Non c’è giorno che Cecilia (Mia Farrow), cameriera goffa e maldestra del New Jersey,  non si rechi al Jewel, un piccolo cinema di provincia, dove grazie alla visione di commedie dalle atmosfere esotiche e sofisticate dimentica, anche se per breve tempo, la sua vita terribilmente triste e monotona. Cecilia è sposata ad un uomo violento e fedifrago (Danny Aiello) che la picchia e che sperpera tutto il suo denaro. E di denaro Cecilia non ne ha molto. Siamo negli anni Trenta, l’America è sconvolta dalla Grande Depressione e il  New Deal rooseveltiano non pare sollevare le sorti di un Paese schiacciato da una profonda crisi economica. Al cinema arriva una nuova commedia “La Rosa Purpurea del Cairo” e Cecilia ne è rapita a tal punto da vedere il film di continuo fino a quando, inaspettatamente, il personaggio principale, Tom Baxter (Jeff Daniels nel doppio ruolo di personaggio e attore), esploratore avventuroso, stanco della sua vita immaginaria e invaghito della giovane spettatrice, attraversa lo schermo e con fare cavalleresco invita Cecilia ad uscire dal cinema  per un’avventura romantica.  I personaggi della pellicola lo esortano a tornare nel film, gli spettatori spazientiti abbandonano la sala. Gill Shepherd, l’attore che interpreta Tom Baxter, teme per la sua carriera e si finge innamorato di Cecilia, ingannandola, affinché quest’ultima abbandoni  l’irreale esploratore.

La Rosa Purpurea del Cairo

La Rosa Purpurea del Cairo, realizzato da Woody Allen nel 1985, è probabilmente la pellicola più complessa dell’autore. All’apparenza il film è una commedia malinconica, un viaggio incantato nell’America degli anni Trenta. Con una minuziosità che sa di nostalgico e celebrativo Woody Allen ricostruisce gli Stati Uniti della Grande Crisi: la locanda nella quale Cecilia lavora duramente per pochi dollari, il parco giochi fatiscente e abbandonato, le fabbriche chiuse e gli operai che vagabondano per le strade. Tutto è ripreso magistralmente da Woody Allen e illuminato in modo superbo dalla fotografia di Gordon Willis che collabora con Allen nelle sue opere più celebri.  il film è anche un’esplicita dichiarazione d’amore al cinema degli anni Trenta e all’entertainment di quegli anni.

La rosa purpurea del Cairo

La Rosa Purpurea del Cairo si apre e si chiude sulle note di Cheek to Cheek con Fred Astaire e Ginger Rogers che danzano in uno dei più celebri musical della storia del cinema: Cappello a cilindro. Se per cinema però s’intende quell’universo immaginario in cui tutto pare possibile allora ecco che  il film altro non è che una riflessione attenta e amara sulla contaminazione tra finzione e verità, tra mondo reale ed immaginario che pur potendosi sfiorare nell’oscurità di una sala cinematografica, non devono incontrarsi mai poiché la loro unione genererebbe caos,  disordine, creerebbe un tale sconvolgimento al quale sarebbe difficile porre rimedio. E Cecilia lo sa bene. La vediamo, alla fine del film, di nuovo nella sala cinematografica sola e disillusa, sebbene ancora convinta del potere consolatorio  della settima arte. A ben guardare una sorta di monito è presente sin dall’inizio del film. Cecilia guarda incantata il manifesto de La Rosa purpurea del Cairo appena giunto al  Jewel ed è all’improvviso quasi colpita da un tassello dell’insegna. A ben poco però servirà questo piccolo avvertimento: Cecilia ingenua ed innocente si lascerà ingannare dalla forza illusoria del cinema, ne subirà la fascinazione, fino a rimanerne dolorosamente scottata.

La rosa purpurea del Cairo

Osservando la vasta produzione alleniana ci si rende conto che arte e vita si sfiorano di continuo. Da Pallottole su Brodway (1994), divertente commedia che riflette con arguzia sul mondo del teatro e sull’arte in genere, al sottovalutato Misterioso omicidio a Manhattan (1993), delizioso film in cui i protagonisti  risolvono un inquietante delitto attenendosi alle regole di un celebre romanzo. In Provaci ancora Sam (1972) il protagonista, (critico cinematografico) cerca di seguire, con  conseguenze a dir poco drammatiche, i consigli amorosi di Humphrey Bogart, tombeur de femmes della Hollywood del passato, che all’improvviso piomba nella sua vita e lo esorta a comportarsi da vero uomo.  In nessuna pellicola però Woody Allen aveva mai osato così tanto e nel film La Rosa Purpurea del Cairo un personaggio immaginario attraversa, sfonda lo schermo cinematografico non tenendo in considerazione la sacralità della quarta parete.

La rosa purpurea del Cairo

Qualche decennio prima, esattamente nel 1923, Buster Keaton nel suo Sherlock Junior aveva fatto qualcosa di simile e il protagonista del film con la stessa incoscienza varcava lo schermo cinematografico.  Si trattava però di un film comico, all’epoca del muto, nel quale più o meno era  tutto concesso. Woody Allen con La Rosa Purpurea del Cairo compie un’azione decisamente più articolata e attraverso questa straordinaria pellicola da un lato celebra  la forza suggestiva del cinema dall’altro ne rivela la totale vanità. Come a dire, se non vogliamo rimanerci male, prendiamo il cinema per quello che è: una meravigliosa fabbrica dei sogni.

Voto Autore: 3.5 out of 5 stars