesso tempo anche la CIA americana sembra incuriosita dai suoi spostamenti ad Amburgo. Dopo varie ipotesi relative a questioni di sicurezza, viene scoperto un misterioso rapporto che legherebbe la figura di un banchiere tedesco a quella del giovane immigrato. Per Bachmann il caso si complica e la vicenda si fa sempre più pressante e pericolosa, mettendo a serio rischio sia la sua posizione lavorativa che la sicurezza di un’intera nazione.

La spia - A Most Wanted Man

La spia – A Most Wanted Man, la recensione

Anton Corbijn è un autore eccezionale e un’ottimo mestierante. La sua carriera si sposa molto con l’arte della musica ed infatti nasce come fotografo di band alternative e regista di diversi videoclip musicali. I musicisti per cui collabora sono nomi grossi quali Depeche Mode, U2, R.E.M… per poi approdare al cinema nel 2007 con “Control” sulla vita del leader Ian Curtis dei Joy Division.

Il suo talento è venuto fuori sin da subito, anche in un campo che non sembrava appartenergli ed invece ciò ha contribuito a far sì, di poter continuare a cimentarsi con i successivi lavori in ambito cinematografico. Rimane comunque un autore abbastanza indipendente, nonostante con questo film si sia verificato l’interesse, di abbracciare una fetta di pubblico più ampia ed eterogenea.

La spia - A Most Wanted Man

Il film in questione è infatti molto curato, in tutti i suoi aspetti. Dal punto di vista tecnico è perfetto e ogni parte si trova al suo corrispettivo posto. Merito di ciò, una sceneggiatura particolarmente dettagliata e intricata. Un’opera di spionaggio internazionale ben costruita e progettata nei minimi dettagli, affinché ogni tassello si incastri nell’intreccio della storia.

Gli attori sono tutti molto preparati e contribuiscono a creare un racconto dal buon ritmo narrativo e con una tensione tipica dei grandi film di spionaggio. Il prodotto finale è perciò ben confezionato, esattamente come ci si aspetterebbe da un videoclip musicale in cui ogni inquadratura è studiata e ricercata per sorprendere.

Il percorso artistico dell’autore è da tenere assolutamente in considerazione per procedere a un’analisi e a una riflessione della suddetta pellicola. Si evince un quadro visivo dell’opera, a livello generale e dal punto di vista fotografico, altamente ordinato e scrupoloso.

Siamo di fronte a un tipo di elaborazione d’immagine che è possibile riscontrare in ambiti prettamente pubblicitari, d’altronde il regista proviene da un passato audiovisivo musicale, una divisione del mondo dei mass media, che ha molto in comune con il lato della pubblicità. Entrambi i settori condividono infatti modelli di progettazione e forma molto simili e conformi.

La spia - A Most Wanted Man

Un cinema filo europeista

Il film si caratterizza inoltre per un approccio spionistico in salsa più europea e si distacca prettamente dal tipo di indagini segrete, tipiche del genere americano. Lo spettatore assiste a uno spettacolo, verrebbe da dire, meno macchiettistico. Ogni contesto è ben dosato e mai banalmente portato all’estremo per il mero intrattenimento. Ogni scelta effettuata stimola un pensiero a riguardo. Quello che viene prediletto è la descrizione di un mondo altamente complesso e sfaccettato, di cui si sa ben poco. Il focus non ricade quindi sulle gesta eroiche dei personaggi ma sul contesto più ampio. Tutti sono sconfitti in questo film, non esistono vincitori. Questa è la caratteristica più grossa che lo separa dal cinema americano e che lo inserisce nel filone tipico della corrente cinematografica europea.

Si percepisce l’obiettivo di interagire con un pubblico più grosso, e semmai di portare in sala più categorie di fasce di popolazione. Il motivo più grande sta nella sua costruzione, ma non per questo il lavoro si abbassa a dei livelli prevedibili o scontati, anzi sembra mantenere una giusta freschezza di fondo, grazie a dei personaggi ben costruiti e a delle vicende estremamente più realistiche.

Le situazioni si articolano e si fanno più aggrovigliolate, ma non per confondere o per una mancanza di struttura narrativa, bensì per colpire e stupire in maniera intelligente lo spettatore, così che abbia la possibilità di chiudere un cerchio narrativo e assemblare tutti i tasselli mancanti verso il finale della storia.

Un cinema modernamente contemporaneo

Un’opera estremamente attuale, che riflette su argomenti delicati di carattere geopolitico. Il periodo di uscita, il 2014, è significativo essenzialmente per un aspetto. Siamo a poco meno di un anno prima, dalla serie di attentati terroristici avvenuti a Parigi e che successivamente hanno generato una nuova ondata di terrore in Europa.

Da quel momento in poi la situazione geopolitica, cambia realmente e si modella sulla base della nuova forma adottata dal nostro continente. Questo film ha contribuito a fortificare, dopo questi spiacevoli episodi, l’idea su cosa potesse significare realizzare un certo tipo di cinema contemporaneo, al tempo di oggi.

Un cinema che guarda al presente e che sviscera tematiche cruciali per la civiltà occidentale. Il rapporto che lega terrorismo, immigrazione, finanza ed economia viene abilmente trattato, nel lavoro più ambizioso della carriera di Corbijn e che sembra premonitore di quello che accadrà.

Per poter approcciare al genere era però necessario avvalersi di un protagonista credibile per la parte. La scelta migliore non poteva che ricadere su uno dei migliori interpreti che il cinema americano potesse partorire. Philip Seymour Hoffman è stato magistrale, capace di donare consistenza e rilevanza a un personaggio ambiguo e dalla duplice personalità.

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Un grande film di spionaggio di buona qualità, grazie alle interpretazioni e a una sceneggiatura intrigante che incolla lo spettatore allo schermo. Un buon affresco sulla geopolitica internazionale, adatto a chiunque interessino i film del genere.
Giovanni Veverga
Giovanni Veverga
Amo gli autori che vogliono e sanno come raccontare una storia in grado di affascinare lo spettatore.

ULTIMI ARTICOLI

Un grande film di spionaggio di buona qualità, grazie alle interpretazioni e a una sceneggiatura intrigante che incolla lo spettatore allo schermo. Un buon affresco sulla geopolitica internazionale, adatto a chiunque interessino i film del genere.La spia - A Most Wanted Man, la recensione