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No Other Choice – Il capitalismo lavorativo nella satira grottesca di Park Chan-wook

No Other Choice del maestro coreano Park Chan-wook è uno dei lavori più apprezzati che hanno debuttato nella sezione in concorso per il Leone d’oro alla 82. Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Un’opera accurata e ciclopica inspiegabilmente ignorata da un palmarès quest’anno più discutibile ed infelice di altre edizioni.

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Tratto dal romanzo di Westlake, The Ax, già portato sullo schermo da Costa Gravas con il titolo Il cacciatore di teste, No Other Choice si staglia memorabile tra i consimili in concorso per la sua assoluta ed eterogenea originalità, spiazzando l’occhio di chi guarda, e costruendo una riflessione iperbolica tragicomica e grottesca su differenti temi cruciali.

No Other choice

Dal sistema capitalistico che genera corti circuiti, allo sfruttamento e alla manipolazione della forza lavoro; dall’urgenza demoniaca degli stuatus quo, requisiti esistenziali per la Corea standard, all’avvelenamento delle aspettative che parte proprio da chi vive sotto il nostro stesso tetto; dalla disgregazione dei limiti di civile dignità pur di mantenere le apparenze, alla fragilità e alla grana effimera di ogni relazione amorosa, che basa se stessa su chi deve essere l’altro per noi e non su chi l’altro davvero è o scopre di essere.

No Other Choice – Trama

Man-soo (Lee Byung-hun), un operaio specializzato in un’azienda di produzione della carta, con la sua villetta di famiglia, la moglie graziosa ed accudente, due figli da crescere, due cani con cui dividere giochi e camminate, vede il suo mondo di borghese arrivato crollare quando viene licenziato. La sua azienda è stata venduta agli americani, si apprestano cambiamenti produttivi, si avvicinano inesorabili la macchina e l’intelligenza artificiale a sostituire l’opera dell’uomo.

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Man-soo tenta nuovi colloqui ma le cose non vanno come dovrebbero ed i debiti cominciano ad erodere la routine e la serenità familiare. Mentre scivola sulla china dell’irreparabile, l’uomo mette a punto il suo piano strampalato, logico e disperante: uccidere tutte le figure professionali concorrenti che possono escluderlo da future chiamate di aziende datrici di lavoro.

Ammazzare una persona è un lavoro, un impegno fisico, razionale ed etico non da poco, ma soprattutto è un’attività che da solo, per un profano, è più difficile da portare a termine. Così la moglie Mi-ri (Son Ye-jin), donna acuta, sensuale, dalle molteplici risorse, diventa sua insperata e fondamentale alleata nel digerire, seppellire e trasformare sensi di colpa, intoppi e perdite di senso di questa lunga, scoordinata, significativa agenda cautelativa di omicidi.

No Other Choice – Recensione

Figlio di Mr Vendetta e nipotile di Parasite, No Other Choice mescola rivalsa e conflitto sociali, in un’odissea caleidoscopica e debordante in puro stile Park Chan-wook, dove ci si ritrova ad ammazzare uno sconosciuto con guantoni da forno mentre la vittima piange per il tradimento della moglie, in una casa dal sofisticato stile architettonico.

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È un ritratto deformato di una società fintamente composta e fortemente ammalata di sé, in cui coabitano anime in pena, individui che strisciano sotto identico giogo di facciata, schiave di qualcuno e carnefici di qualcuno altro, pronte ad essere spazzate via al primo temporale manifesto, temporale però, che esse stesse hanno contribuito a costruire.

No Other choice

Rivalsa, conflitto sociale, guerra tra nuovi poveri

In Parasite c’erano i ricchi contro i poveri, in Oldboy la vittima di ingiustizie contro chi ciecamente aveva perpetrato quelle ingiustizie, in No Other Choice c’è una guerra impreparata ma irrinunciabile contro gli alter ego del protagonista, bersagli sullo stesso piano, livello, ceto di Man-soo. Costoro sono specchi dei suoi stessi ideali, tra cui ritroviamo la genuina passione per la carta, guarda caso un mondo analogico destinato alla tomba dal rimpiazzo digitale, ma anche delle sue stesse necessità, la stabilità finanziaria, la prestanza fisica, la famiglia appagata.

