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L’uomo sulla strada, recensione

Disponibile su Prime Video l'esordio thriller di Gianluca Mangiasciutti con Aurora Giovinazzo come protagonista. Un thriller che poteva fare molto di più, vediamo perché.

Tra i titoli disponibili su Prime Video ad aprile 2023 c’è anche il thriller italiano L’uomo sulla strada. Esordio alla regia di Gianluca Mangiasciutti, ha avuto la sua anteprima ad Alice nella città, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma. Il film è stato poi distribuito nelle sale a partire dal 7 dicembre. Mangiasciutti, prima di questo lungometraggio, era già regista e sceneggiatore di cortometraggi di successo, tra cui Dove l’acqua con altra acqua si confonde, candidato ai David di Donatello. I suoi successivi corti hanno ricevuto nomination anche ai Nastri d’Argento. Anche il soggetto de L’uomo sulla strada è vincente, poiché nel 2010 si è aggiudicato il Premio Solinas. La sceneggiatura è di Serena Cervoni e Mariano Di Nardo. A prescindere dal premio e dal suo autore pluripremiato, non stiamo certo parlando del film del secolo, tuttavia L’uomo sulla strada è un buon prodotto dell’industria italiana. Una bella storia, buon ritmo e tensione, due protagonisti eccellenti. Proprio a causa della loro bravura, il film a un certo punto sembra poggiare solo su di loro, dimenticandosi che prima aveva presentato altri personaggi che avrebbero meritato più considerazione.

L’uomo sulla strada, la trama

Irene (Aurora Giovinazzo) è una ragazza di diciotto anni piena di rabbia repressa, ribelle, che sembra avercela col mondo intero. E’ una nuotatrice, ma il suo caratteraccio l’ha fatta squalificare. Tuttavia Irene è così per un motivo. Quando aveva solo otto anni ha visto morire il padre, ucciso da un pirata della strada fuggito via e che non ha mai pagato per il reato commesso. Questo è un trauma che l’ha portata a crescere con la consapevolezza di essere l’unica a voler vedere finire in galera quell’uomo di cui non ricorda bene i lineamenti. La madre si è rifatta una vita e lei, non sopportandolo, decide di lasciare la scuola e andare a lavorare in fabbrica. Qui conosce Michele (Lorenzo Richelmy), il suo capo, che scoprirà essere il ragazzo che ha ucciso suo padre e che lei sta cercando da tanto tempo. Non lo sa ancora, ma la resa dei conti con il suo passato è vicina.

L'uomo sulla strada

Scherzi del destino

Il film L’uomo sulla strada fa ruotare la sua trama attorno a quelli che comunemente vengono definiti “scherzi del destino”. Irene è cresciuta arrabbiata col mondo intero che l’ha privata in tenera età di suo padre, figura a cui probabilmente era molto legata. Ciò può essere deducibile proprio dai minuti prima del tragico evento, ovvero quando vediamo padre e figlia tra i boschi in cerca di funghi. Dopo la sua scomparsa, lei ha sempre avuto bisogno di sapere l’identità del colpevole, ma le indagini della polizia, fermatesi prima di trovarlo, non l’hanno aiutata . E così cresce covando un forte e distruttivo sentimento nei confronti della madre e di chiunque tenti di arginarne il carattere, seppur con le migliori intenzioni. Andandosene di casa, vuole badare a sé stessa non dovendo rendere conto a nessuno, ma la vita ha ancora delle sorprese per lei.

Sul luogo di lavoro conosce Michele. L’uomo sembra avere uno strano interesse per lei e Irene inizialmente ci “gioca” volentieri, fin quando non prende consapevolezza che sta nascendo un sentimento nei suoi confronti. Allora fa di tutto per stargli vicino, sembra aver ritrovato la carica anche per continuare a nuotare. Ciò che risulta interessante nella trama de L’uomo sulla strada è che capiamo subito chi è Michele e sappiamo già come andrà a finire. A noi spettatori, tra curiosità e impotenza, non resta che assistere all’evoluzione degli eventi.

Se non ci fossero i protagonisti…

Aurora Giovinazzo e Lorenzo Richelmy tengono da soli l’intero peso del film. Lei è una vera promessa del cinema italiano, dopo i successi di Freaks Out di Gabriele Mainetti e Anni da cane di Fabio Mollo. Lui vanta diverse esperienze in televisione, ma anche al cinema, dove ha recitato sotto la direzione dei fratelli Taviani, di Verdone e Donato Carrisi. In L’uomo della strada riescono ad essere una coppia molto credibile e le loro personalità, ben definite singolarmente, riescono a sposarsi bene nel momento in cui si instaura un dialogo. Purtroppo il loro rapporto è minato in partenza, anche se Irene non lo sa. Michele sembra quasi sentirsi in obbligo nei suoi confronti, ma in realtà aiutandola cerca solo un qualche tipo di redenzione dalle sue colpe passate. Per Irene invece è ancora più duro il colpo da incassare, poiché era riuscita a fidarsi di qualcuno dopo anni di vita condotta in solitaria, ai margini del mondo.

Sono bei personaggi, ma alla lunga si sente e si vede la responsabilità data loro da una sceneggiatura che ha dimenticato tutto il resto. Se così doveva essere, tanto valeva fare il film mostrando solo loro. Il resto del cast è appena abbozzato, appare e con la stessa velocità scompare. Peccato per questo aspetto, perché tecnicamente e stilisticamente il film ha molto da dire ed è abbastanza curato nel creare una bella atmosfera noir e di tensione.

Conclusioni – Sulla strada giusta

L’uomo sulla strada non è un film perfettamente riuscito. Tuttavia, grazie all’esordio di Mangiasciutti possiamo confermare che il cinema italiano viaggia sulla strada giusta o almeno, una buona parte. Sperando che tutta l’industria viri sulla sperimentazione allontanandosi dai cliché e dando spazio a nuove leve, sia sul campo della recitazione che riguardo ai nuovi autori, possiamo concludere dicendo che L’uomo sulla strada merita sicuramente una visione.

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

L'uomo sulla strada è un thriller italiano, esordio alla regia di Gianluca Mangiasciutti. Per l'industria italiana è un buon esempio di cinema di genere, ma si poteva fare molto, molto di più. Per essersi troppo concentrato sui suoi protagonisti (bravissimi), ha lasciato andare il resto dei personaggi che, dopo essere stati presentati, scompaiono. Peccato, perché tecnicamente e stilisticamente è un'opera ben curata, ma in equilibrio precario.
Redazione
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