Blow the Man Down

“Blow the Man Down”: un film che occulta il suo spirito più autentico sotto una lastra di ghiaccio. Come un iceberg nasconde la sua pericolosa magnificenza nella profondità dell’oceano.

Giorni, o per meglio dire, settimane trascorse a consultare con metodica diligenza gli infiniti cataloghi delle piattaforme streaming alla ricerca del film giusto. Minuti, o per meglio dire ore, alla ricerca di una novità sostanziosa, che possa apportare qualche utile principio nutritivo ai nostri organismi ingrassati a remake e abbuffate seriali. Noi proviamo a suggerirvi questa storia conservata sotto ghiaccio, sfamata a pesce fresco e dispensata da Amazon Prime.

“Blow the man down” è stato premiato per la miglior sceneggiatura al Tribeca Film Festival, può far sfoggio di performance interpretative vive e intelligenti ed è stato così ben confezionato in un incarto da commedia nera da far venire una gran voglia di sostare per un po’ nella sua atmosfera glaciale. È un film facile da sottovalutare se non si presta la giusta attenzione. Eppure Bridget Savage Cole e Danielle Krudy debuttano alla regia disseminando dettagli molto interessanti.

Quando il grande schermo si tinge di black commedy e la neve inizia a scendere il richiamo dei fratelli Coen è un’eco capace di risuonare nelle vallate cinefile più sterminate. Potrebbe apparire forzato accostare ogni storia bizzarra, ogni vicenda innevata e grottesca, al cinema dei fratelli di Minneapolis, ma in questo caso il nostro “cadere in tentazione” merita una caritatevole assoluzione.  

In “Blow the Man Down” c’è parecchio umorismo oscuro, ci sono neve, ghiaccio e silenzio, e ci sono vicende cupe, contorte e insanguiniate. E c’è anche la giusta dose di freschezza per poter sopravvivere al considerevole confronto. Un “Fargo” di porto, in cui si vende pesce e si muore di freddo, in cui la furia e il rancore viene messo a tacere dalla stoica capacità femminile di fare ciò che va fatto.

Blow the Man Down
Sophie Lowe (qui Priscilla) è stata Alice nella serie “C’era una volta nel paese delle meraviglie”, lo spin-off di “Once Upon a Time”. Morgan Saylor (Mary Beth) è stata Dana Brody in “Homeland”

Priscilla (Sophie Lowe) un volto candido e lunghi capelli castani. Un’eleganza innata che nasconde una spina dorsale ben salda. È riflessiva, protettiva, è la figlia devota. E Mary Beth (Morgan Saylor), la sorella più piccola, la ribelle. Sempre con un berretto di lana rosso, come se la sua testa fosse costantemente impegnata a partorire idee esplosive.  Le sorelle Connoly sono alle prese con il funerale della madre, con una rivendita polverosa di pesce fresco e con una casa d’infanzia che sanno non potranno più permettersi. Priscilla prova tenacemente a tenere i cocci incollati l’uno all’altro, mentre Mary Beth desidera gettare tutto all’aria, andare al college e dimenticare quella vecchia cittadina in cui nulla cambia e tutto si congela.

A Mary Beth piacciono i tipi poco raccomandabili. Quella sera, dopo il funerale della madre, si avvicina a Gorski (Ebon Moss-Bach). Qualche bicchiere in più, un’auto guidata in modo imprudente, un po’ di cocaina prelevata dal cruscotto dove fa capolino una pistola. Ma la ragazzina è sveglia e ha una mira sorprendente: un arpione, conficcato nel collo di quell’uomo, e l’incubo finisce qui. Eppure chiamare la polizia non sembra una buona idea, e ora c’è un corpo da smaltire. Fortunatamente la scrupolosa Priscilla sa come usare un coltello.

Tuttavia se si trova sulla scena del crimine un sacco di denaro si dovrebbe sapere che questo sarò causa di molti problemi. E sarebbe utile anche non dimenticare nulla che possa ricondurre al negozio di famiglia. Non è forse questo ciò che ci insegnano tutti i crime di cui ci siamo nutriti fino ad ora? Eppure Priscilla e Mary Beth dimenticano qualche capitolo della lezione e i loro numerosi errori finiranno per mescolarsi nella stessa fanghiglia in cui sono state sommerse altre losche vicende locali.

