I predatori dell’arca perduta, la recensione

I predatori dell’arca perduta, dal 2000 commercializzato come Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta, è un film del 1981 diretto da Steven Spielberg con soggetto di George Lucas, interpretato da Harrison Ford.

È considerato uno dei più grandi film di avventura mai realizzati, avendo rivitalizzato un genere che sembrava ormai alla deriva, impattando sulla cultura pop come pochi film nella storia del cinema.

Un film divenuto oggetto di grande ispirazione per i registi di ogni epoca, e che ha generato una serie di imitazioni in diversi media, da Indiana Pipps in Topolino alle puntate dedicate de I Simpson e The Big Bang Theory.

I predatori dell’arca perduta

I predatori dell’arca perduta trama

La storia, ambientata negli anni ‘30, mostra la ricerca della mitica Arca dell’Alleanza, il cimelio contenente i resti delle dieci tavole date a Mosè da Dio, del professore di archeologia Henry Walton Jones, Jr., detto Indiana Jones. Dopo aver avuto svariate esperienze fallimentari ed essere stato sconfitto dal rivale archeologo Belloq in Perù, il protagonista torna negli Stati Uniti e riceve una proposta dal governo statunitense: recuperare l’Arca dell’Alleanza, impedendo ai Nazisti di trovarla e utilizzarla per i propri scopi. Il viaggio di Indy si svolge prima in Nepal, dove rincontra la vecchia fiamma Marion, poi in Egitto, dove è nascosta l’Arca, e infine su un’isola al largo di Creta, dove vengono svelati i segreti del prezioso cimelio.

I predatori dell’arca perduta

I predatori dell’arca perduta recensione

I predatori dell’arca perduta ricalca l’immaginario dei film e dei serial televisivi d’avventura tipico degli anni ‘40, traendo ispirazione dalla saga di James Bond e dai film Il tesoro della Sierra Madre del 1948, con protagonista Humphrey Bogart, e Lawrence d’Arabia del 1962, con protagonista Peter O’Toole. L’opera è una perfetta combinazione tra commedia, azione e avventura, forse il primo effettivo blockbuster autoriale. La grande forza di questa pellicola risiede proprio in ciò che vuole creare: un universo narrativo a 360 gradi, nel quale sono ben chiari sin dall’inizio i ruoli di ogni personaggio nella vicenda. La storia si avvale di un protagonista carismatico (Indiana Jones), dotato di ironia e umorismo, un eroe tutt’altro che infallibile; un antagonista (René Belloq), l’opposto del protagonista per idee e valori morali adottati; degli aiutanti, che aiutano il personaggio principale a raggiungere il proprio obiettivo, offrendo un supporto narrativo sia di tipo comico (Marcus e Sallah) sia di tipo drammatico (Marion, un personaggio che anticipa in parte la presenza delle “donne forti” nei film action moderni).

Numerose sono le sequenze memorabili, come il già citato incipit ambientato in Perù, o il duello impari tra l’arabo, che rotea una scimitarra, e Indiana Jones che lo fredda con un colpo di pistola, o l’inseguimento di un camion a cavallo, o il finale, con l’archiviazione in magazzino dell’Arca. Ognuna di esse è diretta con grandissima consapevolezza e maestria tecnica da parte di Spielberg, ambientata in location suggestive e realistiche impreziosite dagli effetti speciali della Industrial Light & Magic, di proprietà di George Lucas, interpretata da personaggi affascinanti, con un ritmo mozzafiato e una dose di umorismo ben calibrato e mai sopra le righe. Tutte queste caratteristiche rendono la pellicola un vera e propria pietra miliare del genere.

Il grande successo del film, tuttavia, è sicuramente da imputare alla creazione del protagonista, Indiana Jones: l’archeologo più famoso al mondo, infatti, è un mix di riferimenti, una mescolanza tra una cultura più sofisticata, che si ritrova nell’interesse per l’archeologia, le civiltà e le religioni antiche, e una più popolare, tipica del mondo dei fumetti, dei duelli western e di arti marziali, con elementi propensi al thriller. Il suo estro e la sua intelligenza hanno il merito di magnetizzare l’interesse dello spettatore, catapultandolo in un contesto costruito ad hoc per il Cinema nel suo senso più profondo: una realtà illusoria, magica, in osservanza del pensiero relativo alla Settima Arte a cui George Méliès aveva abituato il proprio pubblico. Il film si pone come degno erede dei prodotti confezionati dalla macchina fabbrica-sogni del regista francese, della finzione da prestigiatori che trasportava in un altro mondo.

I predatori dell’arca perduta

I predatori dell’arca perduta nasconde anche una dimensione tragica, legata al passato del cineasta: il film fu infatti, a suo modo, il primo a toccare il tema del Nazismo, strettamente collegato alla Shoah ebraica, di cui Spielberg, o quantomeno i suoi antenati, sono stati tristi testimoni, essendo lui di origini ebraiche. Nonostante ciò, probabilmente anche a causa del tono leggero adottato dalla narrazione, e lo zampino dell’amico Lucas e di Lawrence Kasdan alla sceneggiatura, il film non si sofferma particolarmente sul significato storico che avrebbe invece potuto analizzare in maniera più dettagliata. Spielberg, più avanti nella propria carriera, realizzerà due film sull’Olocausto: Munich, del 2005, e Schindler’s List, del 1993, quest’ultimo considerato il suo capolavoro.

Il film sarà anche il capostipite di una fortunata saga cinematografica, con un prequel – Indiana Jones e il tempio maledetto (1984) – e due sequel – Indiana Jones e l’ultima crociata (1989) e Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (2008) – all’attivo, diretti tutti da Spielberg, e un terzo sequel in arrivo nel 2023 diretto stavolta da James Mangold.

Nella stagione dei premi del 1982, la pellicola ha anche ricevuto numerosi riconoscimenti: cinque Premi Oscarmiglior scenografia, miglior montaggio, miglior sonoro, miglior montaggio sonoro, migliori effetti speciali – e un Premio BAFTA.

Come accennato in precedenza, per ritrovare il Professor Jones sul grande schermo bisognerà aspettare giugno 2023, e nonostante oramai Harrison Ford abbia ottant’anni tondi, si ha già la certezza che il fascino dell’archeologo rimarrà tale e quale anche nel suo ultimo film.

I predatori dell’arca perduta trailer

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SOMMARIO

Il film è considerato tra i migliori di sempre nel genere avventuristico, con un personaggio entrato e rimasto nell’immaginario collettivo globale.
Samuele Galleri
Samuele Galleri
Cinefilo di seconda generazione, amante soprattutto delle serie televisive e del cinema di animazione.

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