Emergency – La commedia intelligente della Williams sulla non aggirabilità del pregiudizio razziale

Emergency è un film diretto da Carey Williams disponibile su Prime Video e vincitore del premio miglior sceneggiatura al Toronto film Festival.

Emergency – Trama

Metti che due ragazzi neri, uno più scavezzacollo, l’altro più morigerato, amici fraterni, insieme ad un coetaneo ispanico, si stiano preparando ad un tour de force leggendario, ossia partecipare nella stessa notte a ben sette feste consecutive, particolarmente movimentate, prima della famigerata sessione di laurea. Metti che proprio mentre siano intenti a cambiarsi ed approntare le ultime cose, trovino il corpo di una ragazza bianca esanime sul pavimento della loro casetta.

Metti che il più serio del gruppo voglia chiamare la polizia, ma gli altri due, riassumendogli al volo la situazione, glielo impediscano: ragazza bianca, sconosciuta, forse drogata, forse abusata, forse morta, trovata in casa di giovanotti neri equivale ad un tragico finale per tutti e tre, di quelli che finiscono in cronaca nera sul quotidiano del mattino dopo.

Emergency

Iniziano così in Emergency le peripezie di Kunle (Donald Watkins), Sean (RJ Cyler) e Carlos (Sebastian Chacon), per salvare la vita alla fanciulla senza nome ritrovata svenuta sul pavimento della loro abitazione e mettere se stessi in una situazione tale da non destare sospetti, nervosismi o peggio ancora facili condanne dalla polizia, notoriamente poco dolce con la comunità afroamericana.

Ma più i tre cercano di mettere un freno logico alla situazione, più questa degenera, si complica, si compromette, si equivoca, sfiorando il dramma puro, il più iniquo e terribile, lo spettro del razzismo, che attraversa sin dalle prime battute questa commedia nera, intelligente e sabotatrice del comune punto di vista.

Emergency

Emergency – Recensione

Premiata come miglior sceneggiatura allo scorso Toronto Film Festival, e disponibile da maggio 2022 su Prime Video, Emergency di Carey Williams sfrutta la mai risolta diffidenza razziale epidermica ed ipodermica, tipica della società americana, della quale tanti scontri, notizie, lutti, macabri video virali hanno reso testimonianza, anche e soprattutto in epoca recente, e ci costruisce su una satira obliqua. Lo scopo ultimo è approntare una gabbia ad orologeria in cui tre perfetti capri espiatori si ritrovano imprigionati.

Un domino di circostanze cruciali intavolate ad arte come trappola per incastrare l’anello debole della catena, socialmente e civilmente inteso: così si presenta Emergency, una prova del nove di come, cambiando pelle al personaggio, sia molto facile, troppo facile, pericolosamente facile, affibbiargli una colpevolezza, piuttosto che crederlo estraneo ai fatti.

Emergency

Williams architetta una storia che in partenza si traveste da diesel, prendendo le fattezze di un’amorfa commedia giovanile, di classica fattura statunitense, agita tra college, neolaureandi più o meno impegnati, feste da sballo e ragazze da conquistare, ma questa sbiadita introduzione non deve sviare la curiosità. Infatti inatteso arriva il precipizio, classicamente inevitabile ed imprevedibile, che trascina la vicenda in una spirale frenetica di tensione ed ironia. Prima ancora che tutto vada storto ai protagonisti prima di agire, il problema è che tutto potrebbe andare storto anche esclusivamente prima dell’azione; ed il solo, legittimo pensiero permette di scivolare nella china e di autoavverarsi.

In questo modo Emergency scatena una partita a scacchi maldestra contro il destino, in cui ogni mossa è un possibile errore, un tiro basso, un drammatico ripensamento, portata avanti tra commenti umoristici delle situazioni, incongruenze giovanili, prese in giro dirette ed indirette degli stereotipi di genere, classe ed etnia, a confermare che tanto di ciò che sovrasta la questione razziale deriva da come ci si pone al mondo nel momento cruciale.

E molteplici sono le contraddizioni attraversate dal film che portano avanti l’assurdità delle disuguaglianze di razza: un bianco può vestirsi come vuole, da bravo ragazzo, da pusher o da sfacciato pagliaccio, eppure non corre il rischio di incappare in un controllo dell’autorità; un nero sì e non ne esce facilmente; un gruppo di bianchi è sempre più pulito per la polizia di un gruppo di neri, i quali spesso e volentieri, per gli agenti, sono amici fedeli di canne, alcool e qualsiasi altra droga easy-to-take.

Un’auto con una luce rotta verrà fermata dalla pattuglia stradale sia che la guidi un bianco, sia che la guidi un nero, ma il controllo verrà fatto più pesantemente su quella del nero. Se un bianco si trova accanto ad un corpo esanime di donna nera, si cerca di capire la situazione prima di precipitare un’eventuale aggressione a difesa; se è un nero ad essere accanto ad un corpo di ragazza bianca indifesa, partono subito manganelli, taser e manette (se si è fortunati). Capita che se si superi il limite di velocità e non ci si fermi a diversi alt intimati dalla volante che sta inseguendo l’autovettura: perciò una volta costretti allo stop i ragazzi bianchi vengono fatti scendere in modo più o meno ordinato, il ragazzo nero è scaraventato faccia a terra e può a stento intravedere le scarpe di chi lo costringe fisicamente e con armi sull’asfalto.

