Calle Malaga – Carmen Maura espatriata a Tangeri resistente ed innamorata

Visto nella sezione Spotlight di Venezia82 Calle Malaga è una commedia di dolcezza e amarezza firmata dalla regista Maryam Touzani, che omaggia con questo lavoro i suoi nonni espatriati durante il regime franchista e riporta sullo schermo la grande ed iconica Carmen Maura.

Calle Malaga – Trama

A Calle Malaga, una caratteristica via di Tangeri, vive Maria Angeles (Carmen Maura), spagnola discendente da una delle tante famiglie di immigrati che durante la dittatura di Franco espatriarono verso il Marocco. È nata qui, tra queste strade di paese scoscese, un dedalo di case stretto in un horror vacui, edifici antichi e colorati, belli come erano belli i vecchi tempi, con i mercati agli angoli delle strade, le persone che si riconoscono e si chiamano per nome dai balconi, l’umanità profumata di queste latitudini.

Vedova, Maria Angeles ha la sua routine di cucina, spesa, giradischi melò e sorriso sereno. La figlia Clara (Marta Etura) torna a trovarla da Madrid; le rivela la necessità di dover vendere questa casa intestata a lei dal padre per poter andare avanti con la sua vita di città, complicata da una separazione non consensuale, due bambini da crescere, un lavoro sottopagato ed un imminente trasloco per moderare le spese.

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La madre si oppone confessando di voler morire dove è nata. La figlia propone il suo piano alternativo portarla in una casa di riposo lì a Tangeri e mettere l’appartamento in mano ad un’agenzia. Maria Angeles non può esimersi: la sua casa piena di arredi che sono pezzi di sua storia e bellezza vengono venduti ad un antiquario della zona e lei si ritrova in una camera di ospizio.

Dopo pochi giorni di routine ampiamente insoddisfacente, fugge e decide di tornare nella sua casa: vuole riprendere in possesso dei suoi vecchi preziosi mobili così come della sua vecchia preziosa vita. Una nuova, seppure breve, primavera la attende.

Calle Malaga – Recensione

Un film sulla forza di restare, di non tracimare nel logico, arido contemporaneo, sulla necessità di costruire e rincorrere la bellezza che eravamo e che abbiamo sempre sentito di essere anche quando il mondo vorrebbe accantonarla senza rimedio. Anche in opposizione ad affetti profondi, come quelli filiali.

Maria Angeles ama sua figlia, ma la giovane le rimprovera di non venire a Madrid mai, dunque rivela un rapporto di stanzialità della protagonista che privilegia per sé la proporia casa rifugio, dove il dolore sembra non toccarla. A nulla valgono gli scongiuro della figlia di aiutarla, lei che non ha mai chiesto niente alla madre e lavora da quando ha diciassette anni; a nulla il richiamo dei nipoti.

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Restare dove si è cresciuti come forma di sopravvivenza oltrechè di indipendenza

Maria Angeles ha un’identità forte, un’indipendenza interiore che non si lascia reprimere. La sua passione per i luoghi e l’umano non le permettono di partire: una forma non di egoismo, ma di sopravvivenza. A Tangeri ci sono le sue radici, il sogno di chi l’ha fatta nascere perché fosse libera, le tombe di chi è morto lontano da una terra che non poteva più chiamare patria, in un’altra terra che l’ha accolto.

E di accoglienza è regina Maria Angeles: accoglie le persone, i loro sorrisi, è benvoluta da tutti, mette su un bar privato per appassionati di calcio, così da guadagnare quel che le serve per riavere i suoi pezzi di vita sotto forma di mobili. E ci riesce. Oltre ad essi trova anche l’amore. Un amore incredibile, fisicamente completo, mai provato, una passione che la rigenera e le fa spalancare ancora di più gli occhi verso il futuro. Che per gli anziani non è dunque in un’unica direzione; perché la terza età non va d’accordo con i traslochi, non sopporta i cambi d’abitudine, non cerca nuovo posizionamenti. Ma l’amore non fa testo, sbaraglia le regole e da nemici ci si ritrova amici ed amanti, come, forse, mai lo si è stati.

Calle Malaga declina malinconia ed accoglienza, ma anche provocazione passionale

Calle Malaga scorre gradevole, costruisce dettagli delicati, colorati e belli come ninnoli da ricordare in ogni momento, indugia su di essi e le loro forme che sono carezze per l’anima. Un lampadario, un armadio, una foto, un giradischi. Tutto è carico di una bellezza non riproducibile, tutto è calore.

La metropoli, come Madrid, luogo di ricordi negativi, non ha, per sua stessa natura, questa temperatura; la metropoli disorienta, esclude, isola, condanna, non conosce e non ascolta. Maria Angeles lo sa. Non a caso la sua confidente è suor Jolanda che ha fatto voto di silenzio: non proferisce parola, ma ascolta le avventure rocambolesche che Maria Angeles le confessa senza alcuna inibizione.

Calle Malaga ha una fotografia cromaticamente densa, calda, che abbraccia ed avvicina a quell’amore che la protagonista ha bisogno di spargere e di ricevere. La mescolanza di spagnolo e marocchino crea una litania che amplifica la particolarità di questa dimensione, così piccola ed affezionata, così utopistica e calpestata, nelle dinamiche contemporanee di molte comunità.

Calle Malaga – Cast

Contornata da pochi eccellenti comprimari, Carmen Maura è la spina dorsale di Calle Malaga. Interprete eccellente di questa grazia colorata, portatrice di uno sguardo spalancato e luminoso sulle cose che la circondano, rimanda amore perché è guardata con amore. Una signora-bambina che non vuole smettere di sorridere, di curare se stessa, di attirare bellezza ed appassionare.

Il coraggio di amare, di provare e fare provare piacere, di nutrire il passato che ancora fa stare bene in vita, nelle sue mani non è più un tabù e non lo dovrebbe mai essere né mai diventare. 

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Calle Malaga – Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Maria Angeles non vuole lasciare la sua casa natale di Tangeri, anche se serve alla figlia: lì è ricompreso tutti il suo passato, chi era, ma anche chi ancora può essere. Storia di resistenza fisica e spirituale, di attaccamento e valorizzazione delle proprie radici, di mantenimento della memoria addolorata da un espatrio ed un regime. Omaggio agli esuli politici, malinconica e vitale commedia, con finale inevitabilmente amaro, ed una riflessione sulla vivacità fisica ed intellettiva degli anziani, manutentori del senso comune di umanità.
Pyndaro
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

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