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Il re di Staten Island

Il re di Staten Island è un film del 2020, diretto da Judd Apatow, con protagonista Pete Davidson, nelle vesti di Scott Carlin, per una sceneggiatura a cui lo stesso contribuisce, poiché si tratta di una semi-autobiografia dell’attore. Davidson afferma che lo sia al 75%. Attore e comico parte del cast del Saturday Night Live, in quest’occasione fornisce allo script pillole di vita personale, che collidono in un’unica narrazione dalla venatura ironica, ma che proprio grazie a questa chiave di lettura, riesce a stimolare numerosi spunti di riflessione.

Il re di Staten Island

La vicenda è ambientata a Staten Island, distretto di New York, forse il più sconosciuto e trascurato, dove Davidson è cresciuto e vive. Come dicono i ragazzi nel film “a Staten Island non succede mai niente, perché non passa mai nessuno”. Per questo, Kelsey, “amica” di Scott con cui fa sesso regolarmente, ha tra i propri obiettivi personali, la rivalutazione dell’area. Il film racconta di Scott, rimasto orfano del padre da piccolo, a causa di un’incidente avvenuto sul lavoro (vigile del fuoco), nel tentativo di salvataggio di due persone durante un incendio. Nella realtà però, il padre di Davidson, perde la vita nella tragedia dell’11 settembre 2001, non menzionato però nel film.

Il re di Staten Island

Il racconto di Apatow e Davidson, in maniera chiaramente romanzata, esprime la difficoltà di affrontare e superare un evento, che effettivamente, non è mai stato e non si è mai lasciato sorpassare. L’ironia de Il re di Staten Island, è un elemento, che in qualche modo, risulta quasi necessario a Scott, come lo è stata per Pete in realtà. L’attore afferma, che la comicità ha letteralmente salvato la sua vita.

Il protagonista è come se fosse in stallo in un tempo tutto personale, ovattato dal costante effetto della marijuana. Scott è estremamente introverso, con delle chiare difficoltà a socializzare. Quando qualcuno gli dice di prendere in mano la propria vita, lui esprime sempre il desiderio di voler tatuare, nonostante le scarse doti nello svolgere la mansione e l’alta competitività del settore, reso chiaro da una scena in cui compare anche la star Machine Gun Kelly nelle vesti di tatuatore. Scott ha l’assurdo e strano desiderio di aprire un ristorante/tatto shop, ma nessuno chiaramente lo appoggia, cercando sempre di fargli comprendere i motivi per cui dovrebbe cambiare strada. Gli unici che sostengono questa sua passione sono i suoi amici, che si lasciano tatuare, ma che a un certo punto, pure loro, gli rendono chiaro che i suoi tatuaggi non sono belli.

Il re di Staten Island

Scott è in perenne conflitto con la perdita del padre e le sue emozioni interne emergono chiaramente in diverse scene. In primo luogo quando la madre gli annuncia l’inizio della relazione con Ray (Bill Burr), anch’egli vigile del fuoco. Scott in un primo istante, sembra essere felice per la nuova relazione della madre (Marisa Tomei), ma ciò che lo turba più di tutto è proprio il lavoro di Ray. Questo disappunto emerge, anche quando i due passano un pomeriggio insieme a vedere una partita di football. Scott riconduce inevitabilmente la perdita del padre al lavoro svolto dallo stesso, per questo motivo è come se provasse un ripudio, quasi involontario, nei confronti della nuova relazione iniziata dalla madre. Questo lo porta in tutti i modi a cercare una rottura e una conclusione. La paura di dover soffrire nuovamente è più grande della felicità provata per la madre e del desiderio di andare avanti.

Il re di Staten Island

Questo rifiuto del ragazzo, porta a un distaccamento generale, dato anche da una madre comprensibilmente ormai stanca della condizione, diventata un crescente circolo vizioso da cui è sempre più complesso uscirne. La madre potrebbe certamente risultare molto dura agli occhi degli spettatori, ma probabilmente è una reazione necessaria, sia per lei, che per il ragazzo. Diversi espedienti ed avvenimenti smuovono probabilmente la coscienza di Scott e gli danno uno stimolo per cambiare prospettiva d’approccio alla situazione. Dal trasferimento della sorella al college, al distaccamento della madre e i figli di Ray.

Il re di Staten Island

Più di tutto però, è l’avvicinamento del ragazzo alla caserma dei vigili del fuoco, in seguito all’allontanamento della madre. Qui viene accolto e qui, si rende veramente conto del valore e della forza di chi, ogni giorno, si impegna anche a discapito della propria vita. Si legge negli occhi di Scott, la coscienza e il riconoscimento nei confronti di quelle persone, rivedendo in loro, la forza d’animo del padre.

Apatow fornisce una lettura per certi versi divertente di Scott, che chiaramente è in una condizione mentale potenzialmente molto complessa. Una comicità velata, che lascia e aiuta non solo a pensare, ma anche a comprendere il tutto, magari anche di più rispetto alla drammaticità più facilmente associabile alla condizione.

I’m on the pursuit of happiness and I know
Everything that’s shine ain’t always gonna be gold (hey)
I’ll be fine once I get it, get it in, I’ll be good

[Kid Cudi – Pursuit of Happiness ft. MGMT]

Il re di Staten Island
Pete Davidson con il padre Scott Davidson
Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpreti
Emozioni
Davide Pirovano
Mi piacciono le arti visive contemporanee e mi piace pensarle in un’unica ottica unificatrice. Non so mai scegliere, ma prediligo le immagini e storie di Gaspar Noé, David Fincher, Yorgos Lanthimos e Xavier Dolan.

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