mercoledì, 21 Agosto, 2021

Belgica: la recensione del film di Felix Van Groeningen

Belgica: la recensione del film di Felix Van Groeningen, premiato al Sundance Film Festival

Belgica è il nome di un bar appena aperto nella cittadina belga di Gand: lo gestisce Jo (Stef Aerts), biondo, dolce, mingherlino, con un occhio solo, lui ama la musica, le esibizioni dal vivo di band amiche e le persone; perciò il suo è un locale aperto a tutti, che non conosce confini anzi è in procinto di ampliarsi fino a contenere più di cento persone.

Frank (Tom Vermeir) è suo fratello maggiore, lavora in una concessionaria d’auto, marito e padre di un bimbo piccolo, è impulsivo, scatenato, ama la musica anche lui, l’alcool e le donne: vorrebbe affiancare il fratello minore nella guida del Belgica.

Dalla loro unione il vecchio pub rinasce a vita splendida, diventando un disinvolto punto di riferimento urbano ed extraurbano per giovani di tutte le razze e classi sociali, con concerti dal vivo sempre più affollati, un’equipe via via più indaffarata, fiumi di alcool, donne e droghe libere, con annessi exploit economici, scontri interni, sballo collettivo, debiti crescenti, rischio di bancarotta e un conflitto sopito ed inevitabile tra due fratelli dalla personalità opposta, legati da un’infanzia difficile e solitaria, destinati ad affrontare ciascuno le proprie responsabilità: la gioventù finisce quando fai male agli altri, non solo, o non più solo, quando nuoci a te stesso.

Belgica

Belgica streaming su Netflix


Tra il candidato all’Oscar come miglior film straniero Alabama Monroe e il più recente Beautiful boy, il fiammingo Felix Van Groeningen dirige Belgica, uscito nel 2016, premiato per la regia al Sundance Film Festival dello stesso anno, tutt’ora disponibile su piattaforma Netflix: colpiscono anche in quest’occasione la sua sensibilità verso tematiche nate all’interno di nuclei familiari, l’attenzione a dinamiche intime, esaltate non tanto dall’elemento testuale, ma da quello situazionale, seguito nel suo organico dispiegarsi, passo passo, con una fiducia ed una dedizione ammirevoli, fino alle estreme necessarie conseguenze.

Belgica trama

Ispirato a vicende autobiografiche (il padre del regista aveva un pub in cui credeva moltissimo), Belgica è animato dall’ amore viscerale di Van Groeningen per la musica, profondo al punto di ingaggiare i Soulwax, band originaria proprio della cittadina di Gand, per realizzare un’affollatissima colonna sonora, che vanta dieci composizioni di genere estremamente diverso, realizzate da complessi musicali molto differenti tra loro, inscenate proprio durante il film.

In esso si mescolano insieme trip collettivi notturni e bruschi risvegli mattutini, in un dramma musical-familiare che precipita gradino dopo gradino nella china opposta al successo, alla solidarietà e alle buone intenzioni con cui era iniziato, scontando sul ritmo complessivo una certa dilatazione rappresentativa concentrata in pozze ipnotiche, tendenzialmente ripetitive, dei vari concerti, dove si privilegia la documentazione di un’esibizione all’architettura della storia.

Belgica

Il pub è spazio teatrale del tragico e della follia raggiunte, luogo di consenso e dissenso insieme, della regola e del suo eccesso, la forma e la trasformazione della stessa, limite e trampolino, desiderio ed inciampo, promessa e tradimento, trasgressione e redenzione per due anime fraterne divise dal tempo e dalla vita ereditata, che mai, però, si sono perse veramente di vista.

Li smuove un sentimento di unione più forte delle differenze caratteriali, più duro della sventura di avere un padre alcolizzato assente che gli ha trasmesso principalmente guai e vizi, più ostinato di ogni dipendenza alcolica, sessuale o da stupefacenti: sono uno il guaritore dell’altro, Frank difendeva Jo dai bulli quando erano piccoli, Jo veglia su Frank incandescente e fagocitato dal business che lui stesso ha voluto far decollare, ad un passo dal perdere la famiglia e se stesso.

