Uccelli del paradiso – Amicizia, competizione e danza classica su Prime Video

Uccelli del paradiso – Trama

Dura la vita di un’aspirante etoile, che ha il sogno di vincere un premio messo in palio dalla prestigiosa accademia di danza in cui studia e con il quale avrebbe garantito l’ingresso al leggendario balletto dell’Opera parigina. Cosa non si fa per coronare un desiderio così ambizioso? Uccelli in Paradiso nel suo percorso impervio ci svelerà la risposta.

Alla sbarra della rigorosa scuola diretta da Le Diable, ovvero Madame Brunelle (Jaqueline Bisset), si allungano, si inarcano, piroettano, puntano piedi e teste, giovani promettenti, danzatori e danzatrici dai fisici atletici, scolpiti, addomesticati ad essere guerrieri e guerriere del dolore, eroi ed eroine della sopportazione e della disciplina, sagome emotivamente compresse, fisicamente irreggimentate, unicamente protese ed essere il numero e la numero uno.

Uccelli del paradiso

A gareggiare per la categoria miglior ballerina cui andrà l’ambito premio, si incontrano Kate (Diana Silvers) e Marine (Kristine Froseth): la prima è americana, di modeste origini, ex giocatrice di basket, pesce fuor d’acqua tra le determinatissime colleghe francesi, talento grezzo, piedi grandi, sguardo sbigottito, la fortuna di essere lì a studiare con l’elite del settore grazie ad una borsa di studio senza la quale mai si sarebbe potuta permettere di varcare l’oceano. La seconda è la figlia dell’ambasciatore americano a Parigi, una principessa fatta e finita, dalle doti eccezionali, tanto geniale quanto fragile e sregolata, spinta a primeggiare da un desiderio ancorato ad un dolorosissimo segreto.

Le due ragazze si scontrano e poi si incontrano, si fronteggiano prima come alleate, poi come rivali, si confessano e si tradiscono, due bambine e due adulte al contempo, ognuna con la propria ferita, Kate orfana di madre, anche lei danzatrice e Marine il cui fratello gemello, Ollie, suo partner fisso nel ballo, è morto suicida. Attorno a loro il pulsare di un ambiente che chiede la vocazione assoluta, il possibile e l’impossibile, pieno zeppo di cose lasciate intendere, di compromessi e sacrifici, un luogo di carne viva da allenare, da far sparire, da drogare, da costumare, da mistificare, tutto per ottenere la gloria del palco.

Uccelli del paradiso

Uccelli del paradiso – Recensione

Disponibile su Prime Video, Uccelli del paradiso è tratto dal romanzo Bright Burning Stars di Ak Small ed è diretto da Sarah Adina Smith, regista e sceneggiatrice americana, qui in vena di dar sfogo al suo amore per la psicologia ed il surreale, da sempre attenta ad una spiritualità quasi mistica, con tutta l’estetica che ne consegue.

Così in scena viene riportata la tradizionale storia di sorellanza, amore ed odio tra due giovani campionesse del dolore, dello stile e della bravura, due archetipi di perfezione di cui ci sembra facile riconoscere subito i colori senza poi sapere che le rispettive energie cambieranno attrazione e luce. Di loro sulle prime ci appare evidente chi sia la buona e chi la cattiva, ma entrambe da benefiche, diverranno malefiche, da incontaminate saranno tentate, da angeli intoccabili, cadranno e si rialzeranno indomite e più grandi di prima, secondo una parabola ben nota.

Uccelli del paradiso

Uccelli del paradiso si colloca a metà tra film di formazione e thriller psicologico, nell’ambiente distopico ed accattivante del balletto classico, che ipnotizza e ferisce con i suoi diktat; un lavoro sull’amicizia adolescenziale che diventa scorza adulta, sulla competizione di certo mondo che disconosce compagni, parentele e legami di sangue, sull’incomprensione e la manipolazione che spesso gli adulti operano consapevolmente ed inconsapevolmente sui giovani, facendo leva sui loro sogni più vivi.

Così Kate e Marine sono una il contrappasso dell’altra, la nobile e la popolana, la selvatica e la perfetta, la luminosa e l’oscura, la forte e la debole, in un gioco di ruoli, funzioni e sensazioni che entrambe si scambiano reciprocamente. Ciascuna ricorda all’altra i propri limiti ed è al contempo grimaldello per superarli, insieme per un giuramento inquieto, forse disperato, ma con un fondo di verità: formare un indissolubile duo per sempre, farcela unite o unite rinunciare.

Uccelli del paradiso

Quest’ultimo più che una promessa di intenti sembra essere qualcos’altro: un modo tossico e disperante per esorcizzare la morte, o una spia della solitudine di alcuni percorsi artistici, nei quali dovrebbero contare esclusivamente il merito e le capacità personali, ma il denaro, la disponibilità dell’interessato, la sfortuna ed il tornaconto personale possono ribaltare ogni aspettativa lecita. Tanto il pubblico nulla saprà, ed ugualmente applaudirà: dello squarcio dietro il cerone non si conosce mai nulla.