Emergency

Due pesi e due misure, per identiche responsabilità, che evidentemente tanto identiche non devono poi essere ritenute: Emergency abita queste contraddizioni con un sorriso amaro in bocca ed un’adrenalina crescente. E dire che le periferie da cui provengono i personaggi, la bianca e la nera, non sono descritte nel film in modi tanto differenti: entrambe risultano agglomerati mai a misura d’uomo, sparsi ed abbandonati in mezzo a pozze boschive, raggiungibili solo e sempre in macchina, isolate tra loro, in due diverse modalità: affogate da coltri di telecamere che riprendono ogni movimento sospetto, con tanto di cartello sui singoli giardini e paranoici abitanti svegli alla finestra a registrare con il cellulare la più piccola attività atipica che irrompa nel loro insoffribile niente quotidiano, quella bianca; oppure rinchiuse tra le proprie mura domestiche, guardinghe verso l’esterno, istupidite da birre, cibo spazzatura e quintali di videogiochi, con cui cercano di non pensare ad una fedina penale non più pulita, ad un’università che non potranno permettersi, ad una felicità che pare reato anche solo nominare, quella nera.

Emergency è un’esagitato viaggio di formazione al contrario: si diventa grandi senza evolversi, senza migliorare la propria prospettiva, senza offrire una chance al futuro, perché chi sbaglia chiede perdono tardi e male; ci si chiude semmai in una difesa preventiva, in uno status quo attribuito che se deve essere quello di nero perseguitato e perseguibile alla prima occasione, lo diventi per sempre, come un patentino di minoranza mal tollerata, che lecitamente possa contare solo sui propri consimili come utile scampo. E, di conseguenza, la possibilità di dialogo si allontana.

Quelli della fazione avversa i bianchi sono spesso pupazzi impigriti dalla propria età, dal benessere che li anestetizza, inerti ed indifferenti alle altrui sorti, in grave difficoltà nel cercare di tirarsi fuori dai guai autonomamente. Il bianco è singolare, il nero è collettivo: e per quanto si cerchi il riscatto che comunque resta almeno in parte appannaggio delle proprie forze individuali, è il contesto a definire il testo, non viceversa: i punti di partenza per un bianco ed un nero, non saranno mai gli stessi.

Emergency si diverte nel suo exploit, ripercorrendo discorsi/confessioni sull’identità nera alla Spike Lee, e citando immagini iconiche di Jordan Peele, basti pensare al volto solcato da rivoli perfetti di lacrime con cui un Kunle dagli occhi sbarrati si ritrova di fronte la pistola puntata, istantanea molto somigliante ad un altro primissimo piano iconico, da locandina, ossia quello di Daniel Kaluuya in Scappa/Get out.

Anche i “negri” (sul cui aggettivo si inizia una discussione in aula in apertura di film, ad indicare la bandiera su cui si innesterà il messaggio del film) non vengono immortalati come una comunità di santi: al contrario sono contraddittori, storti, ingenui e sicuramente chiusi nella parte comoda della loro emarginazione che gli fa da scudo sociale rispetto alle responsabilità e alla presa di posizione che la loro condizione certamente imporrebbe. In questo Emergency non liquida per scontata una certa complessità nel canzonare in modo grave, sghembo e giovanile, una realtà più complessa e meno gestibile di quello che spesso si riesce ad immaginare.

Emergency – Cast

Inaspettatamente interessante il cast, che si spalleggia tra leggerezza, serietà e sbigottimento del male, nello sguardo di Donald Watkins, inconfondibilità dell’errore, grazie alle espressioni di RJ Cyler, innocenza allo sbaraglio, con l’energia di Sebastian Chacon.

Emergency

Ottusa nel suo suprematismo che si autoassolve la Maddy di Sabrina Carpenter, piccolo concentrato di fastidio ed arroganza, con tanto di tardiva ed ebete presa di coscienza del delirio scatenato, più imbarazzanti scuse annesse.

Emergency è un lavoro brillante, intelligente, una tesi non denunciata, ma ben dimostrata, sulla banalità dell’odio: contiene il monito e la rassegnazione, la paura di diventare adulti con una certa pelle, la disillusione di esserlo già diventati, malamente, non in conformità con i propri sogni di bambino.

E’ un opera sul razzismo, che sfida il razzismo stesso, il cattivo pensiero, la malafede, la prima impressione negativa, interroga in modo scanzonato, diretto e propositivo il pensiero critico di chi guarda, per testare l’effettiva non aggirabilità di un pregiudizio e la superficialità scontata di una lettura dei fatti, consapevolmente o inconsapevolmente deviata dalla cultura del sospetto a senso unico.

Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Due neri ed un ispanico si ritrovano una ragazza sconosciuta e svenuta in casa: sicuri che chiamare la polizia sia la cosa più giusta ed utile da fare? Commedia sagace, ironica e tesa che smaschera l'enorme pregiudiziale razzista americana, il complesso rapporto tra neri ed autorità, le contraddizioni delle differenti due etnie, dimostrando la difficoltà di un grow-up per un giovane afroamericano abitante in una comunità bianca, con il dito puntato a prescindere. Non si scappa dal male, bisogna ricordarselo.
Pyndaro
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

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