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Fiore gemello – La recensione del film di Laura Luchetti

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Dopo il suo lungometraggio d’esordio Febbre da fieno (2010, con Giulia Michelini) e prima di cimentarsi nella sfera della serialità con Nudes (2021, dieci puntate disponibili per lo streaming su RaiPlay), la regista italiana Laura Luchetti – alla fine di questo agosto di nuovo in uscita nelle sale nostrane con il suo La bella estate – si cimenta nella realizzazione del suo secondo lungometraggio, dal titolo Fiore gemello.

La pellicola, prodotta da Picture Show e passata nelle sale ad opera della ben nota casa di distribuzione Fandango, ha visto la luce sul grande schermo nazionale nel 2019. Con i suoi novantasei minuti di durata complessiva, attualmente il film è disponibile per lo streaming sulla piattaforma RaiPlay

La trama del film

Basim (Kallil Kone) è un giovane immigrato dalla Costa d’Avorio che fatica a ritagliarsi il suo spazio sul suolo sardo: ostacolato dalla popolazione locale, che lo vede come una minaccia, vive nel randagismo percorrendo quotidianamente chilometri e dormendo sotto a cieli stellati.

Simile è il destino di Anna (Anastasiya Bogach), profuga nella propria terra a causa di accadimenti traumatici e in fuga dall’atroce e vendicativo Manfredi (Aniello Arena). In perenne vagabondaggio entro i medesimi confini, Anna e Basim non tardano ad incontrarsi e a fare del loro errare un percorso comune.

Nonostante la ragazza paia aver rinunciato all’uso della parola a seguito del trauma vissuto, Anna e Basim si scoprono allineati in una volontà di sopravvivenza che inevitabilmente finisce per unirli. I due ragazzi tentano di ricrearsi un equilibrio spartano fatto di fatiche, semplicità e lavori, degradanti e non, ma la minaccia per loro sembra essere sempre dietro l’angolo. 

Fiore gemello

Fiore gemello: la recensione

Indubbiamente apprezzato dalla critica per la sua onesta crudezza e per un’essenzialità che punta dritto ai nodi emozionali che scaturiscono dalla narrazione, Fiore gemello non ha tardato a fare il suo ingresso nel circuito dei festival cinematografici.

Al suo esordio, nientemeno che al TIFF (il Toronto International Film Festival), in effetti, il lungometraggio si guadagna subito una menzione d’onore che gli conferisce la giuria del premio FIPRESCI, il premio della Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica.  

La dinamica su cui si costruisce l’intero film contribuisce ad una potenziale fascinazione dei confronti del prodotto. I due protagonisti, infatti, sviluppano le loro vicende (destinate poi ad unirsi in una vicenda comune) a partire da un reciproco gioco di specchi tra le loro esistenze. Sia Anna che Basim vivono in perenne stato di fuga, tormentati dalla paura dello sguardo altrui – di un’intera società colma di pregiudizi nel caso di lui, e di un antagonista specifico nel caso di lei.

Entrambi nello svilupparsi del loro percorso hanno perso o perderanno qualcosa di personale, lei la propria voce e lui la sua innocenza. A causa del silenzio auto-imposto in risposta al trauma di Anna e alle difficoltà linguistiche di Basim, tutti e due vivono una condizione di sostanziale incomunicabilità con l’esterno. E, non ultimo, entrambi vivono un abbandono: della patria nel caso del ragazzo, e familiare per la sua controparte femminile. 

Questo presente che i due vivono, così tormentato e faticoso, è certamente determinato dai loro trascorsi, che vengono pressoché del tutto taciuti per quanto riguarda la linea di Basim. Nel caso di Anna, invece, gli stessi trascorsi sono forse più imperscrutabili e di necessaria comprensione ai fini della trama, dato che all’inizio di Fiore gemello senza una spiegazione lo spettatore la trova muta, in fuga e terrorizzata.

La mancanza di quid nella sceneggiatura

Sono proprio i trascorsi di Anna, in effetti, ad essere svelati gradualmente nel corso di tutto il film per mezzo di una serie di flashback tanto brevi quanto frequenti, che per quanto estremamente necessari determinano un’andamento narrativo “a singhiozzo”, non propriamente fluido. 

Al netto di questo dualismo fra la linea narrativa principale e quella dei salti temporali all’indietro, il film si instaura a partire da una dinamica estremamente (forse quasi fin troppo) essenziale. Nel corso dei novantasei minuti del film, e nella struttura narrativa concettuale sulla base di cui si sviluppa, non c’è niente di superfluo.

Il fatto che nessuno spazio sia lasciato agli orpelli e alle cornici, per quanto fattore intrinsecamente positivo, rischia di rivelarsi conseguentemente limitante in termini di sviluppi della trama e delle dinamiche.

Ogni personaggio che compare sulla scena (o per meglio dire, sullo schermo) ha una funzione ben chiara, quasi manualistica, ed è collocato dove deve solo per svolgerla, senza lasciare nessuno spazio ad un imprecisato quid che possa valorizzarlo o approfondirlo. 

Fiore gemello

Allo stesso modo il contesto spaziale e ambientale in cui i due personaggi agiscono si rivela ben presto chiara metafora del loro stesso agire e, più precisamente, del variare del loro stato esistenziale (fino al raggiungimento del culmine di questa linea metaforica in corrispondenza del finale).

Fiore Gemello: la regia soffocante

Altrettanto certo però è che, purtroppo, in Fiore gemello questo stesso contesto spaziale così denso di significato finisca per essere anche difficilmente registrabile dallo spettatore dato che la macchina da presa tallona in modo quasi soffocante i protagonisti restando perennemente loro addosso e concedendo molto di rado spazio ai campi lunghi o a totali che diano respiro alle scene. 

Complessivamente, dunque, Fiore gemello è un lungometraggio che si muove a partire dalle migliori intenzioni e in quanto tale ha dimostrato di saper essere debitamente apprezzato dalla critica. Purtroppo, però, i conti circa l’apprezzabile dinamica esistenziale dei due protagonisti o la cruda onestà nella rappresentazione del loro presente sono da farsi al netto di alcune scelte di inquadrature non sempre azzeccate e soprattutto di un’essenzialità che rischia a conti fatti di penalizzare il prodotto finale. 

PANORAMICA

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SOMMARIO

Fiore gemello, nel seguire le drammatiche vicende dei suoi due giovani protagonisti, è un film che fa della sua essenzialità tanto un punto di forza quanto un potenziale ostacolo alla visione.
Eleonora Noto
Eleonora Noto
Laureata in DAMS, sono appassionata di tutte le arti ma del cinema in particolare. Mi piace giocare con le parole e studiare le sceneggiature, ogni tanto provo a scriverle. Impazzisco per le produzioni hollywoodiane di qualsiasi decennio, ma amo anche un buon thriller o il cinema d’autore.

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