Recensioni FilmTerapia e pallottole – la strana coppia Crystal – De Niro

Terapia e pallottole – la strana coppia Crystal – De Niro

Robert De Niro è forse il volto più famoso dei gangster-movie di sempre, lo era a maggior ragione negli anni ’90. Billy Crystal è il volto di una comicità evoluta da Woody Allen, sicuramente il volto della comicità negli anni ’90. Da questo incontro nasce Terapia e pallottole per la regia di Harold Ramis. Regista e sceneggiatore, più riconosciuto per questa seconda attività che per la prima. Ramis pur avendo realizzato Groundhog Day, infatti, è indubbiamente ricordato per aver sceneggiato o co-sceneggiato film diventati dei veri e propri cult. Tra questi: Animal House di John Landis e i primi due Ghostbusters di Ivan Reitman.

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Terapia e pallottole – trama e cast

Paul Vitti(De Niro) boss della mafia newyorkese a pranzo con l’amico Dominic (Joseph Rigano) ricorda l’ultima riunione tra i capo-mafia della città. Quest’ultimo consiglia a Vitti di fare attenzione ad un altro boss: Primo Sindone (Chazz Palminteri) che a suo dire potrebbe tentare di assassinarlo. Ed è quello che in effetti avviene all’uscita dei due uomini dal ristorante, solo che a restare ucciso sarà proprio Dominic. La morte dell’amico getta Paul nello sconforto, fino a provocargli delle crisi d’ansia. Attraverso il suo uomo più fidato, Jelly, il boss si rivolge allora allo psicologo Ben Sobel (Crystal). La terapia si rivela da subito complicata per il dottore che si scontra con la ritrosia e l’atteggiamento violento di Paul. La situazione peggiora quando Ben si reca in Florida per sposare la compagna Laura (Liza Kudrow) e si trova al seguito proprio il boss e i suoi uomini.

Anche l’FBI si interessa allora a Ben, convinta di poter arrivare a Vitti proprio attraverso di lui. Gli agenti convincono il terapeuta che il criminale ha intenzione di ucciderlo, per convincere Ben a indossare un microfono ad un incontro con Vitti. La situazione si rivelerà in realtà molto differente e Ben scoprirà la causa delle ansie di Paul, da cercarsi nella morte del padre, assassinato anni prima. La rivelazione, però, getta il capomafia nello sconforto, tanto da costringere Ben a sostituirlo durante l’incontro con gli altri boss. Nel 2002, Terapia e pallottole ha avuto un seguito dal titolo Un boss sotto stress.

Terapia e pallottole – la recensione

Mettere assieme due attori diversi, seppur di successo, di per sé non garantisce la riuscita di un film. Anzi, la possibilità che alla fine si crei una distanza siderale tra l’uno e l’altro può portare a un risultato negativo. Non è il caso di Terapia e pallottole, ancor di più: l’alchimia tra De Niro e Crystal è l’elemento migliore del film. Assistiamo soprattutto a un cambio di registro attoriale da parte di Robert De Niro, è lui che si sposta verso il campo della commedia, che Crystal presidia più frequentemente. Qualche intuizione registica e di sceneggiatura rende il film complessivamente gradevole. Le citazioni, rivisitate in chiave comica, di alcuni film di De Niro sono funzionali al racconto. Forse Ramis le ha limitate temendo di eccedere, ma sono tra le parti più divertenti del film.

È la sceneggiatura che non riesce a convincere completamente: gli elementi per fare un film divertente, anche indimenticabile, c’erano ma non vengono sviluppati. Il personaggio del principale antagonista di Palminteri è limitato a poche scene, viene più evocato che mostrato. La volontà di non metterlo sullo stesso piano di Crystal e De Niro finisce per danneggiare la riuscita complessiva di un film comunque godibile. Anche la sequenza dell’incontro tra i boss finisce per risultare un po’ monca, parte in modo molto brillante ma finisce per spegnersi. Il co-sceneggiatore Kenneth Lonergan, premio Oscar nel 2017 con Manchester by the sea, nel 2002 ha co-sceneggiato Gangs of New York.

Terapia e pallottole

Robert De Niro è sempre lui

Nel 1990 Luciano Ligabue inserisce nel suo album d’esordio una canzone dal titolo: Marlon Brando è sempre lui. Icona generazionale e oltre, simbolo del cinema statunitense come pochi altri. Si può dire lo stesso del protagonista di Terapia e pallottole, Robert De Niro è sempre lui. Si sposta in un campo che poi nel tempo frequenterà più spesso (non sempre con risultati virtuosi) quello della commedia restando fedele a sé stesso. De Niro si adatta senza cambiare troppo, resta il modo di dare le battute e l’atteggiamento scenico, in un quadro diverso dall’abituale. Sono pochi gli attori che riescono a farlo, parodizzando in qualche modo sé stessi.

È raro incontrare la carriera di un attore passato con disinvoltura da Papà scatenato a Killers of the flowers moon. Due film che sembrano venire da universi differenti, con niente in comune se non la sua presenza. La tendenza di De Niro a scelte ardite, al limite, è probabilmente la stessa tendenza che lo ha portato a fare Terapia e pallottole. Forse il due volte Premio Oscar difetta leggermente nella qualità costante delle scelte, ma a Bob si perdona giustamente anche questo. Di fronte alla monumentalità di molti dei titoli a cui ha preso parte non si può che applaudire. Non è un caso che in questa lista di gangster-movies il suo nome compaia più volte.

Terapia e pallottole

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni
Stefano Minisgallo
Stefano Minisgallo
Si vive solo due volte come in 007. Si fanno i 400 colpi come Truffaut, Fino all’ultimo respiro come Godard. Il cinema va preso sul serio, ma non troppo. Ci sono troppi film da vedere e poco tempo, allora guardiamo quelli belli. Il cinema è una bella spiaggia, come nei film di Agnes Varda.

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