PersonaggiWoody Allen: breve storia di un cinema intellettuale

Woody Allen: breve storia di un cinema intellettuale

Woody Allen nasce nel 1935 a New York, non poteva essere nato da nessun’altra parte. Figura ormai controversa, resta in ogni caso uno dei registi più sofisticati, originali ed esistenzialisti del panorama cinematografico internazionale. Regista, sceneggiatore, attore e comico, Allen si è sempre distinto per uno stile unico nel suo genere, miscelando perfettamente commedia e dramma esistenziale e facendoci vedere, pirandellianamemte, l’incontro tra questi due.

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Andiamo a vedere brevemente il percorso artistico, solo in ambito cinematografico, di un autore tanto influente e rivoluzionario, seppur da qualche anno controverso.

L’inizio, l’approdo al cinema e i film slapstick

Woody Allen nasce come stand up comedian. Lavora per la televisione e il cabaret negli anni ’50 e ’60. Scrisse anche per riviste umoristiche e pubblicò storie brevi, e il suo umorismo intelligente lo aiutò immediatamente a rendere chiaro a tutti il suo stile e la sua estetica: Allen rappresentava l’artista insoddisfatto, nevrotico e non in pace con sé stesso, problematico nella vita di tutti i giorni.

Il primo lavoro cinematografico, fu Ciao Pussycat (What’s New Pussycat?), in cui mise subito in mostra il suo duplice talento da attore e da autore.

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I primi lavori furono caratterizzati dalla massima semplicità e dall’elasticità con cui riusciva a incarnare il ruolo sia di regista che di sceneggiatore che di attore. All’inizio Allen puntò alla semplicità delle slapstick comedy, sottogenere comico che nasce col cinema muto caratterizzato da una comicità fisica e gag visive. Parliamo del periodo ’69 – ’73: Prendi i soldi e scappa (che utilizza la forma del falso documentario, che poi ritornerà in Zelig), Il dittatore dello stato libero di Bananas, Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* *ma non avete mai osato chiedereIl dormiglione.

Elementi assurdi e una comicità semplice erano la chiave, ma già era presente l’ironia pungente che avrebbe caratterizzato il suo cinema. I temi cominciavano ad essere chiari: il dramma e la nevrosi di un protagonista inetto e la visione freudiana del sesso come vera radice di gran parte delle problematiche umane, nonché l’eventuale soluzione.

Periodo ’70 – ’90 – estetismo e malinconia a suon di jazz

Da dopo Il dormiglione, Allen preferisce una commedia più sofisticata e meno fisica, partendo da Amore e Guerra. Da qui in poi arriva il periodo d’oro del cinema dell’autore, forse quello che l’ha reso più noto e che richiama subito in mente un’estetica fatta di brani jazz e protagonisti nevrotici e cinici, anche se in realtà solo poeti ormai disillusi.

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Quello che per tutto il cinema di Allen rimarrà è comunque la semplicità, una leggerezza che ha reso film potenzialmente fitti e complessi dei gioielli fruibili a tutti, vedendo non solo il legame tra dramma e commedia ma anche tra complesso e semplice, e quindi primordiale e umano. La regia è infatti molto teatrale: preferisce i piani sequenza, permettendo agli attori una recitazione più libera.

Parliamo di perle come Io e Annie, Manhattan, Harry a Pezzi, Pallottole su Broadway, Mariti e Mogli, La Rosa Purpurea del Cairo. Da qui per l’autore è importante parlare del ruolo dell’artista e di quanto la realtà per come è fatta sia un orrore per lui inconcepibile (a partire dall’odio che la gente ha nei confronti del suo popolo, quello ebraico). Riprendendo il nietzschiano Nessun artista tollera la realtà, Allen costruirà attorno a sé e ai suoi personaggi, suoi alter ego, una figura eternamente bambina e che si rifiuta di vivere il mondo reale, ma preferisce rifugiarsi nella finzione e nella filosofia.

Il tutto è condito sempre da elementi che nella poetica di Allen ritornano come i giocattoli preferiti del piccolo Woody: l’attaccamento alla poesia di una volta. L’amore e l’eros sembrano gli unici antidoti a un mondo troppo crudele e che di per sé è privo di significato. Un’insensatezza che ne cura un’altra (il finale di Io e Annie). Allen nega infatti l’esistenza di Dio, posizionando l’ideale in un luogo inesistente.

Woody Allen

Woody Allen dagli anni 2000 – la giustizia è possibile?

Il periodo più recente riprende l’estetica e le tematiche del periodo d’oro, ma la sua posizione in merito alla giustizia e alla verità sembrano variare.

Nel 2015 esce infatti Irrational Man, che sarà il finale della sua trilogia della giustizia. Iniziata con Crimini e Misfatti nel 1989 e seguita da Match Point nel 2005, questa serie di film fa vedere il totale cambiamento di prospettiva di Allen nei confronti dell’ingiustizia. Se in Crimini e Misfatti “il male trionfa” e i colpevoli non vengono scoperti, in Match Point accade lo stesso ma con la differenza che il “colpevole” rimarrà eternamente col senso di colpa, pena assai peggiore di qualunque ergastolo (lo sguardo finale di Jonathan Rhys Meyers). Ed è invece in Irrational Man che la verità viene fuori, in maniera quasi casuale, divina. Che sia un cambiamento totale di prospettiva e quindi una speranza per Allen che la vita abbia un senso più grande?

ll periodo è comunque noto per quel gioiello che è Midnight in Paris, film straconosciuto e amato. Anche qui, sembra che ci sia un cambio di prospettiva e che quel bambino che non vuole vivere la realtà, alla fine possa vedere i suoi desideri realizzati, non solo sognati.

Woody Allen

Woody Allen oggi

Woody Allen è oggi una figura controversa per le questioni personali. Noi siamo qui comunque per celebrare l’artista, a quanto pare scindibile dalla persona (concetto che d’altronde lui sembra sottolineare continuamente nelle sue pellicole). Col suo ultimo Un colpo di fortuna del 2023, nominata una versione più leggera del suo Match Point, sembra che per Allen la partita col cinema sia terminata, lasciandoci un patrimonio culturale, artistico e filosofico immenso, riflessioni fitte e un bel po’ di amara poesia.

Redazione
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