László Nemes è il regista e sceneggiatore ungherese che quest’anno sarà presente in concorso alla 82esima Mostra del Cinema di Venezia con il suo film Orphan. Il regista, ormai dieci anni fa, grazie al suo film d’esordio Il figlio di Saul, si era aggiudicato il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes, il Golden Globe e il Premio Oscar per il miglior film straniero. Quest’anno torna sulla scena internazionale con un lungometraggio ispirato alla vera storia del padre e ambientato nella Budapest del 1957.

László Nemes: le dichiarazioni
László Nemes, nel corso di un’intervista con Deadline, si è lasciato andare ad alcune dichiarazioni riguardo al rapporto tra lui e il sistema hollywoodiano, parlando di “incompatibilità” con lo Studio System. Nemes racconta del tentativo fallito di sviluppare nuovi lungometraggi collaborando con gli studios di Hollywood dopo i successi di Tramonto e Il figlio di Saul.
“Sembra che sempre più spesso non siano gli esseri umani a prendere le decisioni. Si tratta di interi team o algoritmi di marketing. E questo è ancora più fastidioso perché non sono così bravi. Ogni volta che volevo realizzare un progetto mi dicevano: “oh, è fantastico, ma non fa per noi”.
Nemes ci confida anche come sono cambiate le sue aspettative sul lavoro registico. “A un certo punto, ho dovuto lasciarmi alle spalle tutte quelle ansie e aspettative. Mia moglie continua a dirmi di non attaccarmi al risultato. E devo dire che ormai non ci tengo più tanto. L’importante è raggiungere le persone e creare un legame con il pubblico. Ciò che mi tocca davvero è quando qualcuno alla fine di una proiezione viene a trovarmi e vedo un po’ di emozione nei suoi occhi. Questa è la cosa più importante.” Continuando “Mi piacerebbe un ambiente lavorativo simile alla nuova era hollywoodiana degli anni ’70. Un mondo in cui intrattenimento e arte siano coesi e non separati. La buona arte è intrattenimento, e il buon intrattenimento è arte”.
