Amanti, la recensione del film di Nicole Garcia

In concorso al Festival di Venezia del 2020, Amanti di Nicole Garcia è in questi giorni nelle nostre sale, distribuito da Movies Inspired. Si tratta del nono film per la regista francese, il cui cinema, attraversato costantemente da suggestioni noir, esplora l’amore, il desiderio, la solitudine, le disillusioni, la menzogna; temi compendiati in special modo ne L’avversario (2002), tratto dall’omonimo romanzo di Emmanuel Carrère sul drammatico caso Romand, finto medico e ricercatore OMS, che per occultare le proprie bugie giunse a uccidere i suoi familiari.

Amanti
Stacy Martin e Pierre Niney

Amanti, un triangolo noir che non graffia fino in fondo

Anche in Amanti troviamo gli stessi motivi.  Suddiviso in tre atti, corrispondenti ai luoghi dove gli eventi accadono (Parigi, Oceano Indiano, Ginevra), il film racconta la storia d’amore tra i giovani Lisa (Stacy Martin) e Simon (Pierre Niney). Lei lavora come cameriera, lui, animo ribelle, spaccia droga per clienti facoltosi di Parigi. Quando una sera uno di questi muore per overdose, Simon scappa abbandonando Lisa, nonostante la promessa di portarla con sé.

La ragazza cerca di voltare pagina e conosce Leo (Benoît Magimel), ricco e affermato agente assicurativo. I due si sposano, ma il matrimonio è per Lisa una gabbia dorata, fatta di soldi, agi e tanta solitudine. Durante un viaggio alle Isole Mauritius, Lisa rincontra dopo qualche anno Simon, che lavora nel resort in cui lei alloggia con Leo. Tra i due ricomincia la passione di un tempo: entrambi sono naturalmente consapevoli che il loro sentimento non si è mai interrotto.

Tornata a Ginevra, dove vive con Leo, Lisa continua il suo rapporto clandestino con Simon che l’ha seguita. La loro relazione assume tratti sempre più audaci (Simon viene assunto come chef da Lisa per le importanti cene di lavoro del marito) e inquietanti, poiché nei due inizia a serpeggiare l’idea di liberarsi di Leo.

Amanti
Stacy Martin e Benoît Magimel

La regia di Garcia è, come di consueto, raffinata e ricercata (l’inquadratura in apertura del film con i due amanti abbracciati ne è esempio) e opta per una fotografia fredda, grigia, cupa.

Già in occasione del concorso veneziano, il film non è stato accolto, da una parte della critica, molto positivamente. La sceneggiatura (con la Garcia ha collaborato, come in passato, Jacques Fieschi, recentemente premiato con un César per l’adattamento cinematografico di Illusioni perdute) è, in effetti, debole. I risvolti delle vicende sono piuttosto prevedibili e i pochi colpi di scena sono gestiti in maniera frettolosa e didascalica. La coincidenza per la quale Simon lavora proprio nell’hotel dove ci sono Lisa e Leo, o l’altra per la quale una vecchia conoscenza di Lisa informa Leo dell’identità di Simon si presentano in maniera troppo estemporanea e improvvisa per non rivelare una certa pretenziosità.

Al tempo stesso, tuttavia, la buona prova del cast fa da rimedio a questa scrittura a tratti ordinaria e scialba. Stacy Martin (nello stesso anno è uscito Archive), con la sua algida e ansiosa espressività, ben comunica il tormento sentimentale che la blocca; Pierre Niney offre una performance riuscita nell’esprimere la furbizia sfrontata e fatalmente tragica dell’antieroe. Magimel infine è il migliore dei tre: perfetta la sua interpretazione di Leo uomo rozzo e rude, che nasconde dietro modi autoritari l’incapacità di esternare a parole il proprio sentimento per Lisa, condizionato com’è dal principio per cui amare è possedere.

Amanti
Benoît Magimel e Pierre Niney

Non stupisce che il cast abbia offerto una prova di spessore. Il cinema della Garcia, già dai tempi di Place Vendôme (1998), isola i protagonisti in un mondo ovattato, dove hanno a che a fare prevalentemente con sé stessi, mentre li consumano fantasmi di colpe e paranoie dai quali non riescono a liberarsi. Il resto è solo ambiente, scenario malinconico e quasi inanimato che li sfiora appena. Questo porta gli attori a sperimentare più del solito, tra istinto e libertà, come hanno confermato sia Martin sia Magimel (che già lavorò nel 2006 con la regista francese in Quello che gli uomini non dicono).

In Amanti il rilievo su questi aspetti psicologici non è però accompagnato da un’atmosfera noir/thriller che sia veramente intrigante e viscerale. Le linee emozionali del dramma sentimentale non si accendono mai del tutto; la tensione non è quasi mai palpabile. Su questo versante, l’unica scena degna di nota si ha quando Leo e Simon si trovano nella stessa macchina, di notte, e in una sosta sembra che Simon stia per investire l’uomo. Ma è solo un momento, eco lontana di un brivido che stenta ad arrivare.

Nonostante questi limiti, il film è, nel complesso, coinvolgente: la curiosità di sapere come si risolverà il triangolo rimane fino alla fine. Anche i temi sociali che Garcia fa emergere non sono così irrilevanti: le condizioni lavorative precarie dei giovani, le loro angosce che sfociano in scelte sbagliate sono ben descritte, ed è rappresentata efficacemente la glaciale, eterna supremazia del denaro, che può soggiogare e perdere le vite e le anime delle persone.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SINOSSI

Amanti, nona fatica di Nicole Garcia, è un dramma d'amore noir che si avvale soprattutto di una regia raffinata e di un buon cast, mentre non eccelle sul piano della sceneggiatura e degli esiti drammatici.
Giulia Angonese
Giulia Angonese
Percorso formativo in filosofia (PhD conseguito nel 2017), mi dedico al cinema con passione e continuità, cercando sempre di cogliere dinamiche di pensiero e atmosfere sottese agli intrecci narrativi.

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