Alcarràs: il film vincitore dell’Orso d’oro al Festival di Berlino

Alcarràs è il secondo film della regista spagnola Carla Simón, vincitore dell’Orso d’oro allo scorso Festival di Berlino. Grazie a I Wonder Pictures è stato distribuito nelle sale italiane lo scorso 26 maggio.

Alcarràs: trama

La storia del film ruota attorno ad una famiglia di agricoltori di Alcarràs, in Catalogna. Presto le loro terre verranno sottratte per fare spazio ad una distesa di pannelli solari. La famiglia deve reinventarsi, trovare un nuovo posto nel mondo e capire come sopravvivere a questo cambiamento. Ma accettare di perdere tutto non è facile e le ricadute di questa crisi all’interno delle relazioni famigliari saranno inevitabili.

Carla Simón durante la consegna dell’Orso d’oro a Berlino

Alcarràs: recensione

Nel guardare un film come Alcarràs emerge un forte dilemma, che è a tutti gli effetti l’anima del film stesso. Da un lato abbiamo un mondo antico, ancora legato alla coltivazione della terra, che è quello abitato dai protagonisti. Dall’altra c’è invece il mondo nuovo, quello della tecnologia, che non è una tecnologia aggressiva: al contrario, è ciò a cui il mondo di oggi sta guardando come un faro di speranza, ovvero le energie rinnovabili. E questo rinnovamento in Alcarràs rappresenta la minaccia, il nemico che si avvicina inesorabile. E quindi da che parte stare, da quella dei nostri protagonisti che, per ragioni condivisibili temono questo progresso, o dalla parte di questo nemico invisibile che però rappresenta una risorsa per il mondo di domani?

Questa ambiguità è uno degli elementi che danno grande valore a un film come Alcarràs, pellicola che sfocia nell’autobiografico, dal momento che la famiglia della regista Carla Simón coltiva pesche, proprio come i protagonisti dell’opera.

E infatti la dimensione famigliare è uno degli altri tratti caratteristici di quest’opera, intesa come spazio in cui la macchina da presa racconta la quotidianità dei personaggi, le relazioni tra loro, quell’aspetto di comunità che caratterizza la famiglia nell’immaginario collettivo. E bisogna riconoscere il talento di Carla Simón nel gestire questo gran numero di personaggi, dando a tutti il proprio spazio necessario, nonché una precisa caratterizzazione all’interno del grande ventaglio di volti.

Alcarràs

L’ordine e la quiete vengono scosse dall’ombra che si staglia all’orizzonte, che costringe i protagonisti a mettersi in discussione. Ognuno reagisce diversamente a questa crisi e il film si impegna a mostrarci le differenti reazioni di ciascuno dei protagonisti. In Alcarràs ci sono tre filoni principali, corrispondenti a tre diverse fasi della vita, l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta.

È interessante vedere il modo in cui il film tratta questi tre diversi momenti. La crisi di cui sopra sembra colpire in maniera più decisiva gli adulti. Il padre Quimet, interpretato da Jordi Pujol Dolcet, non vuole accettare il cambiamento che è in atto, finge che non stia accadendo, finché verso la fine del film, in una scena inaspettata quanto toccante, dovrà prenderne atto. Allo stesso modo il suo rapporto con il resto della famiglia muterà notevolmente nel corso della pellicola. Arriverà a litigare duramente con la sorella e il cognato nel momento in cui i due sceglieranno di passare dalla parte avversaria, ovvero di lavorare all’installazione dei pannelli solari.

Allo stesso modo anche gli adolescenti vivono il peso di quanto sta accadendo. In maniera diversa, Mariona (Xènia Roset) e Roger (Albert Bosch) cercheranno di reagire al subbuglio che ha investito la loro famiglia, attraverso atti di ribellione che destabilizzeranno ulteriormente l’equilibrio familiare.

Alcarràs

E poi ci sono i bambini, che sembrano gli unici in grado di accettare realmente questo cambiamento. Sono un elemento a cui il film dà grande importanza, sono i primi personaggi che incontriamo all’inizio della pellicola, quando si ritrovano davanti ad una gru che sta preparando il terreno all’installazione dei pannelli solari e così sono coloro attraverso i quali lo spettatore entra all’interno del conflitto del film.

Nel corso del film faranno ancora la loro comparsa. Li vedremo giocare e tentare di costruirsi una capanna, una nuova casa in cui vivere ora che la loro vera casa appare condannata. Al contempo, mentre il resto della famiglia si frammenta, i bambini sono gli unici che si cercano, che tentano fino all’ultimo di essere insieme.

Alcarràs

Il conflitto interno a questa famiglia diventa un conflitto più grande, in una scena di proteste che ci dice che quanto stiamo vedendo è un problema generale, ben più complesso di quanto un film possa spiegarci.

Alla fine la soluzione per sopravvivere a quanto è in arrivo sarà proprio il senso di appartenenza che lega ognuno al resto della famiglia. In un finale agrodolce e perfetto, la famiglia è nuovamente riunita e assiste con malinconia alla stessa gru che avevamo visto all’inizio, mentre distrugge le coltivazioni. E così il film si chiude, dicendoci che il cambiamento è inevitabile ma che la resilienza è possibile.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

Alcarràs racconta la fine di un mondo e l'inizio di un altro, un momento di cambiamento e di crisi che ci viene mostrato attraverso un intreccio di relazioni famigliari.
Lorenzo Sascor
Lorenzo Sascor
Studente di DAMS, amante del cinema in ogni sua forma, dai classici hollywoodiani al neorealismo, dalla Nouvelle vague ai blockbuster contemporanei. In particolare, amo vedere come il cinema riflette l'attualità del suo tempo.

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