I cannibali è un film del 1970, diretto da Liliana Cavani, e proiettato alla Quizaine des Réalisateurs al 23esimo Festival del Cinema di Cannes. Si tratta di un progetto che si ispira liberamente alla tragedia di Sofocle, l’Antigone.
Il progetto è stato girato a Milano nel 1969 e in qualche modo l’opera greca sembra riflettere la condizione sociopolitica del tempo. La critica accolse positivamente il film e rintracciò una denuncia interessante nascosta al suo interno. Nonostante ciò è stato chiarito più volte che la natura della pellicola fosse distopica, fuori dallo spazio e dal tempo.

I cannibali – Trama
In una realtà distopica, presumibilmente Milano a fine degli anni Sessanta, i cadaveri ricoprono le strade e i passanti sembrano essere indifferenti a questa realtà. Durante una sommossa, Eteocle, il fratello di Antigone (Britt Ekland), muore e sua sorella decide di garantirgli una sepoltura degna.
Data la natura della situazione politica repressiva e l’indifferenza delle persone ai corpi senza vita che ricoprono le strade delle città, la giovane corre un grande rischio. Ma Antigone sa che c’è qualcosa di profondamente sbagliato in ciò che sta accadendo, dunque si mobilita. Pian piano inizia a raccogliere i cadaveri e a seppellirli, grazie all’aiuto di Tiresia (Pierre Clémenti, legato a Pasolini).
Il regime autoritario vieta la sepoltura dei corpi, proprio come nell’Antigone di Sofocle. Difatti i due giovani finiscono in carcere sotto tortura, dopo aver commesso il fatidico reato. Ben presto sempre più persone sfidano la legge per dedicarsi alla raccolta dei cadaveri e al seppellimento.

I cannibali – Recensione
Il film si apre con una sequenza significativa: vi è un uomo disteso per terra, inerme e quando dei ragazzini gli si avvicinano, vengono sparati dalle autorità. Ne I cannibali il regime vieta la pratica della sepoltura e l’Antigone di Cavani è rivoluzionaria, perché a lei importa poco di quelle che possono essere le conseguenze legali del reato.
La protagonista si sente sola, la sua stessa famiglia non condivide le sue posizioni e l’unico che sembra comprenderla è Tiresia. I due diventano dei veri e propri banditi e le musiche di Ennio Morricone accompagnano i loro inseguimenti. Nella pellicola i due non vedranno un lieto fine, seguendo perfettamente il copione dell’opera da cui trae ispirazione.
Se a primo impatto può risultare poco comprensibile la scelta di un soggetto di questo tipo negli anni Sessanta in Italia, in realtà ha molto più senso di quanto possa sembrare. Il 68 è stato un momento storico e politico delicatissimo, in cui c’è stata una vera e propria sfida contro la repressione autoritaria, caratterizzata profonde ingiustizie sociali. I protagonisti sono stati principalmente i giovani di tutto il mondo, che si riunivano nelle piazze a manifestare.
Come Antigone appare ribelle e incompresa agli occhi delle autorità e della famiglia, così i sessantottini venivano dipinti dai media e dal resto del mondo. La protagonista, come i giovani rivoluzionari, chiede maggiore giustizia ed efficienza a livello sociale, sessuale e meno direttive repressive. La regista ha studiato reinterpretato l’opera greca, contestualizzandola in modo estremamente intelligente in un periodo storico molto particolare.

Il tema del duale
Un altro tema di cui è necessario parlare, confrontando I cannibali con l’opera di Sofocle, è quello del duale. Nell’Antigone la protagonista ha un legame profondo con sua sorella Ismene: si evince dai primi versi del testo greco. Infatti quando le due si guardano negli occhi, la giovane ribelle sembra rivedere non solo sé stessa, ma anche suo fratello Polinice e suo padre Edipo.
Nel film il tema del duale appare sotto una forma diversa, anche perché le due hanno un rapporto completamente diverso rispetto al soggetto originale. Ad Ismene importa poco del destino della sorella. Infatti tenta di metterle i bastoni tra le ruote raccontando dell’intenzione di seppellire il fratello defunto ai genitori. Il legame più importante che Antigone sviluppa nel corso della pellicola è quello con Tiresia, che diventa come un fratello, nel quale si identifica.
Il rapporto quasi consanguineo tra i due diventa evidente nella scena della sauna, in cui il giovane prende tra le braccia la protagonista e si ritrovano in una posizione che ricorda vagamente la Pietà di Michelangelo. E lo stesso Tiresia deciderà di morire insieme ad Antigone, restando con lei fino alla morte.

Conclusioni
I cannibali è una delle primissime opere del filone del cannibalismo in Italia, anche se intesa in senso lato. Di fatto è il regime autoritario a mangiare gli uomini e a non legittimarne la dignità nemmeno in punto di morte. Si tratta di un’opera estremamente intelligente e anche se dichiaratasi apolitica, funge da grande strumento di denuncia e critica.
Non è un film dalla lettura difficile, ma ha un grande significato e racconta una storia, che non è solo quella di Antigone, ma anche quella di tutte le persone che ad un certo punto hanno deciso fosse necessario alzare la voce.