Dall’ingegnere capacissimo cui sfugge l’amore dell’appassionata moglie attrice al buon padre di famiglia che degrada se stesso a commesso di negozio, fino allo squalo del settore, bestia spietata e solitaria, cui viene tutto facile e che sembra essere sempre in controllo: sono tutte altre facce di Man-soo che non possono avere spazio, non c’è aria per nessuno che possa mettere i bastoni tra le ruote allo sterminatore domestico.

No Other choice

La donna Macbeth chiave di volta delle vendette preventive

Le esecuzioni non sono fredde, né realizzate ad arte, né prive di complicazioni o scrupoli: l’uomo, sbaglia, vacilla, si ferma, chiede perdono, grida la propria frustrazione. In soccorso di questa debolezza arriva la moglie, la figura femminile, icona determinata e determinate, più lucida del marito, che chiede, necessita, ambisce e guida, anche con la propria seduzione, una comandante di crociata, Macbeth dagli occhi a mandorla, storica forza organizzatrice dell’economia domestica, capotreno capitalistico della società coreana, baluardo insormontabile del mantenimento di quell’apparenza che conta più dell’essenza per la collettività.

Non ci sono alternative, non si può agire diversamente, che altro ci si può inventare? No Other choice è la satira di uno spaccato sociale aggiornato alla crisi odierna: la borghesia sistemata cade in disgrazia e come fece il proletariato post-guerra, si mette in agitazione.

Ma stavolta cerca vendetta tra i suoi simili, in una guerra tra futuri poveri, il ceto medio ex-agiato elimina le copie meglio riuscite di se stesso, ree di rendere più spietata la sopravvivenza nel mercato del lavoro, chiudendolo, escludendolo, privilegiandolo. Mentre i veri responsabili colonizzano il mondo seduti altrove.

Commistione e contaminazione di generi

In questa strampalata strada a senso unico No Other Choice prende varie forme: dalla commedia familiare, al dramma sociale, dalla farsa grottesca, al thriller con punte di assurdo. Si scivola dalla sorpresa alla risata, dal noir al melodramma, dalla tragedia allo sketch, in un omogeneizzato eterogeneo, che viaggia dal tramonto all’alba, durante le notti di rivelazioni, acciacchi, furbate non riuscite e colpi di fortuna.

Perché al buio lavora meglio l’insidia; persino l’intelligenza artificiale in fabbrica può lavorare senza illuminazione, figuriamoci l’uomo.

No Other Choice – Cast

Byung-hun è uno splendido protagonista, bello ed impacciato, bello e fallimentare, bello e scoraggiato. Malinconico e non capace, l’impaccio del perbene che si trasforma in irresistibile mostro maldestro. Affiancato da Ye-jin, compagna vivace, scanzonata, crudele, che ribalta le aspettative, scompagina le carte senza guardare in faccia a nessuno e senza perdere mai di vista l’attrazione fisica che la lega al marito e con cui esercita il proprio potere nel mondo maschile.

Non c’è un modo di interrompere la servitù capitalistica che non passi per una ghigliottina: devono cadere teste, si deve anche solo desiderare di farle cadere, e l’universo renderà l’occasione propizia. Largo al ricambio ciclico sistemico feroce, che elimina cordialmente, ti lascia sedere sul ceppo del condannato a morte oppure scegliere di portarci qualcun altro al posto tuo. Così comincia la faida dei nuovi-vecchi schiavi, mentre i padroni, non sempre ormai in carne ed ossa, si godono lo spettacolo.

No Other Choice – Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Operaio specializzato nella produzione della carta viene licenziato: per non perdere tutto decide di uccidere i colleghi concorrenti che potrebbero soffiargli un nuovo lavoro. Satira debordante, grottesca, umoristica e drammatica del maestro Park Chan-wook, che scarnifica ed aggiorna la denuncia al capitalismo e allo sfruttamento del lavoro con una guerra tra nuovi poveri, ossia i borghesi ex-sistemati. Vince l'apparenza sull'umanità, anche per questo l'intelligenza artificale è giusto ci colonizzi. Superbo.
Pyndaro
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

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