mercoledì, 21 Agosto, 2021

Girl, trama e recensione del film di Lukas Dhont

Girl è il debutto straordinariamente empatico del regista belga Lukas Dhont che ha come protagonista Viktor Polster in un’esibizione di successo nei panni di una ragazza transgender che sogna di diventare una ballerina.

Il film, presentato al Festival di Cannes nel 2018 e vincitore della Caméra d’Or, è stato anche selezionato per rappresentare il Belgio ai premi Oscar 2019 nella categoria Oscar al miglior film in lingua straniera.

Girl - Lukas Dhont

Girl trama del film ispirato a una storia vera

Lara (Viktor Polster), 15 anni, vive con suo padre (Arieh Worthalter) e il suo fratellino (Oliver Bodart). La famiglia si è da poco trasferita in città in modo che Lara possa frequentare una scuola di danza d’élite. Allo stesso tempo, è nelle fasi iniziali della transazione di genere, con terapie ormonali e consultazioni mediche. Suo padre la sostiene, ma è preoccupato per il suo malumore e la sua relazione tesa con il suo corpo che cambia.

Lara ha molte responsabilità in casa: cucina, si prende cura di suo padre e del fratello minore, che ogni tanto sbaglia, riferendosi a Lara come “Viktor”, il suo vecchio nome. L’impazienza tipicamente adolescenziale sarà la sua pericolosa e poco saggia guida.

Girl è liberamente ispirato alla storia vera della ballerina professionista Nora Monsecour, una ballerina trans belga che Dhont ha incontrato quando lui aveva 18 anni e lei 15.

Girl - Lukas Dhont

Girl recensione del film

La prima cosa che si registra in Girl è che Lara è trans. La telecamera a mano di Lukas Dhont, più concentrata sui dettagli che sulle composizioni, fa in modo di far notare l’architettura maschile del collo e del torace. La seconda cosa che si registra è che nessuno della famiglia di Lara sembra preoccuparsene. E nessuno al di fuori della famiglia di Lara sembra accorgersene. La maggior parte dei personaggi sono piacevoli con Lara, e questo pone l’attenzione su Lara stessa. La sua lotta principale è proprio l’accettazione di sé.

Pochi drammi narrativi hanno esplorato in modo così sensibile le sfumature della crescita transgender, il coraggio richiesto per la transizione e la lotta per l’accettazione di sé che può motivare o definire quel processo. Allo stesso modo, pochi drammi narrativi hanno distillato in modo più palpabile il dolore, l’umiliazione di essere ridotti al proprio corpo e la crudeltà di essere travisati come qualcosa che non si è. Tra i più meritevoli, possiamo ricordare sicuramente Tomboy” di Celine Sciamma (2011), “Laurence Anyways” di Xavier Dolan (2012), “The Danish Girl” di Torn Hooper (2015) e “Just Charlie – Diventa chi sei” di Rebekah Fortune (2017).

Lo stile pulito, i dialoghi scarni e la sceneggiatura di Lukas Dhont, scritta in collaborazione con Angelo Tijssens, stabiliscono due narrazioni parallele. In uno, Lara soffre e vola attraverso il suo periodo di prova all’accademia di danza, cercando di fare del suo meglio per tenere il passo con le altre ragazze senza alienarle nel processo. Nell’altra trama, Lara incontra vari medici che la preparano per un intervento chirurgico, un processo che prevede più consultazioni. Inevitabilmente, queste trame si intrecciano in ogni sorta di modi strazianti.

Il film funziona come una preziosa finestra per quelli che si affacciano per la prima volta all’esperienza trans. Ma può fungere anche da specchio autoaffermativo per coloro che la vivono. Un plauso va sicuramente anche all’assoluta brillantezza della performance di Viktor Polster, che crea un’atmosfera sfumata e autodeterminata.

Girl - Lukas Dhont

Girl spiegazione del finale

Girl di Lukas Dhont è un film sul movimento. Lara si esprime attraverso il modo in cui si muove. È una ballerina, dopotutto. Il linguaggio del corpo è la sua lingua madre. Da qui la sua fiducia nella sala prove contro il disagio quando fa la doccia con le altre ragazze. Il conflitto di Lara è quasi tutto interno. Lara si fissa sul suo corpo che vede come un limite. Va detto chiaramente che le scene di Lara che si guarda allo specchio sono scene in cui siamo spinti a fare lo stesso.

Il film si preoccupa di fare analogie tra il nostro sguardo sul corpo di Lara e il suo sguardo su se stessa allo specchio. Ci sono pochi casi in cui la protagonista usa un bagno o si siede sul letto senza che la scena diventi un discorso sul suo corpo. Quando si sveglia con un’erezione una mattina, lo vediamo. Quando si siede a fare pipì, c’è di nuovo quello specchio. E con esso, lacrime.

Le esigenze fisiche della danza, insieme alle pressioni sociali, l’impazienza dell’adolescenza e alla disforia del suo stesso corpo portano Lara lungo un percorso di autolesionismo. È quasi uno squilibrio che per tutta la sua durata del film, Girl sia così delicato, tenero e sfumato e il suo finale sia invece così sconvolgente e violento. Lara prende un paio di forbici e cerca di tagliarsi i genitali. Una scena sia straziante che sconcertante. Ma l’autoamputazione potrebbe essere una metafora tangibile delle ferite interiori del suo soggetto, rafforzando la gravità della posizione della protagonista.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

"Girl" è il debutto straordinariamente empatico del regista belga Lukas Dhont. Con uno stile pulito e delicato, il film racconta la storia di una ragazza transgender che sogna di diventare una ballerina.
Maria Rosaria Flotta
Laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul cinema d'animazione. Curiosa, attenta e creativa. Appassionata di cinema, arte e scrittura.

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