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Jafar Panahi di nuovo a processo in Iran: il regista rischia il carcere

Nuova bufera giudiziaria sopra una delle voci più coraggiose del cinema contemporaneo. Il regista iraniano Jafar Panahi, fresco del trionfo internazionale con la sua ultima pellicola It Was Just an Accident, è stato nuovamente convocato davanti ai giudici di Teheran. La Sezione 26 del Tribunale Rivoluzionario Islamico ha infatti ordinato la riapertura del processo a suo carico, con l’accusa di “propaganda contro il regime”.

Il caso: dalla Palma d’Oro al mandato di cattura

La convocazione, fissata per il prossimo 20 maggio, arriva dopo una precedente condanna in contumacia. Mentre Panahi si trovava all’estero per promuovere il suo film, le autorità iraniane lo avevano infatti condannato a un anno di reclusione e a due anni di divieto assoluto di fare cinema.

Nel frattempo, It Was Just an Accident faceva la storia. Dopo aver conquistato la Palme d’Or a Cannes, la pellicola ha ottenuto una candidatura agli Oscar nella categoria Miglior Film Internazionale (rappresentando ufficialmente la Francia).

Nonostante i rischi evidenti, il regista ha mantenuto la promessa di non abbandonare la propria terra. Lo scorso 30 marzo, Panahi ha fatto rientro in Iran, attraversando la frontiera in un momento di gravissima tensione geopolitica, segnato dal conflitto in corso tra il regime iraniano e il blocco composto da Stati Uniti e Israele.

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jafar panahi

Un’opera nata dietro le sbarre di Evin

Non è la prima volta che il cineasta finisce nel mirino di Teheran. Tra il 2022 e il 2023, Panahi ha trascorso 86 giorni nel famigerato carcere di Evin con accuse di attività anti-governative risalenti al 2010, venendo rilasciato solo dopo un duro sciopero della fame e il successivo accoglimento del ricorso.

Proprio tra le mura di Evin è nata l’idea per il film che ha sbalordito Hollywood. Lì Panahi ha incontrato l’attivista e prigioniero politico Mehdi Mahmoudian, con cui ha scritto a quattro mani la sceneggiatura di It Was Just an Accident.

La stretta del regime sui dissidenti

La notizia del nuovo processo, diffusa inizialmente dal giornalista cinematografico iraniano Mansour Jahani, si inserisce in un clima di feroce repressione interna. Anche il co-sceneggiatore del film è stato recentemente riarrestato e trattenuto per 17 giorni con l’accusa di “insulto alla Guida Suprema”. La causa? Un editoriale in cui condannava la violenta risposta del governo alle proteste di piazza, costata la vita a migliaia di civili.

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Il mondo del cinema internazionale guarda ora con il fiato sospeso all’udienza del 20 maggio, che potrebbe privare nuovamente la settima arte di uno dei suoi registi più illuminati e refrattari alla censura.

Carlotta Pedercini
Carlotta Pedercini
Cresciuta tra film d'animazione, horror e drammi d'autore, per me una buona scrittura viene prima di tutto. Ho un debole per Jason Schwartzman e mi muovo tra Xavier Dolan, Alice Rohrwacher e Nanni Moretti: Megamind, però, rimane sempre la mia Bibbia.

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