Prima di Ballerina, nel mondo di John Wick c’era già stato uno spin-off, in questo caso ambientato molto prima: The Continental. La mini-serie, composta da tre episodi, racconta la storia del celebre albergo degli assassini della saga con Keanu Reeves. Specificamente, i fatti narrati ruotano attorno all’ascesa alla guida dell’albergo di Winston Scott, interpretato nella saga originale da Ian McShane. Tra i produttori esecutivi della serie figura Chad Stahelski regista di tutti e quattro i capitoli di John Wick.

The Continental – trama e cast
Durante una festa di Capodanno al Continental, Frankie Scott (Ben Robson) ruba la pressa con cui la Gran Tavola conia le sue monete d’oro. Il furto scatena le ire del direttore dell’albergo, Cormac (Mel Gibson) che capisce subito chi ha compiuto la rapina. Infatti, Frankie assieme al fratello Winston (Colin Woodell) è stato cresciuto e addestrato come assassino proprio da Cormac a seguito della morte dei genitori. Questi decide quindi di rapire proprio Winston per sapere dove si trovi il fratello. Il ragazzo è ignaro della situazione, non avendo da tempo notizie di Frankie. Tuttavia, una volta liberato, si mette sulle sue tracce, non sapendo di essere seguito da degli uomini dello stesso Cormac.
Winston scopre che Frankie si trova in un cinema abbandonato, dove si nasconde con la moglie (Nhung Kate). Dopo essere stati raggiunti dagli assassini di Cormac, i tre – nonostante i contrasti tra i fratelli – decidono di passare al contrattacco. Si affidano così a Charlie (Peter Greene) una vecchia conoscenza attraverso cui riescono a reperire delle armi. Non sanno però che uno degli uomini di Charlie lavora per Cormac e gli ha svelato i piani per assaltare l’albergo. La situazione si complica ulteriormente quando Yen viene ferita. Frankie decide, quindi, di sacrificare la sua vita per salvare la moglie e suo fratello. La morte del fratello ritrovato accende lo spirito di vendetta di Winston, ormai deciso a muovere guerra a Cormac e ai suoi uomini.

The Continental – la recensione
Gli sbocchi narrativi dell’universo di John Wick col tempo si sono moltiplicati, non è un caso che in poco tempo siano arrivati due spin-off. La questione è che nessuno di questi due riesce a muoversi allo stesso livello della saga-madre. Se Ballerina però soffre per i troppi legami a questa, con The Continental la storia è differente. Intanto, rispetto al film con Ana De Armas non c’è un protagonista nuovo, ma un personaggio già noto, sicuramente molto accattivante, come Winston. Qui sorge il primo problema: la storia del suo passato risulta scontata, tra fratelli persi e il Vietnam. Seppure Woodell offra un’interpretazione credibile nei panni non facili di Ian McShane era lecito osare di più, cercare una storia che non somigliasse a mille altre. La sceneggiatura in generale non è però piatta e questo è forse il principale pregio della miniserie.
Paradossalmente, i comprimari sono costruiti meglio del protagonista. La storia funziona, pur con qualche forzatura rispetto a quelle regole ferree attorno al Continental che vengono elencate in John Wick. Gran parte del merito dei pregi va ascritto a un Mel Gibson estremamente credibile, perfetto per il ruolo. Tuttavia, la serie ha, fondamentalmente, più difetti che pregi. Manca tutto quello che ha reso popolare la saga originale, a partire dalla regia. Stahelski ha scelto di non occuparsene personalmente e si vede. Forse si voleva evitare un effetto copia, ma si poteva fare di meglio. Una serie del genere che dovrebbe ruotare anche attorno a sequenze spettacolari, scivola via quasi senza lasciare il segno. Sono pochi i momenti memorabili anche a livello estetico. Il fatto che si tratti di una serie tv e non di un film per il cinema nel 2025 non è una giustificazione sufficiente di questa mancanza.

Gli spin-off: croce o delizia
Senza entrare nella polemica, eterna, sugli spin-off e il fatto che siano una dimostrazione di una mancanza di idee, si può comunque dire qualcosa. Per l’appunto solo da John Wick sono nati due spin-off, ragguardevole se si pensa che il primo titolo è uscito appena nel 2014. Ma questi prodotti hanno una qualche utilità? Sembra una buona domanda. L’intento di Ballerina sembra (o sembrava dati i non ottimi risultati al botteghino) quello di aprire una nuova storia, con The Continental è diverso. L’intento della serie era di raccontare qualcosa sul passato di uno dei personaggi-simbolo della saga, senza riuscirci. L’impressione è che anche nei prodotti derivati ci sia una mancanza di idee, anche quando il quadro è già dato, non si riesce ad andare oltre. Allo stesso modo ci si può chiedere l’utilità di approfondire, quindi, dei personaggi, se poi il risultato è così piatto e debole.
In generale, il ricorso agli spin-off o ai reboot non è più nemmeno un fenomeno nuovo, ma un dato di fatto sempre più ampio. Non sempre il ricorso a titoli di successo garantisce gli incassi che i produttori si aspettano, anzi, sembra essersi sviluppato un fenomeno quasi opposto. Il pubblico inizia – in realtà ha già iniziato – a manifestare una certa insofferenza alla riproposizione eterna dell’uguale, del già visto. Non sono pochi i sequel, spin-off e tutto quanto vi sia di derivato che poi all’arrivo in sala soffrono per gli incassi bassi. Forse è una domanda che sarebbe bene i produttori, ma anche gli autori, iniziassero a porsi. Chiedersi dove porterà questa fiumana di ripetizioni e di copie più o meno conformi.

