I Fantastici 55 film horror italiani da non perdere

5 film horror italiani da non perdere

L’horror italiano vanta un’eredità storica imprescindibile. Dai capolavori gotici di Mario Bava alla maestria visiva di Dario Argento, fino al realismo grottesco e malinconico di Pupi Avati e Lucio Fulci, il cinema di genere nostrano ha plasmato l’immaginario fantastico e macabro su scala globale. Le sue atmosfere perturbanti, l’uso innovativo del colore e della colonna sonora, unitamente a storie capaci di attingere al folklore locale e all’angoscia psicologica, hanno fatto scuola per intere generazioni di cineasti internazionali.

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Tuttavia, negli ultimi decenni il genere ha attraversato un inesorabile declino artistico e produttivo. L’industria cinematografica nazionale ha progressivamente dirottato i propri investimenti verso generi ritenuti commerciali e sicuri, come la commedia o il dramma. A ciò si è aggiunta poi anche la totale saturazione del mercato da parte delle grandi produzioni d’oltreoceano, che hanno abituato gli spettatori a standard visivi ed elargizioni di budget difficilmente eguagliabili da quelle italiane, alimentando nello spettatore medio un forte scetticismo verso i prodotti nostrani.

Nonostante questo scenario complesso, l’horror italiano dimostra una ciclica e resiliente capacità di rinnovamento. Ne sono un esempio le opere capaci di farsi strada nei grandi festival e sul mercato estero, da titoli come L’Estranea (accolto di recente con interesse alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia) alle recenti prove d’autore di registi come Paolo Strippoli e Roberto De Feo.

Ecco quindi 5 opere tutte italiane, per riscoprire un genere che ha fatto la Storia del cinema.

5 horror italiani

1. The Nest (2019) – Regia di Roberto De Feo

Un giovanissimo pianista paraplegico vive isolato in una maestosa villa con la madre iperprotettiva e una servitù che segue regole rigorose. L’arrivo di una giovane e spensierata ragazza rompe gli equilibri della casa, spingendolo a voler scoprire cosa si cela oltre i confini della tenuta. Più il ragazzo cerca la verità, però, più riaffiorano inquietanti segreti sulla sua famiglia e sulla reale natura della sua prigionia.

Un film intrigante e ricco di colpi di scena, che riprende sapientemente dal cinema d’atmosfera per poi assumere pieghe inaspettate e originali. La produzione piemontese, la fotografia curatissima, l’impiego della musica classica e le performance dei ragazzini protagonisti rendono l’opera un caso unico nel suo genere, capace di coinvolgere ogni tipo di gusto.

2. La valle dei sorrisi (2024) – Paolo Strippoli

Un educatore si trasferisce in un isolato villaggio alpino dove gli abitanti sembrano vivere in una perenne e inquietante felicità. Spinto dalla curiosità, l’uomo inizia a indagare sull’origine di questa serenità innaturale, portando alla luce un oscuro rituale collettivo e un prezzo terribile che la comunità paga per scacciare la sofferenza.

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Paolo Strippoli, giovane promessa già autore dell’horror Piove, compie qui il passo successivo. Se in A classic horror story il regista aveva voluto citare quasi al limite del plagio altri horror americani, senza una rielaborazione abbastanza convincente, qui riprende invece il clima sospeso e alla luce del sole di Midsommar, compiendo però successivamente un’operazione completamente opposta. Strippoli porta alla luce una riflessione sulla mercificazione dell’affetto e sui pericoli del fanatismo religioso, accompagnandola con la musica di Mia Martini e spingendosi al limite con la messa in scena e le raggelanti svolte di trama. Semplicemente imperdibile.

3. La casa dalle finestre che ridono (1976) – Pupi Avati

Un giovane restauratore viene ingaggiato per riportare alla luce un macabro affresco dipinto da un pittore scellerato in un tranquillo paesino della Bassa Ferrarese. Man mano che il dipinto prende forma, l’uomo scopre che il paese custodisce un segreto spaventoso legato a brutali omicidi rituali. Più si avvicina alla verità, più si rende conto che la sua stessa vita è in grave pericolo.

Il colpo di scena finale, le atmosfere intime e sospettose di paese, la campagna emiliana: l’opera di Pupi Avati, maestro del genere, riflette un’inquietudine che non è solo storica, ma geografica. Tracciando il quadro di una piccola realtà assorbita da un mistero più grande di lei. Un cult assoluto, esponente maggiore della corrente gotica in Italia.

5 film horror

4. Suspiria (2018) – Luca Guadagnino

Negli anni ’70, un’aspirante ballerina americana si unisce a una prestigiosa e rigorosa compagnia di danza a Berlino Ovest. L’inquietante sparizione di una studentessa e uno strano comportamento delle direttrici rivelano presto un’oscura verità nascosta nell’accademia. La scuola è in realtà la copertura per una potente congrega di streghe dedita a terribili rituali di sangue.

Il remake del cult di Dario Argento, uscito nel 1977, compie esattamente quello che un reboot dovrebbe fare: riprende ma stravolge, assimila ma rende unico quello su cui va a operare. E così Luca Guadagnino ha voluto omaggiare l’opera di Argento realizzando una versione del film dal suo punto di vista, portandone agli estremi gli elementi sensuali, sanguigni ed esoterici già presenti. La storia diventa metafora e coreografia politica e il sottotesto horror sconfina nei personaggi e negli ambienti. Costruendo un film che è una messa in scena vivente delle dinamiche di ossessione e manipolazione presenti tra i membri del corpo di ballo femminile. Ottime le musiche di Thom Yorke.

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5. L’uccello dalle piume di cristallo (1970) – Dario Argento

Uno scrittore americano a Roma assiste casualmente al tentato omicidio di una donna all’interno di una galleria d’arte. Ossessionato da un dettaglio della scena che non riesce a mettere a fuoco, inizia a indagare autonomamente sul caso insieme alla polizia. Ben presto si ritroverà nel mirino del misterioso e spietato serial killer che terrorizza la città.

No, non esistono solo Suspiria e Profondo Rosso. E il maestro dell’horror italiano Dario Argento ha saputo dimostrarlo nel corso della sua lunga e prolifica carriera. L’uccello dalle piume di cristallo si presenta come un giallo, ma grazie alle tinte sanguinolente tipiche dell’autore e la colonna sonora che funge quasi da seconda protagonista l’opera si pone come una piccola perla horror, che sfrutta il supporto del visivo per evocare un senso di soffocamento ansiogeno. Coinvolgente quanto conturbante, per una serata all’insegna del terrore e del mistero.

Carlotta Pedercini
Carlotta Pedercini
Cresciuta tra film d'animazione, horror e drammi d'autore, per me una buona scrittura viene prima di tutto. Ho un debole per Jason Schwartzman e mi muovo tra Xavier Dolan, Alice Rohrwacher e Nanni Moretti: Megamind, però, rimane sempre la mia Bibbia.

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