Giunge in questo 2025 l’opera seconda del giovane statunitense James Sweeney. Esordiente con Straight Up – di cui era stato interprete, regista, produttore e sceneggiatore. Torna ora con Twinless, nella medesima formula comprensiva della stessa molteplicità di ruoli. Il film viene presentato lo scorso gennaio al Sundace Festival, mecca dello scenario indipendente. In settembre raggiunge le sale americane, grazie a Lionsgate e Roadside Attractions.
Nell’arco dei suoi cento minuti di durata, la commedia nera approfondisce lo stato psicologico dei suoi protagonisti tra intrecci drama e lutti profondi. Nel corso dei mesi, la pellicola ha già conquistato i più vari festival – dal Miami al San Francisco Critics, passando per il Seattle – riportando a casa numerose statuette di vittoria. Ancora non è definita una data precisa per un’uscita italiana, che però pare più probabilmente prevista peri primi mesi di quest’anno anno.

Twinless: la trama del film
Come sopravvivere dopo la scomparsa dell’anima con cui hai condiviso la vita fin dall’utero? Roman (Dylan O’Brien) sembra non trovare risposta alla domanda, dopo il decesso improvviso del gemello Rocky. Lo stato emotivo confusionale in cui versa la madre (Lauren Graham) non lo aiuta ad emanciparsi rispetto agli eventi. Il fantasma del fratello lo accompagna ogni istante, lo fa sentire un passo indietro rispetto al resto del mondo. Il ragazzo cerca allora conforto in chi lo può comprendere, un gruppo di supporto per persone che hanno perso il fratello gemello. La frequentazione del circolo lo aiuta parzialmente, al netto di alcune perplessità e impacci. Ma a dargli uno scalino di supporto fondamentale è la conoscenza di Dennis (James Sweeney), che racconta a sua volta la perdita del gemello al gruppo.
Tra i due si instaura un rapporto di presenza costante. Si accompagnano nel fare la spesa, mangiano insieme, partecipano a feste scambiandosi i relativi circoli di conoscenze. La presenza reciproca sembra rinsaldare il loro presente, riportarli sui giusti binari. Forte della situazione, Roman riesce persino a conquistare il cuore di un’amica e collega di Dennis, Marcie (Aisling Franciosi). Ma in tutti gli scenari più idilliaci, l’ombra dell’effetto sorpresa è sempre in agguato. Con una gestione della narrazione non lineare, la scrittura ci inserisce nel punto di vista di Dennis. E, mentre il personaggio ci tiene per mano nel suo percorso, comprendiamo che la sua versione dei fatti potrebbe non essere stata così onesta. E i suoi intenti, per il dispiacere di Roman, sono tutt’altro che sinceri e disinteressati.

Twinless: la recensione
Torna a farsi sentire il nome di James Sweeney. Nonostante la giovane età, rilancia una seconda volta la sua figura di padre-padrone dei suoi prodotti, mano totalizzante che muove i fili e permea i più vari aspetti della sua concezione cinematografica. Nel farlo, in questa occasione, si affida ad un volto che con una buona probabilità incontra ben più notorietà del proprio. Si erge infatti a protagonista di Twinless Dylan O’Brien, reduce dal successo in fascia teen della saga di Maze runner e della lunga serialità di Teen wolf. Passato qualche tempo da questi felici exploit, l’attore si ripresenta al suo pubblico (o, altrettanto probabilmente, ad un pubblico nuovo). Lo fa mettendo in mostra nuove doti interpretative, forse più mature rispetto a quelle della fase precedente.
O’Brien si mette in gioco con una duplice interpretazione, quella di due personaggi che condividono il volto e probabilmente nient’altro. I suoi Rocky e Roman non potrebbero essere divisi da indoli più distanti. Eccentrico, istrionico e charmant l’uno, sebbene con una vena di amabile e insieme detestabile sbruffoneria.
Semplice, ingenuo e alla mano l’altro, sconvolto dal lutto del fratello e incapace di reagire ad un presente che non comprenda Rocky. Tra queste due derive dello stesso attore si inserisce in Twinless la performance dello stesso regista, che mette in campo un lavoro altrettanto duale. Il suo personaggio, e quindi il modo che l’attore ha di portarlo sullo schermo, è perfettamente ambivalente, squisitamente altalenante – fino a rasentare l’inquietudine. Il suo Dennis si modella sulla base del gemello che ha intorno, lasciando trapelare a tratti la sua vera natura. Ma modulando al contempo un’interpretazione poliedrica per necessità di trama.

La commedia nera nel lutto
La volontà autoriale va ad impostare un approfondimento psicologico dei suoi protagonisti, del modo in cui le loro complessità si stratificano inglobando stranezze, fragilità e non detti. Nel farlo, lo scenario situazionale preso in esame è già di per sé peculiare. Il quadro di contesto è infatti quello del lutto, di una fase emotiva difficile, assolutamente peculiare e incomparabile ad altre. Anche la composizione del personaggio di Roman, e del lutto che si imposta rispetto ad un legame di gemelli, è a suo modo assolutamente peculiare. Questo assetto di partenza permette il delinearsi di un intreccio curioso, inevitabilmente non comune date le premesse. La modalità narrativa che ne consegue, dunque, non poteva che assecondare questa tara di particolarità. La trama si dispiega infatti in modo non lineare, svelandoci la chiave di lettura del racconto in simultanea ai titoli di testa, curiosamente dispiegati dopo svariati minuti dall’inizio di Twinless.
Sulle stranezze dei suoi protagonisti e del quadro contestuale, il film appoggia un racconto di stampo a sua volta dualistico. La forma ci ricorda quella di un testo comedy, ironico e tagliente. Lo stampo è urbano, talvolta divertito, l’approccio testuale si muove amichevole verso lo sguardo dello spettatore. Il contesto situazionale, invece, e l’approfondimento psicologico che ne consegue – con inevitabili derive sulle zone d’ombra umane – toccano una vena più dark. Si delinea così con Twinless una narrazione di commedia nera nel più classico dei termini. Considerando quanto la mente ideatrice ha voluto implicarvi – rispetto ai temi, ai toni, ai personaggi, ma anche al suo stesso molteplice ruolo in termini produttivi – il risultato è paradossalmente placido, ma comunque perfettamente godibile senza impegno.

