martedì, 19 Ottobre, 2021

LGBTQIA: Serie Queer Da Vedere Durante il Pride Month

Serie Queer da vedere durante il Pride Month il mese dedicato alle iniziative sulle tematiche legate alla comunità LGBTQIA

Siamo nel pieno di giugno che ormai, a livello internazionale, è riconosciuto come il mese del Pride dedicato alla comunità LGBTQIA. E con l’assenza di un Gay Pride in presenza l’anno scorso per via dell’emergenza sanitaria, quest’anno, ancora di più, si sente la necessità di festeggiare e celebrare il mese arcobaleno.

Se avete già visto le nostre 5 scelte per film a tema LGBT e ne volete ancora, queste 5 Serie Queer da vedere durante il Pride Month faranno giusto al caso vostro!

1. Pose

Pose

Creata dagli infaticabili Ryan Murphy e Brad Falchuk e arrivato da poco alla terza e conclusiva stagione, Pose è una serie unica nel suo genere, dominata da un cast afroamericano e queer, che ci trasporta nel mondo delle ball room di New York negli anni ’80 e ’90. Per chi ha visto il bellissimo documentario Paris is burning il mondo rappresentato sarà più familiare, ma in ogni caso molto affascinante da approfondire.

La serie segue Damon, ragazzino gay cacciato di casa, che trova la sua nuova famiglia nella “madre” Blanca, donna trans che ha trovato nel mondo delle House la sua vera dimensione. Una serie che tratta di tematiche LGBTQIA molto dure, come la transfobia e l’HIV e lo fa in un modo elegantemente accurato nei dettagli, come è tipico dei suoi produttori.

2. Please Like Me

Di tutt’altro genere è questa commedia delicata e ironica creata, diretta e interpretata dall’australiano Josh Thomas. La serie inizia con Josh che viene lasciato dalla sua fidanzata Claire e che scopre così il suo vero orientamento sessuale.

Josh Thomas è un comico molto conosciuto in Australia e grazie a questa serie dall’umorismo molto millenial e molto awkward ha conquistato, a ragione, anche il pubblico internazionale, finendo pure su Netflix ed è una delle serie LGBTQIA più apprezzate

3. Feel Good

serie feel good

Da poco arrivata su Netflix la sua seconda e ultima stagione, Feel Good è una breve serie semi-autobiografica creata e interpretata dalla comica canadese Mae Martin, che interseca le difficoltà della sua vita amorosa insieme a quelle della sua tossicodipendenza.

Una sit com con diversi risvolti amari e malinconici, come ormai sembra essere quasi un vero e proprio genere di serie ideate da comici, basti pensare al Master of None di Aziz Ansari o alla fortunata After Life di Ricky Gervais.

Feel Good è una delle poche serie che presenta tra i personaggi principali due donne dichiaratamente bisessuali, che ancora oggi, anche nella comunità queer e LGBTQIA, resta forse la sessualità più bistrattata.

4. Now Apocalypse

serie now apocalypse

Disponibile su Starz Play questa folle e kitchsissima serie comica che sfonda nel paranormale andando a scomodare persino i rettiliani.

Creata da Gregg Araki, regista noto soprattutto per il bellissimo e inquietante Mysterious Skin, che vedeva come protagonista un giovanissimo Joseph Gordon Lewitt, Now Apocalypse segue il fumatissimo Ulysses (Avan Jogia), che dopo una notte di passione con l’evanescente Gabriel (nomen omen, non a caso) comincia ad avere delle allucinazioni che combinano sesso e alieni.

Attorno a lui una sgangherata parure di personaggi secondari che esplorano a loro modo tutte le sfaccettature del sesso e della vita amorosa.

5. It’s A Sin

Last but not least, finiamo questa lista con forse la miniserie più bella e drammatica dell’anno. It’s a Sin è l’ultimo capolavoro del geniale Russel T. Davies, sceneggiatore e creatore di serie britanniche gustosamente provocatorie come Queer as Folk, la triade Cucumber Banana e Tofu e il più recente Years and Years.

Finalmente arrivato in Italia il 1°giugno, sulla piattaforma Starz Play, It’s a sin è un devastante ed euforico ritratto dell’intera generazione che venne decimata dall’epidemia di HIV negli anni ’80. Seguendo dieci anni di vita di un gruppo di amici a Londra, It’s a sin si sofferma su Richie, giovane dalle belle speranze, che finalmente, arrivando nella grande metropoli, pensa di poter vivere liberamente e pienamente la sua vita.

Un ritratto allo stesso tempo tremendo e delicato, crudo e sofferto, un bellissimo atto di ricordo per le vittime del periodo (come ricorda un personaggio, morte di vergogna oltre che per la malattia) e assoluto must per chiunque voglia conoscere un periodo così fondamentale della storia recente legato al movimento LGBTQIA.

Marianna Cortese
Attualmente laureanda in Lettere Moderne, ho sempre avuto un appetito eclettico nei confronti del cinema, fin da quando da bambina divoravo il Dizionario del Mereghetti. Da allora ho voluto combinare cinema e scrittura nei modi più diversi e ho trangugiato di tutto: da Kim Ki-Duk a Noah Baumbach, da Pedro Almodovar a Alberto Lattuada. E non sono ancora sazia.

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