HomeI Fantastici 5Western: 5 capolavori che hanno segnato il genere

Western: 5 capolavori che hanno segnato il genere

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Fin dal lontano 1903, quando Edwin S. Porter diresse il cortometraggio muto The Great Train Robbery, il genere western è sempre stato un marchio del grande cinema americano. In un epoca in cui la povertà colpiva impetuosa il Vecchio Continente e i viaggi verso l’America erano dettati dalla disperazione, attraverso il cinema gli europei potevano conoscere il recente passato di un mondo tanto lontano, non solo geograficamente ma soprattutto culturalmente. Cowboy, pellerossa e diligenze inserite all’interno di vaste lande desertiche: questi erano un qualcosa di inspiegabile e sconosciuto alla quasi totalità della popolazione europea dei primi anni del ‘900.

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L’iconico finale di The Great Train Robbery

Queste sono le ragioni per le quali il cinema western ha fin dalla sua nascita conquistato non solo gli americani, che in queste opere riscoprivano le loro origini, ma anche gli europei. Da non dimenticare poi come questo genere abbia influenzato anche l’oriente, risvegliando nei cineasti quella voglia di mostrare attraverso il chambara il Giappone dell’era feudale. Il western non ha però vissuto sempre nell’oro, è dopo gli anni ’60 esso è andato prima a evolversi in nuove correnti (vedi lo spaghetti western e il western revisionista) per poi però calare sempre più di interesse a partire dagli anni ’80.

I western imprescindibili:

Ombre rosse (1939)

Film diretto dal “Re del western” John Ford, Ombre rosse è un autentico capolavoro. Girato nella Monument Valley, la pellicola ha contribuito in maniera significativa a plasmare l’estetica del genere, donando la vita a quei paesaggi morti e aridi. Ombre rosse è una storia semplice, che segue un gruppo di passeggeri su una diligenza diretta a Lordsburg, ma che grazie ai movimenti di macchina di Ford si trasforma nella più bella ed esaltante delle avventure. Come non nominare poi il personaggio di Ringo interpretato da John Wayne, che qui trova la sua consacrazione e si consegna al mito.

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Ringo nel film Ombre Rosse

Sentieri selvaggi (1956)

Altro giro, altra corsa, altra collaborazione Ford-Wayne. Sentieri selvaggi è “Il western”, uno dei massimi apici non solo del genere, ma anche della storia della settima arte. Il film riflette i sentimenti dell’America post secondo conflitto bellico, uno stato con ancora molti problemi culturali, che per guardare al futuro aveva bisogno di una forte scossa. Sentieri selvaggi incarna perfettamente questo sentimento, elevando il western a qualcosa di più che a semplice intrattenimento.

Vero e proprio punto di svolta sotto molti aspetti, meravigliosamente diretto ed interpretato da Wayne, Jeffrey Hunter, Vera Miles e Natalie Wood.

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Un immagine tratta da Sentieri selvaggi

Il buono, il brutto, il cattivo (1966)

Non solo USA, nella storia del western è ben presente anche l’Italia. Registi quali Sergio Leone, Corbucci, Sollima e Margheriti hanno contribuito a creare una vera e propria corrente parallela a quella americana. Una delle più grandi opere di questo periodo è sicuramente Il buono, il brutto, il cattivo di Leone. Capitolo conclusivo della trilogia del dollaro, il film ha come protagonista l’antieroe uomo senza nome (Clint Eastwood) che, all’interno di un contesto storico bellico come quello della guerra di secessione, si allea e si batte con Tuco (Eli Wallach) e Senteza (Lee Van Cleef) per mettere le mani su un ingente tesoro.

Sergio Leone firma lo spaghetti western più bello di tutti, caratterizzato da personaggi unici e da una regia che ha inspirato generazioni di registi a seguire.

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Il celebre “triello” finale

Il mucchio selvaggio (1969)

Negli anni ’60, un uomo di nome Sam Peckinpah arriva a cambiare per sempre il volto del western. La sabbia si impregna di sangue, e la violenza fino ad allora limitata esplode in tutta la sua ferocia. Il mucchio selvaggio non è solo il manifesto del cinema di Peckinpah, ma anche uno dei capostipiti della rivoluzione più importante del cinema statunitense: la Nuova Hollywood.

Il resto è storia, così come nella storia è impressa la scena finale del film, girata in 12 giorni e con un numero spropositato di finte pallottole. Un exploitation di violenza che macchierà di sangue il genere western.

I protagonisti del film

Django Unchained (2012)

Arriviamo ora ai nostri giorni, questo non perchè negli anni ’80 e ’90 non vi siano stati dei must del genere, I cancelli del cielo e Gli spietati sono anch’esse delle opere straordinarie, ma è importante chiarire che, nonostante il declino, ancora oggi il genere può regalarci delle vere perle: Django Unchained è una di queste. Quentin Tarantino prende gli elementi del western classico, dello spaghetti western e del western sporco alla Peckinpah e li adegua al suo cinema, dando alla luce un western postmoderno che omaggia la lunga e gloriosa storia del genere.

Due premi Oscar nel 2014 per il film di Tarantino, che con il suo Django ottenne anche un buon successo al botteghino (circa 425 milioni di dollari), dimostrando così come il western non sia morto ma abbia solo bisogno di una bella ventata d’aria fresca.

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Jamie Foxx e Leonardo DiCaprio in Django Unchained
Davide Secchi T.
Davide Secchi T.
Cresciuto a pane e cinema, il mio amore per la settima arte è negli anni diventato sempre più grande e oltre a donarmi grandissime emozioni mi ha accompagnato nella mia maturazione personale. Orson Welles, Ingmar Bergman, Akira Kurosawa e Federico Fellini sono gli autori che mi hanno avvicinato a questo mondo meraviglioso.

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