Jafar Panahi denuncia il massacro in Iran e promette il ritorno

Il celebre regista iraniano Jafar Panahi, recentemente premiato al National Board of Review per il suo film Un semplice incidente, ha parlato del drammatico scenario in Iran. Dove centinaia di persone sono state uccise e migliaia arrestate durante le proteste popolari iniziate a fine dicembre. Panahi ha denunciato la repressione violenta del governo, ribadendo al contempo il suo desiderio di tornare in patria non appena le condizioni glielo permetteranno. Panahi ha realizzato diversi cortometraggi e ha lavorato come assistente alla regia per il collega cineasta, anche lui iraniano, Abbas Kiarostami.

Jafar Panahi

Il film di Jafar Panahi come specchio della realtà

Un semplice incidente, ispirato alle esperienze del regista in carcere. Racconta la storia di ex prigionieri che credono di aver riconosciuto uno dei loro crudeli carcerieri attraverso il suono della sua gamba artificiale. Panahi ha spiegato come il film esplori il senso dell’udito come strumento di percezione e memoria. Come la violenza vissuta dai prigionieri possa lasciare cicatrici durature. “Ciò che sta accadendo oggi in Iran, il massacro e gli arresti. Pone le basi per un nuovo tipo di violenza che sarà difficile da cancellare anche dopo la caduta della Repubblica Islamica”, ha detto. Il regista ha paragonato la situazione a quanto avvenne in Francia dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando cittadini punirono chi aveva collaborato con i nazisti.

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Panahi ha sottolineato l’assenza di razionalità e umanità nel governo iraniano. Definendolo uno “stato fallito in ogni senso immaginabile” e accusandolo di peggiorare la situazione con una macchina costante di violenza. Nonostante la sofferenza, il regista mantiene la speranza di tornare in patria. “Non importa quale sia la situazione in Iran, potete stare certi che tornerò”, ha affermato. Aggiungendo che il ritardo è dovuto solo a complesse procedure di visto.

Con la sua voce autorevole, Panahi continua a denunciare la brutalità della repressione. Offrendo allo stesso tempo uno sguardo critico e poetico sulla resilienza umana. Attraverso il cinema sia attraverso la sua determinazione a restare vicino al suo paese e al suo popolo.

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