Belgica recensione

Belgica è la metafora di un mondo sveglio dopo il tramonto che segue le proprie regole e sgretola progressivamente chi non si fa lupo come vorrebbe, chi non regge i suoi ritmi, chi vorrebbe restare a pelo d’acqua invece di conficcarsi nell’apnea degli abissi; sintesi per antonomasia di una finta vittoria personale e sociale, coadiuvata da alcool, cocaina e mazzette, ideali per allentare tensioni, dribblare ostacoli ed evadere più speditamente dall’angusto quotidiano; parafrasi di una gioventù fuggita in qualche modo anzitempo, non troppo a pieno goduta dal duo protagonista, che non può tornare indietro, anche se si crea un’oasi tutta per sé, perché il momento è passato e la responsabilità presente chiede il proprio spazio ben oltre gli orari di chiusura di un chiassoso locale notturno sulla bocca di tutti; emblema perchè no di un Belgio che la storia ha voluto sempre scisso politicamente, religiosamente, territorialmente tra Francia, Olanda e Germania, unificato su carta, concretamente separato e, spesso, in opposizione.

Belgica

Belgica è fin troppo punteggiato nei suoi vortici elettronici da esibizioni teatrali-musicali che spaziano, anche virtuosamente, dall’elettronico, al rap, al rock, al pop, trascinando se stessa e lo spettatore in una dilatazione ripetitiva che può risultare fine a se stessa, espressione di un gusto personale, non di un’economia narrativa, anche se di fatto, rende gioco facile all’inevitabile finale che stacca la spina per disinnescare la tragedia vera.

Dunque l’accumulo descrittivo dell’identica situazione non giova allo sviluppo della trama, semmai alla lunga distrae e toglie urgenza ad un conflitto di cui dimentichiamo modalità, ragioni, tempistiche e scopi, e che invece sa essere radicato e struggente insieme, attraversato, negli sprazzi che gli sono concessi di essere, con la rabbia, l’amore e la disperazione propri di chi ha fiducia reale nell’altro, per quanto debole, insicuro, sfrenato, irresponsabile possa essere: sempre di formazione personale stiamo parlando, sempre di maturità e di un proprio posto nel mondo si tratta, a maggior ragione se il posto in questione sembra essere stato creato proprio da chi non riesce a darselo.

Belgica

Solido il duo di attori principali, affiatati e complementari, la forza e la dolcezza, l’onda che aggredisce e porta mutamento, l’onda che si ritrae senza lasciare cicatrici, energeticamente uno è la contromisura calibrata dell’altro; plauso al coraggio di un cast che nella sua interezza contiene diverse etnie, diverse stazze, diversi colori e diverse bellezze fuori dall’annoiato canonico visto altrove, mille volte e spesso male, e che da noi vaneggiamo ancora.

Fotografia notevole di Ruben Impens: si prende la scena fin dall’inizio accompagnando con i colori forti con cui si illumina il palco teatrale durante una performance live tutta la vita notturna di brindisi, sniffate, mucchi e baldorie per poi trasformarsi nell’aplomb urbano e piatto dell’atmosfera belga che per costituzione poco di bello lascia al sogno di domani.

Belgica

A volte è sembrato di assistere alla ripetitività degli sballi di The wolf of Wall Street senza voce fuori-campo, guida scorsesiana, e con una stratificazione tematica meno epica e più decentrata: dunque che sia gusto o sia mancanza, la reiterazione del festino diventa accessorio più ingombrante che utile, a volte richiama il videoclip e surclassa il movimento del legame principe, infiacchendolo; ed è un peccato vista la bontà recitative, i punti di forza del soggetto e gli spunti poetici possibili.

Resta una sensazione finale di mancata scelta tra due grandi passioni del regista, musica e famiglia, entrambe cooptate per l’occasione in una proporzione quantitativa squilibrata, che, fortunatamente, non ci fa perdere del tutto una dose di benignità per ciò che guardiamo. C’è un monito malinconico rinchiuso nella vicenda di Jo e Frank, che proviamo a sintetizzare così: sì, si può smettere di farsi male nel presente, per qualcosa che non si è avuto nel passato: allora, forse, può cominciare il futuro.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SINOSSI

Ascesa, caduta, stabilizzazione di Belgica, un pub della cittadina belga di Gand gestito prima da Jo, poi, anche dal fratello Frank. Riavvicinamento, scontro e redenzione del duo fraterno, in un dramma musicale e familiare che sembra prediligere più la prima sponda della seconda, sbilanciando per accumulo rappresentativo verso esibizioni musicali pur virtuose, il legame principale che ne risulta slabbrato ed indebolito. Si lascia amare la passione d'intenti e il malinconico sguardo al Belgio paese, al mondo dello sballo notturno e con esso alla gioventù che manca.
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

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