The Nest – l’horror made in Italy

Grande eleganza, cura maniacale per ogni inquadratura, fotografia curata, studiata, quasi perfetta. L’horror made in Italy che non ci aspetteremmo. Quello capace di gettare lo spettatore nell’inquietudine mediante l’oscurità, il mistero, la verità celata e non raccontata. L’horror che abbiamo invidiato, quello che avremmo voluto produrre più spesso a casa nostra, ma è mancato l’ardore, forse il coraggio. “The Nest” (Il Nido) è arrivato, è ora in sala: proiettato sul grande schermo per dissetare la nostra smania di tormento.

The Nest

Roberto De Feo, al suo primo lungometraggio, sembra avere le idee molto chiare: ingabbiare lo spettatore in una realtà per nulla rassicurante, fargli assaggiare la libertà, per poi ribadire fortemente l’impossibilità di uscirvi. La verità che ci viene raccontata per buona parte della storia non può bastarci, così innervositi, agitati e insoddisfatti insistiamo per scoprire cosa vi è al di fuori. Forse avremmo fatto meglio a non intestardirci. Meglio non chiedere, a volte.

In una notte appannata da una nebbia fitta un uomo è in fuga. Guida un’auto con a bordo un bambino. Vuole portarlo lontano. Portarlo in salvo. Nessun indizio sulla natura del pericolo che incombe. La breve corsa termina rapidamente. Un incidente li porta fuori strada. Ciò da cui stanno fuggendo sembra essere molto più forte di loro.

The Nest

Samuel (Justin Alexander Korovkin) è cresciuto. Il bambino che ha perso il padre in quel misterioso incidente è ora un adolescente educato e rispettoso delle regole. Costretto su una sedia a rotelle a causa dell’accaduto, vive con la madre Elena (Francesca Cavallin) in un’aristocratica tenuta immersa nel verde. Una vita ordinata, disciplinata, costretta quella di Samuel. Elena è una padrona di casa intransigente. I domestici sono completamente asserviti al suo volere. La casa è l’elegante prigione del giovane Samuel. Villa dei Laghi è il vero cuore di questa storia: i muri, i soprammobili, il legno antico, ogni elemento affascina e inquieta, seduce e intimidisce. Una dimora la cui perfezione lascia sgomenti perché in quella casa Elena si è rifugiata, come fosse la sua armatura, ma da essa non permette a nessuno di uscire, nemmeno all’amato figlio Samuel, che in quella casa crescendo non può che scorgere le sembianze di una cella. Elena, risoluta e severa, intende tenere il figlio isolato: a niente e nessuno è permesso mettere a repentaglio la sua serenità. Il Dottor Christian (Maurizio Lombardi) è il suo braccio armato. Uno sguardo cupo capace di intimorire anche gli animi più eroici. Un’attitudine all’obbedienza che terrorizza. A Samuel non è permesso uscire, al mondo esterno non è permesso entrare. Perché fuori regnano violenza e disordine, perché solo all’interno si è al sicuro e felici. Ma Samuel non è felice. È solo, pieno di domande a cui sono offerte solo risposte vacue. L’arrivo a Villa dei Laghi di Denise (Ginevra Francesconi), adolescente ribelle e intraprendete, lo renderà ancor più insofferente alle costrizioni.

The Nest

Lo sforzo oppressivo messo in atto dalla madre tiranno e la fermezza nell’assecondarla dei suoi soldati sono la vera essenza di questa vicenda del terrore.

L’horror di De Feo non intende intimidire ricorrendo a tratti soprannaturali, né a mostri dalle sembianze bestiali. Il soffocamento dell’indipendenza del giovane Samuel è così attentamente fotografato da essere l’unica cosa di cui si ha davvero paura. Non è forse la libertà ciò che abbiamo di più caro? La libertà di decidere, la libertà di commettere errori, la libertà di fuggire, non è forse l’unica cosa per cui saremmo pronti a lottare? “The Nest” è una pellicola difficile da decifrare: un film che si traveste da horror, che ammicca insistentemente al cinema d’autore grazie ad una fotografia attraente, intenta a sedurre con ostinazione, fino a quando, solo alla fine, la narrazione svela i misteri del depistaggio di cui siamo caduti vittima. “The Nest” è come un frutto dalla scorza aspra, ma dalla polpa appetitosa, di cui solo dopo alcuni morsi si scopre il nocciolo robusto e compatto.

The Nest

Il regista barese De Feo crea con “The Nest” una gabbia perfetta. Samuel è prigioniero di una vita borghese imposta dalla madre, e noi, davanti allo schermo, viviamo la medesima oppressione: desideriamo fuggire da quella casa, scalpitiamo per respirare finalmente a pieni polmoni.

La madre tenterà con tutte le sue forze di tenere Samuel legato a sé, ma il desiderio d’evasione del giovane è ormai troppo forte. Allo stesso modo De Feo ci incoraggia a mantenere saldi i legami con il genere horror: ci rammenta l’oscurità di “The Village” (Shyamalan), l’inquietante location di “The Others” (Amenabàr), le luci e le ombre del maestro Dario Argento.

Ma nemmeno le incalzanti noti di musica classica che sovrastano una scena di tortura di “kubrickiana” memoria riescono a convincerci a lasciar perdere. Vogliamo la verità. La libertà ad ogni costo. L’avremo. Certamente pagheremo il prezzo per la nostra insaziabile curiosità. Ma difficilmente dimenticheremo l’eccitazione dello slancio, la voglia di lasciare l’orrore dietro di noi. Cosa vi sia al di là del muro in realtà non importa. Ciò che importa è la determinazione ad abbatterlo.

Voto Autore: 3 out of 5 stars

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