Il 1999 doveva essere un anno enorme per la fantascienza. Proprio in quell’anno, stava per arrivare un evento cinematografico che stava per esplodere e ridefinire una nuova generazione di fanatici del cinema. C’è stata solo una piccola sorpresa. Quell’evento non si rivelò essere il ritorno di George Lucas con il mito di “Star Wars – La minaccia fantasma”, ma uno strano cyber thriller chiamato Matrix. Scritto e diretto dai fratelli Andy e Larry Wachowski, oggi noti come Lana e Lilly, in quanto entrambe donne transgender, il film ha ottenuto un fortissimo impatto culturale, vincendo numerosi premi, tra cui 4 Oscar, scatenando due sequel cinematografici “Matrix Reloaded” e “Matrix Revolutions” e alterando il corso della carriera dell’attore Keanu Reeves, un eroe un po’ fragile, ma assolutamente adattabile.

Matrix

Aprendosi con una sequenza esplosiva, in cui una donna vestita di pelle con incredibili abilità di salto e combattimento, di nome Trinity (Carrie-Anne Moss), è inseguita da poliziotti e uomini spaventosi in giacca e cravatta, Matrix si rivela sin da subito una scarica di adrenalina e spinge, in modo elegante, splendide sequenze d’azione. Il personaggio principale è Thomas Anderson, interpretato da Keanu Reeves, che conduce una doppia vita. Per la maggior parte delle persone, è un programmatore di computer che lavora duramente per una grande società di software. Ma nella privacy della sua casa, è un hacker di nome Neo, colpevole praticamente di ogni crimine informatico per cui esista una legge. Neo, da qualche tempo, vive assillato da interrogativi a cui non riesce a dare risposte. Non è per niente soddisfatto della sua esistenza e, mentre sta cercando a stenti di darle un senso, viene contattato da una misteriosa presenza al computer, nota come Morpheus, un famigerato ‘pirata virtuale’ ricercato dalle autorità. “Svegliati Neo” recita una scritta sullo schermo del suo monitor. “Matrix ha te. Segui il coniglio bianco”. E così inizia un’odissea straordinaria sia per Neo che per noi spettatori. Si scopre che Morpheus, interpretato da Laurence Fishbirne, è il capitano di una nave spaziale e recluta Neo credendo che sia “l’Eletto”, una sorta di messia, un uomo al di fuori del normale, destinato a salvare l’intera umanità.

Matrix

“Prendi la pillola blu, la storia finisce, ti svegli nel tuo letto e credi in qualunque cosa tu voglia credere. Prendi la pillola rossa, rimani nel Paese delle Meraviglie e ti faccio vedere quanto in profondità arriva la tana del coniglio”.
Con queste parole, Morpheus lancia una sveglia al pirata informatico Neo. Lui è dubbioso, ma alla fine si convince e prende la pillola rossa che gli mostra una dura realtà. Scopre che tutta la vita sulla Terra potrebbe essere nient’altro che un’elaborata facciata creata da una malvagia cyber-intelligenza allo scopo di placarci. Dunque, il genere umano è soggiogato alle macchine che sfruttano gli uomini per sopravvivere, avvalendosi della loro energia. Nell’ambito delle percezioni, il mondo che abbiamo ogni giorno sotto gli occhi è reale. Ma nell’ambito della realtà, esso non esiste. Si tratta solo di immagini virtuali inviate al nostro cervello dalle macchine che ci tengono schiavi. Pertanto, ogni cosa che ci circonda, non ha fondamento al di fuori della nostra mente. Il mondo intero è un programma, chiamato Matrix appunto, una neuro-simulazione interattiva costruita sul modello del mondo “reale”, un inganno organizzato dalle onnipotenti intelligenze artificiali che ci controllano. Morpheus e la sua squadra, sono guerrieri ribelli che liberano i prigionieri di Matrix con conoscenze informatiche e li reclutano nella loro missione, una sorta di resistenza. Credendo quindi che Neo sia “l’Eletto”, in lui cade tutta la speranza di decodificare Matrix e di concludere la guerra contro le macchine, risvegliando dunque l’intera umanità dalla “simulazione onirica” di Matrix stessa per riportarla a Zion, l’ultima città reale abitata da umani, non comandati dalle macchine, su tutto il pianeta Terra.

