Archive – Non mi lasciare, la recensione

Archive – Non mi lasciare è un film di genere fantascientifico del 2020 scritto e diretto da Gavin Rothery, che qui firma la sua prima opera da regista. Nel cast figurano attori noti al grande pubblico, quali Theo James, Stacy Martin, Rhona Mitra e Toby Jones.

La pellicola è disponibile dal 5 Maggio all’interno del catalogo di Amazon Prime Video.

Archive – Non mi lasciare trama

Nelle innevate lande nipponiche, nell’anno 2038, lo scienziato George Almore (Toby Jones) sta lavorando ad un progetto tecnologico rivoluzionario: si tratta infatti della costruzione di un intelligenza artificiale capace di eguagliare per intelligenza e sentimenti l’animo di un essere umano.

Il vero scopo di George non è però quello di affermarsi e di ottenere fama e gloria da questa scoperta, il vero obbiettivo dello scienziato è quello di riportare in vita la defunta moglie Jules (Stacy Martin) morta anni prima a seguito di un incidente stradale.

Archive – Non mi lasciare recensione

Nel suo primo lungometraggio il regista Gavin Rothery vuole subito mettersi a confronto con il complesso tema dell’intellegenza artificiale, un argomento spesso trattato nel cinema e nella letteratura, ma che risulta essere molto astruso, in quanto per esprimere tutto il suo potenziale ha bisogno di basi estremamente solide sia per quanto riguarda il comparto tecnico-visivo sia nello sceneggiato, che oltre a raccontare una storia intrigante e intrattenente deve comunque far riflettere lo spettatore e porgli davanti tematiche complesse, spesso di tipo filosofico-esistenziale.

Purtroppo il film salta completamente il secondo punto. Se sotto il profilo tecnico il regista, già designer di Moon di Duncan Jones, riesce a creare una buona ambientazione fantascientifica, con scenografie, ambientazioni ed effetti visivi più che credibili, egli crea un opera che manca di spessore narrativo, la sceneggiatura è un qualcosa di già visto, che non aggiunge nulla a quelle di opere passate.

Inoltre sono assenti tutte le riflessione tipiche dei prodotti di questo genere, esse sono semplicemente abbozzate, ma mancano di approfondimento e ciò cambia completamente l’aspetto del film, che vorrebbe far parte di quel gruppo di film fantascientifici di tipo filosofico, ma risulta essere invece un opera di solo intrattenimento.

Il protagonista dell’opera George Almore, interpretato in maniera discreta da Theo James, risulta poco approfondito. Si capiscono le ragioni che lo spingono alla creazione di una nuova forma di intelligenza artificiale, capace di replicare sembianze e animo della propria moglie, ma viene scavato ben poco il rapporto dello scienziato con la coniuge, se non con alcuni flashback, che vengono mostrati durante il film.

Un lavoro migliore è stato fatto sui vari droidi, come J2, che si mostra come un essere senziente, capace di maturare emozioni umane come amore e gelosia, pur mantenendo il proprio aspetto da macchina da lavoro. Anche il personaggio di J3, impersonato da Stacy Martin, è ben abbozzato, ma a causa di una scarsa presenza sullo schermo non completa la propria evoluzione. Il finale, che sicuramente spiazza lo spettatore facendogli fare un boato di sorpresa, non poggia però su basi solide e di conseguenza lascia aperte molte domande, domande alle quali non verrà mai data risposta.

Insomma Archive – Non mi lasciare è un prodotto che non regala molto a chi lo visiona, un opera che voleva ricordare grandi classici come Blade Runner e A.I – Intelligenza artificiale ma che non fa altro che mostrarne l’enorme divario. Rimane comunque un film scorrevole e godibile per chi vuole guardare un opera di genere fantascientifico senza troppe pretese.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SINOSSI

Archive - Non mi lasciare è un film che cerca di raccontare un universo fantascientifico dove il divario tra uomini e macchine è destinato a diventare sempre più sottile. Un tema forse troppo complesso per un debutto alla regia, che qui si mostra buona ma non all'altezza del soggetto e porta sullo schermo una pellicola godibile ma che non apre cuore e mente.
Davide Secchi T.
Davide Secchi T.
Cresciuto a pane e cinema, il mio amore per la settima arte è negli anni diventato sempre più grande e oltre a donarmi grandissime emozioni mi ha accompagnato nella mia maturazione personale. Orson Welles, Ingmar Bergman, Akira Kurosawa e Federico Fellini sono gli autori che mi hanno avvicinato a questo mondo meraviglioso.

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