Auguri per la tua morte / Ancora auguri per la tua morte

“And I’ll be back again, and again and again and again and again…” cantavano i The Highwaymen (superband country formata tra gli altri da Johnny Cash e Willie Nelson) in uno dei loro pezzi più famosi, il quale sarebbe stato colonna sonora ideale per le vicissitudini vissute dalla protagonista del dittico formato da Auguri per la tua morte e Ancora auguri per la tua morte, pellicole datate rispettivamente 2017 e 2019 entrambe dirette da Christopher Landon. Il regista californiano, autore in passato del mediocre Il segnato (2010) e del demenzial-citazionista Manuale scout per l’apocalisse zombie (2015), piccolo guilty pleasure che vi consigliamo di recuperare, passa sotto l’egida produttiva del guru horror Jason Blum e della sua Blumhouse e inizia la sua personalissima saga (un terzo capitolo era previsto nelle origini, ma i tiepidi incassi al botteghini del secondo lo hanno messo in un limbo ad oggi indecifrabile) che rimescola nel primo episodio il genere slasher e nel secondo il cinema di fantascienza con un’idea apparentemente abusata ma sfruttata in un’ottica fresca e sorprendente.

Auguri per la tua morte

La base narrativa è quella alla base di classici della commedia come Ricomincio da capo (1993) o di recenti blockbuster quali Edge of Tomorrow – Senza domani (2014), e chi conosce i suddetti titoli avrà già compreso il leit-motiv, ossia quello di una costante ripetizione dello stesso giorno ad un potenziale infinito. Questo è il destino che tocca alla bella Theresa Gelbman, ragazza del college dal carattere disinibito che una mattina, in seguito ad una pesante sbronza, si risveglia nel letto del compagno di classe Carter. Una chiamata del padre la desta dal pesante sonno e, dopo lo shock iniziale di essersi risvegliata in un posto sconosciuto (ma l’intestatario della camera giura di non avere approfittato della sua infelice condizione alcoolica), Theresa riprende il suo tram-tram quotidiano, pronta a festeggiare il proprio compleanno che cade proprio in tal dì. Durante le ventiquattrore incontra personaggi chiave della sua esistenza e la sera stessa viene inseguita e uccisa da un individuo misterioso indossante la maschera della mascotte scolastica. Invece di passar “a miglior vita” la giovane viene nuovamente ridestata dalla suoneria del suo cellulare e si ritrova ancora una volta nella stanza di Carter. La Nostra pensa di aver fatto un brutto sogno premonitore, nonostante l’effetto deja-vu sempre più forte e marcato negli eventi che accadono in identica maniera al presunto incubo al suo passaggio. E quando anche in quest’occasione al calare delle tenebre trova un’altra volta la morte per mano dell’assassino travestito ed è vittima del medesimo risveglio, comprende come sia finita in un loop temporale dal quale l’unico modo per uscirne sembra quella di scoprire la reale identità del killer prima che sia troppo tardi.

Auguri per la tua morte

Questo è al netto di spoiler (quanto scritto sopra avviene già nei primissimi giri di lancette, con una rapida quanto incisiva gestione del ritmo) il plot del film originale mentre per quanto concerne il seguito, senza fare ulteriori rivelazioni ai neofiti, basterà dire che la formula è rimasta intatta con l’aggiunta delle dimensioni parallele, scelta di sceneggiatura che rimescola in maniera intelligente tutte le varie carte in tavola, peccando forse in originalità (per la serie, il troppo stroppia) ma mantenendo sempre quell’atmosfera da ludico intrattenimento. Perché si, nonostante la trama possa far intuire sviluppi sanguinolenti e potenzialmente tragici, i due Auguri per la tua morte sono operazioni imbastite sul puro divertimento di genere, con la stessa violenza utilizzata sempre in chiave ironica e frizzante negli svariati modus operandi in cui la mai rassegnata protagonista si trova a perdere la vita. Il tutto condito da gradevoli elementi mystery nelle indagini per scoprire il colpevole del proprio omicidio e da una messa in scena pop e moderna che non ha paura dei propri limiti concettuali ma anzi li esalta a dismisura in una rimasticazione di generi e atmosfere che sfiora a tratti anche influenze slapstick, merito soprattutto della scatenata e irresistibile performance della bella e simpatica Jessica Rothe, al suo primo ruolo da star assoluta in un cast eterogeneo e altrettanto azzeccato.

Auguri per la tua morte

Nonostante le sopracitate similitudini di incipit e situazioni, evidenti e orgogliosamente dichiarate, è comunque sbagliato considerare il secondo tassello (Ancora auguri per la tua morte) come una mera operazione di copia / incolla atta ad attirare il pubblico con un intendo fidelizzante: Ancora auguri per la tua morte trova infatti nuovi spunti ed esaspera ulteriormente il substrato drammatico e psicologico, già presente seppur in dosi minori nel capostipite. Perché oltre a provocare sane risate, di un cattivo gusto sano e mai volgare, il mood del franchise si arricchisce nel progredire dei rispettivi eventi di sviluppi romantici mai stucchevoli e di toni malinconici sul senso di destino e sulla cosa giusta da fare anche a discapito di ritrovati affetti, elemento che apre a inaspettati squarci emozionali che lasciano il segno. Landon è infatti abile nel trovare la corretta sensibilità per la sua eroina “ritornante” ed amalgama con ammirabile equilibrio le varie anime del racconto, offrendo, nel totale ad oggi del complessivo minutaggio, quasi tre ore di visione che dietro l’apparente superficialità di partenza nascondono molti e inaspettati sussulti che si distinguono dalla massa delle, soventemente deludenti, comedy-horror odierne.

Voto Autore: 3.5 out of 5 stars

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