Train Dreams: Clint Bentley racconta il successo agli Oscar

Nel giorno stesso in cui si è aperto il Sundance Film Festival 2026, l’Academy ha annunciato quattro nomination agli Oscar 2026 per Train Dreams (Qui la recensione), uno dei casi cinematografici più sorprendenti dell’ultimo anno. Diretto da Clint Bentley e co-scritto con Greg Kwedar, il film distribuito da Netflix racconta l’arco di una vita attraverso decenni di silenzi, lavoro e memoria, seguendo un boscaiolo rurale interpretato da un intensissimo Joel Edgerton (Il re, Bright). Un’opera piccola solo all’apparenza, che ha saputo imporsi nella corsa a Miglior Film, conquistando anche le candidature per Miglior Sceneggiatura Non Originale, Miglior Fotografia (firmata dal brasiliano Adolpho Veloso) e Miglior Canzone Originale, grazie al brano struggente composto da Bryce Dessner e Nick Cave.

Il riconoscimento arriva al termine di un percorso lungo e inatteso, iniziato con l’acquisizione del film da parte di Netflix e proseguito attraverso un tour festivaliero che nel 2025 ha visto Train Dreams diventare uno dei titoli più amati dal pubblico. Bentley e Veloso hanno accolto la notizia a distanza (il primo a Dallas, il secondo a Lisbona) uniti però dallo stesso sentimento di incredulità e gratitudine. “Non pensavamo che sarebbe arrivato così lontano”, racconta Bentley, ricordando come il film abbia iniziato a toccare profondamente chiunque entrasse in contatto con la storia, già dalle prime letture della sceneggiatura.

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Un cinema della memoria, tra America e mondo

Ciò che rende Train Dreams un oggetto anomalo nel panorama del cinema americano è il suo modo di raccontare il tempo: non come successione di date, ma come flusso di ricordi e impressioni. Bentley parla di “un sogno di una vita”, più che del suo resoconto cronologico. Un approccio che trova riscontro nella fotografia di Veloso, costruita su luce naturale e sottrazione, per eliminare ogni filtro tra spettatore ed emozione.

Pur profondamente radicato nell’immaginario americano, il film respira un’estetica internazionale, ispirata tanto al cinema classico hollywoodiano quanto a maestri come Kiarostami e Tarkovskij. È proprio questa fusione a rendere Train Dreams universale: una storia ambientata nel passato che parla chiaramente al presente. E se la mancata nomination attoriale per Edgerton lascia un retrogusto amaro, resta la consapevolezza condivisa da tutta la troupe: senza di lui, questo film semplicemente non esisterebbe.

Alla fine, come sottolinea Bentley con semplicità, Train Dreams è nato senza aspettative, “dal cuore”. Ed è forse proprio questo il segreto del suo successo.

Angela Pangallo
Angela Pangallo
Cresciuta tra i supereroi Marvel e le atmosfere del cinema indipendente newyorkese. Appassionata di narrazioni potenti e originali, amo esplorare il confronto tra le grandi produzioni hollywoodiane e le voci più intime e innovative del cinema d’autore. Cerco storie che lasciano il segno e parole per raccontarle.

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