Uccelli del paradiso

E la Smith colloca le sue protagoniste in questa dialettica, sospese sempre tra il farcela ed il non farcela, tra l’amicizia e l’ostilità, l’una è il cigno nero dell’altra, per dirla alla Aronofsky, con il cui lavoro si sprecano confronti e parallelismi, ma rispetto al quale qui noi non vediamo la stessa qualità immaginifica. Uccelli del paradiso, non è visionario, esasperato e profondamente radicato nelle regole e nella tradizione bellissima e crudele della danza classica, come quello di Darren.

Al contrario è molto più legato alle vicende personali, ai travagli psicologici delle protagoniste, alle rispettive zavorre che si portano dietro, da cui discende la loro educazione e diseducazione rispetto al premio da vincere, ma non si lega ad esse in modo identitario. Uccelli del paradiso non sprofonda nel dramma personale dei suoi personaggi e non utilizza il ballo come strumento drammaturgico e critico: resta in un limbo composto e, pur trattando di passioni viscerali e totalizzanti, non appassiona.

Uccelli del paradiso

Gli inserti danzati sono chiazze estetiche che non smuovono troppo oltre la fantasia, al massimo ricalcano o commentano la vicenda, senza avere la forza necessaria per confondersi con essa, direzionandola altrove, facendo perdere di vista la realtà che dovrebbe essere asfittica al punto da degenerare in visione.

Al contrario. E’ tutto molto regolare, il ballo, le uscite, gli errori, i perdoni, i tradimenti, i rifiuti, le sconfitte, le iniziazioni, un materiale classico nella struttura che sorvola sui passaggi: cl’attraversamento da un più cento ad un meno cento non è del tutto espresso, si lascia alla fantasia dello spettatore che in questi campi spesso si rifugia nel meglio del convenzionale.

Uccelli del paradiso

Questo aspetto rende tecnicamente cronaca la vicenda di Uccelli del paradiso, e meno incubo rivelatore; il viaggio diventa un insieme di tappe più o meno già viste, con prove atletiche non particolarmente memorabili né nella concezione né nell’esecuzione.

Il background delle due protagoniste, lo sforzo fotografico di immergere la scuola in un caldo romantico, un bianco asettico da sala prove ed un verde-turchino nelle notti di baldoria e liberazione non riesce a collocare emotivamente altrove Uccelli del paradiso: se il ballo è un rito insostituibile per la libertà dell’anima, non ve n’è traccia concreta, né ingaggio vibrante, e quel che c’è probabilmente non basta.

Uccelli del paradiso – Cast

Sicuramente per quanto riguarda Kate-Silvers, sufficientemente fredda e posata da non riuscire ad entrare negli occhi di chi guarda con agio totale; la sua figura sembra più un’emblema, non una persona reale, in carne ed ossa.

Già la Marine della Froseth è più incisiva, nel suo monolgo confessorio profondamente faticoso e sentito, nella corazza sghemba che si porta dietro, attraverso una formidabile bellezza molto francese, riesce ad esprimere anche attraverso le linee del suo ballo una temperatura ed un temperamento che si avvicina al dramma con cui ha a che fare.

Augusta e sorniona la Bisset, di cui ammiriamo l’eleganza, ma oltre non sappiamo dire. Il resto è un cast di politically correct, multietnici d’ordinanza, molto bravi tecnicamente, già più reali delle eteree protagoniste.

Uccelli del paradiso

Colpa, se colpa può dirsi, di un casting molto patinato, che punta parecchio sull’immagine teen-friendly e meno sulle doti fisiche ed espressive dei volti coinvolti (ricordiamo Victor Polster, ballerina in Girl, miglior interpretazione femminile nella sezione Un certain reguard a Cannes 2018, la drammaticità del corpo, strumento di impossibile accettazione ed addestramento per un sogno di danza quasi irraggiungibile, dove il quasi è un atto a sé della storia), e di una sceneggiatura tanto classica quanto castrante e manchevole sul “come ci si arriva”.

Uccelli del paradiso manca della straordinarietà che promette, non premia l’anima che avrebbe tutte le carte in regola per possedere, tocca ma non si inabissa, dipinge senza chiaroscuri, in una sorta di macro-videoclip (perchè anche la durata non è minima) che ricorda tanto altro d’autore, ma non si sa trasformare in qualcosa di autonomo e compiuto.

Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SINOSSI

Kate americana e selvaggia, e Marine francese ed aristocratica, sono danzatrici dal passato sofferto, amiche e nemiche nella durissima corsa al Premio che aprirà ad una sola le porte del balletto dell'Opera di Parigi. Psicologia e danza in un film di formazione teen-friendly, che non approfondisce le vicende personali nè fa uso della danza in modo critico e drammaturgico, preferendo semmai la patinatura all'approfondimento. Echi di già noto e meglio fatto.
Pyndaro
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

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