Lo strambo e antiquato Bed & Breakfast di Easter Cove è in realtà un bordello, gestito dalla regina indiscussa del porto Enid Devlin (Margo Martindale). Enid oscilla fra i suoi affari e quell’insaziabile senso di insoddisfazione: un equilibrio precario supportato da un bastone e dal whisky, un risentimento così ardente da poter sciogliere tutto il ghiaccio che la circonda. Desidera con tutta se stessa rammentare alle giovani Connoly quanto una donna, spinta dall’istinto di sopravvivenza, non solo sia capace di proteggere ciò a cui tiene, ma sappia costruire un intero impero.

Blow the Man Down

E così fra chi è deciso a dissotterrare segreti e chi a interrare corpi, in “Blow the Man Down” conquistano lo schermo uomini barbuti in camicia di flanella intenti ad intonare un coro ricco di folklore e pathos. Come fosse una tragedia greca messa in scena in un teatro del Nord degli Stati Uniti. (Nel ruolo del pescatore dedito al mascolino canto c’è David Coffin, cantante folk specializzato nelle antiche ballate marinaresche come quella che dà il titolo al film).

Una colonna sonora vigorosa ed evocativa: eppure la musica è la sola a propagare testosterone. A Easter Cove comandano le donne: sono loro a bere whisky e birra al bancone del bar, a gestire negozi, a proteggere la comunità, e soprattutto sono loro a gestire il mercato convenzionalmente machista del sesso. E ciò che colpisce maggiormente è quanto queste donne non rinuncino mai alla loro femminilità: non scimmiottano affatto le prepotenze maschili. Le questioni più spinose possono essere risolte bevendo un thè caldo, si può dibattere di un omicidio davanti ad una fetta di torta, e circondare la propria nemica durante la messa in piega è sicuramente l’idea migliore per farle capire che non le saranno concesse vie di fuga.  

Blow the Man Down
Marceline Hugot (Doreen) e Margo Martindale (Enid)

In “Blow the Man Down” gli uomini sono stati spogliati delle loro vesti autoritarie. I due poliziotti della città si lasciano abbindolare dal fascino femminile e, troppo presi dalle prassi burocratiche, non si accorgono di ciò che si nasconde sotto le crepe del villaggio ghiacciato. Gli altri uomini probabilmente si trovano sulle loro barche da pesca, o al piano di sopra con le ragazze di Enid, o siedono composti al tavolo della cucina chiedendo una forchetta alla moglie per gustare un dolce fatto in casa. Sono le donne ad aver creato la città, ad averla protetta, a gestire gli affari, anche quando questo significa armarsi di vanga e arpione. Lo sanno bene le tre “occulta-corpi” Susie (June Squibb) Doreen (Marceline Hugot), e Gail (Annette O’Toole): le tre “anziane signore” conoscono ogni truce inconfessato segreto, ogni pensiero clandestino, ogni dramma consumato a Easter Cove.

Blow the Man Down
Susie (June Squibb) Doreen (Marceline Hugot), e Gail (Annette O’Toole)

A Easter Cove, sulla rocciosa costa del Maine ci si muove con cautela. Meglio non provarci neanche a tramare qualcosa. Dove sono le donne a dirigere il gioco pare vi sia sempre un arpione pronto a conficcarsi nelle carni di chi ha assaporato l’illusione di sentirsi più astuto di loro. Le sirene dopotutto non temono né gli abissi né le tempeste.

Voto Autore: [usr 3,0]

Silvia Strada
Ama alla follia il cinema coreano: occhi a mandorla e inquadrature perfette, ma anche violenza, carne, sangue, martelli, e polipi mangiati vivi. Ma non è cattiva. Anzi, è sorprendentemente sentimentale, attenta alle dinamiche psicologiche di film noiosissimi, e capace di innamorarsi di un vecchio Tarkovskij d’annata. Ha studiato criminologia, e viene dalla Romagna: terra di registi visionari e sanguigni poeti. Ama la sregolatezza e le caotiche emozioni in cui la fa precipitare, ogni domenica, la sua Inter.

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