Matrix

Cercare di spiegare e sintetizzare la trama di questa splendida opera non è facile. Ciò che rende Matrix diverso, rispetto agli altri film del suo genere, è che non ci sono scorciatoie. La sceneggiatura è intelligente e geniale, la trama non è strutturata per niente in modo semplicistico, semmai il contrario. I Wachowski, che hanno firmato anche la sceneggiatura, hanno tratto ispirazione da un gran numero di opere, tra cui romanzi, fumetti e videogiochi, ma soprattutto dal manga “Ghost in the Shell” e dal “mito della caverna” del filosofo e scrittore greco Platone. Hanno inoltre attinto al vangelo cristiano, al pensiero filosofico orientale e, in parte, anche alla scienza quantistica, la biologia molecolare, il movimento transumanista e le arti marziali. Un miscuglio sostanzioso, ma ben assemblato. Il film gioca spesso con la linea sfocata tra la triste realtà e la fantasia generata dal computer, eppure raramente lascia lo spettatore completamente confuso. Tranne, forse, all’inizio. Ma i Wachowski hanno strutturato accuratamente la storia in modo tale che il pubblico sia in grado di seguire l’azione e capire cosa sta succedendo, anche quando non sono stati svelati tutti i segreti. Tuttavia, una partecipazione intellettuale attiva da parte di noi spettatori è quasi obbligatoria.

Matrix

Stilisticamente Matrix è straordinario, cinetico, suggestivo, visivamente sbalorditivo ed eccitante, con immagini minuziosamente costruite e sequenze d’azione coreografate per emozionare l’occhio ed accellerare i battiti. I Wachowski usano una palette varia che include ombre, rallentatore, tagli rapidi e umorismo insolito per dipingere un ritratto unico. Il loro è un mondo cupo, dove l’oscurità sembra dominare. Dalla scenografia ai costumi, dalla fotografia al montaggio, fino ad arrivare alla colonna sonora. Tutto ha lo scopo di contribuire al magnifico aspetto generale. Quando si tratta di sparatorie, i Wachowski mostrano che John Woo non è l’unico regista in grado di fare cose interessanti con dispositivi familiari. I colpi di Keanu Reeves che strisciano lungo un corridoio con le pistole che ardono intorno a lui e l’aria densa di frammenti di cemento sgretolati è solo uno dei tanti scatti che rimangono nell’occhio della mente per molto tempo, anche quando sono spariti dallo schermo. Gli effetti speciali sono veramente impeccabili.

Il film è innegabilmente fantascienza, ma a differenza della maggior parte delle immagini che rivendicano quest’appartenenza, non cade mai in noiosi e inevitabili schemi di battaglie spaziali e sparatorie di armi laser. Invece, si avventura in un territorio che, sebbene non vergine, è sufficientemente interessante da fornire uno sfondo coinvolgente e corroborante. Offre qualcosa e riesce ad accontentare tutti. I fan della fantascienza scopriranno una trama che mescola e abbina le convenzioni nuove e vecchie del genere in modo avvincente. Gli appassionati di azione scopriranno che non c’è carenza di eccitazione elettrica, sia che si tratti di combattimenti corpo a corpo di tipo kung fu, sia che si tratti di sparatorie mozzafiato con munizioni apparentemente illimitate. C’è anche il dramma, il tradimento, un po’ di romanticismo e umorismo, il tutto racchiuso in un pacchetto ben prodotto e realizzato. Il film è insostenibilmente bello, ma sotto tutta questa lucentezza c’è sostanza. I suoi temi (l’idea di ciò che è reale e di ciò che non lo è, l’intelligenza artificiale che può sostituire l’uomo, i combattimenti per la libertà) sono altrettanto rilevanti oggi, come lo erano ieri. Matrix è stato il più grande successo dei primi anni del 1999, un vero e proprio scoppio di cyber fantascienza di effetti visivi strabilianti e narrazione avanzata. È l’ibrido definitivo di magia tecnica ed eccellenza contestuale e, indubbiamente, rimane tutt’oggi un pilastro e un punto di riferimento per tutti i film di fantascienza.

Voto Autore: 5 out of 5 stars

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