The Forgiven, Jessica Chastain e Ralph Fiennes tra lussuria e redenzione

In questi giorni è in sala The Forgiven, pellicola diretta da John Michael McDonagh. Tratto dall’omonimo romanzo di Lawrence Osborne (in Italia edito da Adelphi con il titolo Nella polvere), il film ha per protagonisti i ricchi coniugi David e Jo Henninger, interpretati da Ralph Fiennes e Jessica Chastain.

The Forgiven si apre con il loro arrivo a Tangeri, città dalla quale devono subito ripartire per dirigersi nell’entroterra marocchino, nello ksar (termine arabo che designa un tipico villaggio fortificato berbero) dimora del loro amico Richard Galloway (Matt Smith). Un inizio che non può non ricordare l’incipit de Il tè nel deserto (1990), quando i tre protagonisti (la coppia Debra Winger e John Malkovich, accompagnati da Campbell Scott) sbarcano in Nord Africa per intraprendere un viaggio nel deserto del Sahara. Come nel film di Bertolucci (trasposizione del romanzo di Paul Bowles), anche in The Forgiven i coniugi protagonisti attraversano un periodo di crisi, ma, a parte le affinità narrative, le due opere rispondono a principi tematici profondamente diversi. Il viaggio di David e Jo non è dettato dal bisogno di vivere un’esperienza totale, di riscoprire una propria identità in terre vergini, lontane dai consumi e dalla prosperità economica dell’America del secondo dopoguerra: il dispiegarsi del deserto nel film di McDonagh è radicalmente diverso rispetto a quello degli struggenti protagonisti bertolucciani, votati all’agonia e all’autodistruzione interiore.

The Forgiven
Jessica Chastain e Ralph Fiennes

David e Jo sono in viaggio, di notte, tra continui litigi, per raggiungere il party di Richard e del suo compagno Dally (Caleb Landry Jones) – un evento che si preannuncia esclusivo, con lussi e allettamenti viziosi di ogni genere per gli ospiti straricchi, annoiati, immersi in vite vuote e superficiali –, quando la vicenda prende una piega inattesa. David, ubriaco alla guida, investe mortalmente un ragazzo che si è parato davanti all’auto cercando di vendere un fossile.

Dopo l’incidente, la regia opera uno stacco e ci porta nel cuore della festa. Richard, informato dell’accaduto da solerti domestici, corre ad accogliere David e Jo, che hanno preso a bordo il cadavere del giovane, e fa intervenire le forze dell’ordine con le quali è in ottimi rapporti grazie alle abituali mazzette che elargisce con abbondanza, allo scopo di mantenere protetto e inosservato lo spazio del proprio ksar. Viene così sbrigata velocemente quella che agli occhi di tutti appare solo una fastidiosa incombenza. La morte del giovane non turba o indispone nessuno, eccetto Jo, visibilmente sconvolta e in ansia.

Quando, la mattina seguente, la donna è intenta nella lettura de L’immoralista di André Gide (romanzo che narra un viaggio proprio nel Nord Africa), lo spettatore più attento si aspetterebbe un prosieguo narrativo nel quale Jo fosse psicologicamente succube oltre che vittima designata dell’egoista e amorale marito: ma nulla di tutto ciò.

Nella residenza di Richard, si presenta Abdellah (Ismael Kanater), padre di Driss, la vittima dell’incidente, e ne reclama il corpo. Chiede a David di partecipare al funerale del giovane, suo unico figlio, offrendo all’uomo l’opportunità di riscattarsi e essere perdonato senza dover far fronte a un risarcimento.

Prende così avvio la redenzione di David che, durante la traversata nel deserto verso il villaggio natale di Driss, ha modo di riflettere sulla deriva morale della propria esistenza: un cumulo di ipocrisie, di vanità, di insensibilità, di egoismi, di idee politiche grossolane e razziste, risultato di una vita arida e in fondo squallida.

The Forgiven
Ralph Fiennes, Ismael Kanater e Saïd Taghmaoui

The Forgiven, alle estremità dei contrasti

Al momento del distacco tra David e Joe, McDonagh può concentrarsi sui contrasti narrativi, visivi e sonori sui quali poggia il film. Mentre David, in una solitudine enigmatica anche agli occhi di Anouar (Saïd Taghmaoui), interprete amico del padre di Driss, vive la propria rigenerazione morale, Jo, rimasta al party, si dà alla pazza gioia, tra droga e giochi con Tom (Christopher Abbott), incallito seduttore. Gli eccessi della donna sono accompagnati da Che m’importa del mondo di Rita Pavone e Contact di Brigitte Bardot, mentre l’uomo ascolta il silenzio notturno del deserto e conosce le problematiche socio-culturali di quella recondita parte di mondo, la cui economia si sorregge su scambi e compravendite di fossili per opera di giovani che, al pari di Driss, sono disposti a tutto pur di sottrarsi e allontanarsi da una misera vita di fatiche.

Non c’è una via di mezzo o un momento di stasi in The Forgiven: tutto è vorticosa contraddizione, stacco netto, brusco e tagliente.

The Forgiven
Matt Smith, Caleb Landry Jones; dietro di loro Cristopher Abbott e Jessica Chastain

Alla distanza crescente tra David e Jo corrisponde la tensione tra i domestici e gli ospiti dei “padroni di casa” dello ksar Richard e Dally, uno scontro culturale, nel quale il ricco straniero occidentale non perde occasione di umiliare la gente locale esibendo dissolutezze di ogni tipo con atteggiamenti provocatori, ai quali spesso controbatte e reagisce con affilata ironia l’inserviente Hamid (Mourad Zoui), una delle figure più interessanti del film.

Per tutto il film questa contrapposizione è tenuta dalla regia in secondo piano, per farla poi deflagrare nel drammatico e inaspettato finale. Perché il coacervo morale e culturale che David e Jo hanno portato con sé, la lussuria della festa che ha profanato la sacralità del deserto e della fine di una giovane vita si risolvono in un perdono che prevede il sacrificio di uno dei due protagonisti, quello che più di tutti ha avuto il coraggio di affrontare realmente se stesso.

McDonagh esibisce un perfetto controllo dell’opera. Niente sfugge ai contrasti nei quali ha incardinato con originale regolarità ogni linea narrativa, in un dominio registico che rinuncia alle sfumature, per consegnarle interamente agli attori, tutti formidabili. Una menzione particolare è da riservare all’intenso Kanater e a Fiennes, che riesce a interpretare un ruolo difficile, dando umanità e emozioni a un personaggio irregolare e inizialmente odioso. Minore impatto nella prova della Chastain (miglior attrice agli ultimi Oscar con Gli occhi di Tammy Faye), che offre comunque una buona performance, mostrandosi quasi più a suo agio con Abbott che con Fiennes.

Confermando la sua vena satirica su personaggi moralmente corrotti e demotivati (messa in luce già nel film del 2011, Un poliziotto da happy hour, fuorviante traduzione dell’originale titolo The Guard), con dialoghi irriverenti e schietti, McDonagh racconta una storia di perdizione e redenzione, di perdono e condanna, di gioia artefatta e dolore autentico, riuscendo a bilanciare il crinale di questi estremi.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Con The Forgiven, John Michael McDonagh mette in scena una storia provocatoria, ambientata nel deserto nordafricano, tra lussi sfrenati, dissolutezze e colpe da espiare.
Giulia Angonese
Giulia Angonese
Mi dedico al cinema con passione e continuità, cercando sempre di cogliere dinamiche di pensiero e atmosfere sottese agli intrecci narrativi.

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