La ruota delle meraviglie è un film del 2017, scritto e diretto da Woody Allen.
Un dramma dalle tinte teatrali che intreccia sogni infranti, desideri irrealizzati e la malinconia di un’epoca ormai perduta. Tra luci vintage e dialoghi taglienti, il film si muove come una giostra emotiva sospesa tra realtà e illusione. Il film dipinge una storia intensa di tradimenti e risvegli interiori, ambientata nella suggestiva e colorata Coney Island degli anni ’50, che fa da cornice a un intreccio di desideri, rimpianti e passioni.

La ruota delle meraviglie – La trama
Ginny (Kate Winslet) ex attrice ora moglie insoddisfatta di Humpty (Jim Belushi) un uomo semplice che lavora al Luna Park di Coney Island, vive un’esistenza segnata dalla frustrazione e dalla routine. Con sé porta un figlio di dieci anni, incline ad atti piromani, che aggiunge ulteriore tensione alla già fragile vita familiare. L’incontro con Mickey (Justin Timberlake) un giovane bagnino affascinato dal teatro e dalla letteratura, accende in Ginny nuove speranze e desideri sopiti. Ma l’equilibrio si rompe con l’arrivo di Carolina (Juno Temple) la giovane figlia di Humpty, in fuga dal marito mafioso e in cerca di protezione. La sua presenza, luminosa e carismatica, finisce per attirare anche l’attenzione di Mickey, risvegliando in Ginny gelosie e paure che porteranno la situazione verso un inesorabile precipizio emotivo.

La ruota delle meraviglie – La recensione
Allen (regista di Stardust Memories, Cafè Society o Io & Annie) riesce a raccontare la sua personale visione della vita anche attraverso un film come La ruota delle meraviglie (Wonder Wheel).
Woody Allen qui, gioca in casa, ambientando l’opera nel luogo in cui nutre i suoi ricordi adolescenziali nei lontani anni Cinquanta. Con il mare che fa da sfondo, il film intreccia amore, felicità e infelicità, tradimenti e colpe; tutto ciò che è presente nelle nostre vite. Allo stesso modo, al centro di Coney Island gira la ruota delle meraviglie, che si fa carico di una metafora sulla vita.
Ne La ruota delle meraviglie, Woody Allen intreccia alcuni dei suoi temi ricorrenti con una forza tragica e teatrale: il rimpianto, la frustrazione esistenziale, l’illusione dell’amore come via di fuga e il peso inesorabile del destino. Al centro della narrazione, la famiglia disfunzionale e l’identità femminile lacerata trovano spazio in un melodramma. Ginny incarna la donna prigioniera delle proprie scelte, divisa tra il desiderio di un riscatto romantico e l’inevitabilità del fallimento. Il tema del tempo – che torna come ruota, appunto – scandisce ciclicamente le vite dei personaggi, tra ambizioni infrante, sogni non realizzati e tentativi di reinvenzione che si scontrano con una realtà cruda. In sottofondo, la nostalgia degli anni ’50 e l’ambientazione artificiosa di Coney Island amplificano il contrasto tra apparenza e verità, tra luci colorate e drammi interiori.

Luci e colori di Vittorio Storaro
Coney Island degli anni Cinquanta viene rappresentata in maniera egregia da Vittorio Storaro, alla quale dona dei toni brillanti, ispirandosi ai dipinti di Norman Rockwell e dal fotografo Reginald Marsh.
La coppia Storaro-Allen collabora per costruire con cura e precisione l’atmosfera dell’epoca. Le luci si accendono e si spengono sui volti dei personaggi, allontano lo spettatore dal reale fino a condurlo in una dimensione in cui domina la finzione.
La prima parte del film si svolge in uno spazio chiuso. Qui i protagonisti sono immersi nelle luci blu e rosse proiettate dalla ruota del luna park, che si riflettono sui loro volti creando un’atmosfera suggestiva e carica di significato.
Il lavoro di Storaro consiste in un gioco tra luce e colori, intrecciarli in modo tale da riversare nel film un aspetto teatrale e irreale. Storaro usa luci e colori in modo simbolico per riflettere i caratteri e le emozioni dei protagonisti, che evolvono con la storia. Alla protagonista Ginny, ad esempio, assegna tonalità calde come il rosso e l’arancione, espressione di una bellezza segnata dalla nostalgia per un passato idealizzato.
Quando Ginny recita un importante monologo sul suo passato. Il direttore della fotografia fa cambiare radicalmente la luce intorno ai suoi capelli mentre parla. Ci sono momenti qui in cui egli si abbandona a ciò che potrebbe essere descritto come una fotografia eccessiva. La bellezza delle immagini a volte sembra che sia lì per se stessa piuttosto che per il bene della narrazione.
Un lavoro diverso è stato fatto sulla giovane Carolina. Infatti, la sua bellezza è portatrice di bagliori di luce azzurri, che mettono in risalto tutta la sua purezza e innocenza.
Storaro ravviva l’atmosfera del film con scene d’amore notturne dai toni blu. I gialli brillanti del lungomare di Coney e le tonalità rossastre che scorrono in una camera da letto dopo il tramonto.

Conclusioni
In conclusione La ruota delle meraviglie è un film che riesce a non cadere nel banale, in cui sono centrali sentimenti. Ad esempio, la gelosia, uno stato d’animo ansioso e angosciante e disperazione. Ma ovviamente non manca il sano humor a cui Allen ci ha sempre abituato nei suoi film.
