Non sembra intenzionato a sradicarsi dai primi posti della classifica di Netflix uno degli ultimi prodotti arrivati in catalogo, Carry-on. Il film è infatti distribuito ufficialmente dalla piattaforma streaming più famosa al mondo, su cui è giunto lo scorso 13 dicembre, appena in tempo per la fruizione delle feste. Il lungometraggio non ha perso tempo nel diventare un fenomeno globale, guadagnandosi il merito di dirsi il prodotto con più visualizzazioni dell’anno al momento del suo debutto. Il genere d’appartenenza è quello dell’action thriller, declinato in ambientazione aeroportuale, e la durata è di centoventi minuti. La macchina da presa è affidata alle sapienti mani di Jaume Collet-Serra (Orphan, Paradise Beach, Jungle Cruise, Black Adam). La regia si appoggia sulla sceneggiatura scritta da T.J. Fixman.

Carry-on: la trama
La trama del film Netflix si incentra su un meticoloso attentato pianificato nei minimi particolari, che però non tiene conto di un imprevedibile cambio di programma e si ritrova a dover gestire le relative conseguenze. Protagonista di Carry-on è Ethan Kopek (Taron Egerton), un addetto alla sicurezza aeroportuale. Il giovane, cinico e insoddisfatto, sembra aver perso ogni ambizione dopo un rifiuto professionale e conduce una quotidianità che affronta controvoglia. Raggio di sole nelle sue giornate è la presenza della compagna Nora (Sofia Carson), a sua volta dipendente dell’aeroporto, che gli ha appena annunciato di essere rimasta incinta. Ancor più incentivato dalla gioiosa notizia, Kopek capisce di volere di più. Raccoglie così il coraggio di parlare al suo capo per chiedergli una promozione ad un ruolo più importante e remunerativo.
Il ragazzo viene dunque messo in prova al posto di un collega assegnato ai metal detector. Si ritrova così per caso nel posto sbagliato al momento sbagliato, dove non era previsto che fosse, tassello involontario e inaspettato del piano minuzioso di un attentatore. Scoperta la sua presenza, l’antagonista – che prende il nome anonimo di Viaggiatore e il volto di Jason Bateman – ricalcola il percorso. Trova un’escamotage per comunicare con Ethan tramite auricolare e lo piega al suo gioco, pena l’uccisione di Nora. Dapprima terrorizzato, il protagonista si vedrà costretto a far ricorso al suo ingegno e alle sue abilità nel tentativo di bloccare il bagaglio che porterà a compimento il diabolico disegno del Viaggiatore.

Carry-on: la recensione
Carry-on giunge sui piccoli schermi dell’home streaming giusto in tempo nei giorni delle feste natalizie. Non è un caso infatti che il film si presti ottimamente ad una ricezione quasi distratta, e di puro intrattenimento: impossibile vedere dunque la data della sua uscita come una semplice coincidenza. Impiantata anche sul piano narrativo, la connotazione natalizia della trama finisce per rimanere una mera cornice rispetto all’adrenalinico flusso degli eventi. Lo svolgimento si circoscrive infatti entro i contorni di un continuo dinamismo action condito di innumerevoli colpi di scena. Non sono altro, questi ultimi, che il susseguirsi di mosse ingegnose in una partita tra un protagonista e un antagonista i quali tentano di infliggere l’uno sull’altro lo scacco matto che chiuderà il gioco.
In questo andamento prettamente d’azione sembra venir meno – non dimenticanza, ma evidente scelta di taglio autoriale – una connotazione autoironica. Questa deliberata assenza distingue a suo modo Carry-on rispetto agli altri film recenti dello stesso genere, che invece fanno tendenzialmente proprio un timbro scherzoso nello scenario cinematografico contemporaneo differenziandosi, ad esempio, dal più serioso filone d’azione anni Ottanta. Sembra navigare in modo sorprendentemente agevole questi toni Jason Bateman, che da Ozark continua l’esplorazione nella sua vena più dark, allontanandosi ad esempio dal ruolo del simpatico imbranato che gli spettava nella serie Arrested development. Fa da controcanto positivo all’attore la performance di Taron Egerton, in una veste tutta statunitense che non gli apparterrebbe. L’interprete, con il ruolo di Ethan, si distanzia dalla vena performativa tenuta nel biopic Rocketman per tornare al taglio più movimentato della serie di lungometraggi di Kingsman, che lo aveva visto parte del cast.

Carry-on: un Die Hard 2.0
Certo è doveroso ammettere che, pur avendo il film riscontrato una fortuna insperata, il suo andamento non è del tutto originale. Anzi, è lecito ipotizzare che parte del suo successo sia dovuto all’alone di familiarità che esso riesce a trasmettere per mezzo dei suoi riferimenti. La modalità auricolare nell’interazione tra i due protagonisti è strettamente legata a quella di The guilty (sia l’originale danese che il remake hollywoodiano). Nello specifico, la scelta di questo orpello narrativo accresce la tensione mantenendo gli interlocutori distanti e delineando una vicenda polarizzata fra due attanti che si intrecciano solo verbalmente – quantomeno in una prima fase, nel caso di Carry-on. Ma il debito più grande del film di Jaume Collet-Serra è sicuramente quello nei confronti di Die hard, il cult del 1988.
Il citazionismo in questo caso si esprime ai massimi termini. Si imposta nell’ambientazione spazio-temporale (la Los Angeles del periodo natalizio) e nel motore dell’azione, il senso di protezione nei confronti del personaggio femminile di riferimento. Torna nell’elemento poliziesco, nella necessità di sconfiggere un villain schematico, apparentemente sempre un passo avanti. E si riaffaccia inevitabilmente nella lunga serie di esplosioni, spari, corse contro il tempo e inseguimenti, portando la tensione alle stelle. Proprio questi elementi così appariscenti, che il prodotto condivide con il suo predecessore, faticano a giustificare una durata fin troppo prolungata per un contenuto quasi affatto stratificato in profondità. Ma, d’altro canto, rimarcano con chiarezza la sua natura di pellicola d’intrattenimento, di svago, in definitiva di materiale che nasce e si esaurisce entro i confini dello streaming senza cui Carry-on non esisterebbe.

