Rainer Werner Fassbinder ha girato Il matrimonio di Maria Braun tre anni prima della sua morte, eppure in quei tre anni ha realizzato cinque film. Questo perché Fassbinder, oltre a essere esponente principale del Nuovo cinema tedesco, è stato un cineasta iperattivo: ventiquattro lungometraggi tra il 1969 e il 1982. Un tempo ridotto, ricco di film per il cinema, ma anche di documentari e opere televisive. Questo film assume particolarmente valore, Fassbinder tenta un approccio a un pubblico più vasto, non un’opera commerciale, ma di respiro più ampio. È il progetto che segna il ritorno tra i suoi protagonisti di Hanna Schygulla (di recente apprezzata in Poor Things di Lanthimos) dopo sei anni.

Il matrimonio di Maria Braun – trama e cast
1943, Hermann (Klaus Löwitsch)e Maria (Schygulla) si sposano, in fretta e furia, durante un raid aereo prima della partenza dell’uomo per il fronte. Una delle bombe che colpiscono la città finisce per colpire proprio il registro delle unioni civili. Hermannè costretto a partire immediatamente e viene dato per disperso con la fine del conflitto. La donna passa i mesi successivi alla guerra a vagare con un cartello con affisso il suo nome in cerca di informazioni. La notizia della probabile morte del marito la getta nello sconforto, ma anche nella condizione di doversi occupare del proprio futuro. Inizia così a lavorare in un locale frequentato principalmente da soldati alleati, qui conosce Billy con cui inizia una relazione.
In realtà Hermannè ancora vivo e torna a casa trovando Maria in compagnia del soldato. La colluttazione che ne nasce viene interrotta dalla stessa donna. Billy viene, infatti, colpito alle spalle con una bottiglia e muore sul colpo, per evitare alla moglie il carcere, sarà Hermann a prendersi la colpa. Costretta di nuovo a reinventarsi, la donna inizia a lavorare a stretto contatto con l’industriale Karl Oswald (Ivan Desny). Questi non nasconde in alcun modo l’amore che prova verso Maria, del quale lei fa parola anche al marito. Alla morte di Karl Oswald sarà lei a ereditarne la casa, alla cui porta si presenta Hermann, che dopo la prigionia era fuggito in Canada. Quando l’assistente dell’industriale si presenta assieme alla notaia per leggere le volontà di Karl, Maria scopre di un accordo del quale non era a conoscenza.

Il matrimonio di Maria Braun – la recensione
Il matrimonio di Maria Braun presso gli estimatori di Fassbinder e presso la critica è stato a lungo oggetto di discussione. C’è chi lo ritiene il suo film più riuscito: nel senso di un’opera che ha accompagnato al valore artistico una presenza anche sul mercato non indifferente. In effetti, è un film differente dalla filmografia passata del regista. Fassbinder si spoglia della sua teatralità, nei limiti di quanto gli è possibile. Affida ad Hanna Schygulla un ruolo complesso, quasi impossibile. È attorno al suo personaggio che si gioca tutto il film, soggetto e allo stesso tempo oggetto. Il regista (anche sceneggiatore unico del film) ne racconta l’ascesa, ma anche la caduta. Una protagonista che ha il compito gravoso di rappresentare qualcosa al di là di sé stessa, più di un semplice personaggio. Maria Braun è la Germania.
Una certa critica, banalizzando il lavoro di Fassbinder, vede nella storia della protagonista una nostalgia del regista per il passato. Eppure, Fassbinder, che un regista politico lo è stato in ogni senso possibile, non ha mai manifestato questa intenzione tematica. La sua protagonista è bloccata tra il passato e il futuro, tanto da non riuscire a dirimerne l’intreccio, tanto da sparire prima di una fine tragica. Il regista tedesco non lascia troppo spazio alle interpretazioni, il suo messaggio è evidente, più di quanto non lo sia stato in altri film. La drammatizzazione irrinunciabile alla sua arte della seconda parte è, mai come prima, anche una necessità narrativa. La ricostruzione della storia della sua protagonista finisce allora per divenire una ricostruzione della storia di un paese. Fassbinder però non ha alcuna nostalgia del passato, allo stesso tempo probabilmente nessuna speranza nel futuro.

Una scena nuova
In Germania tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’80 emerge una nuova scena: cinematografica, musicale, generalmente culturale. È una scena che si affranca dall’immediato dopoguerra pur non disdegnando il racconto di quel periodo. Questo è quello che ha fatto Fassbinder ne Il matrimonio di Maria Braun. Ma è anche un cinema che si affida a forme nuove, che reinterpreta lo spazio e l’immagine. Se la Francia ha avuto la Nouvelle Vague, l’Italia il Neorealismo, La Germania ha avuto il Nuovo cinema tedesco. C’è una comunanza terminologica: il nuovo. Laddove il cinema francese si affrancava dalle forme e gli stilemi del passato, quello italiano e ancor più quello tedesco si distinguevano dal cinema di propaganda.
Fassbinder ha portato agli estremi la sua sperimentazione. È stato un regista politico, ma anche in grado di costruirsi un’autorialità artistica distinguibile, netta, del tutto personale. Il cineasta tedesco nella sua ricerca ha prodotto un’influenza tale da propagarsi fino a oggi. La ricchezza del suo percorso artistico, concentrata in pochi anni di carriera, è alla base di più opere di quanto si creda. Fassbinder ha seminato dove poi Matrix ha raccolto in una miniserie televisiva non troppo nota. Certo, la complessità artistica e politica del regista è quasi irraggiungibile, come se Ken Loach e Lanthimos dessero origine a una terza cosa ignota.

