Sator arepo tenet opera rotas. È questa la fonte di ispirazione principale di Christopher Nolan per scrivere il Film di questo maledetto, assurdo, anno cinematografico, Tenet. Si tratta del famoso Quadrato di Sator, incisione latina, piuttosto misteriosa per origine e interpretazione, che costituisce un formidabile palindromo, sotto la forma del quadrato magico. Una definizione enigmistica per quello che probabilmente è il film più enigmistico del maggiore enigmista del cinema contemporaneo (e secondo solo a un certo Kubrick nella storia del cinema). La traduzione della massima è difficilissima, essendo essa un hapax legomenon della lingua latina: la migliore potrebbe essere “il seminatore governa con cura le ruote dell’aratro”, che, al di là di ogni discorso filologico, ben si adatta all’idea di onnipotenza che si nasconde dietro alcuni dei personaggi di Tenet e soprattutto dietro al suo creatore.

Tenet

Si fa fatica a capire dove cominciare per parlare della nuova magia di Nolan. Il regista ha spiegato Tenet come, prima di tutto un film di spionaggio. “Mi sono sentito finalmente pronto ad affrontare questo genere che ho sempre molto amato, e che ho sempre desiderato portare sullo schermo”. Tuttavia, con Nolan, le cose non sono mai così semplici. E infatti ha arricchito la sua spy story con elementi enormemente più profondi, che scavassero nell’animo dello spettatore sfruttando i personaggi e la storia raccontate. “Potremmo dire che Tenet sta al film di spionaggio, come Inception sta al film di rapina”. Ne deriva un film spiccatamente “nolaniano”, forse la pellicola più visceralmente legata al suo creatore, che, come sempre, gioca con lo spettatore, sperando che quest’ultimo sia disposto a divertirsi con lui. Per comprendere il significato profondo che sta dietro a ogni film di Nolan (e in particolare a Tenet), occorre perdersi nella visione, stare alle regole del regista e seguire il proprio istinto, proprio come fanno gli agenti protagonisti del film. Questo aspetto è ciò che rende Christopher Nolan il regista più “universale” della sua generazione. Nonostante non tutti siano suoi discepoli (sono in molti ad avere un atteggiamento quanto meno retrivo nei suoi confronti, prima fra tutti l’Academy), ogni suo film finisce inevitabilmente per trovare casa nella bocca di tutti. Non c’era miglior film per far ripartire un’industria martoriata da un anno difficilissimo, di questo magico Tenet. Tutti lo vedranno e tutti ne rimarranno ammaliati. È più di un film…è un’arte che riparte.

Tenet

L’aspetto che colpisce guardando la nuova, come sempre labirintica, creazione del regista britannico, è senza dubbio la plausibilità con cui affronta temi che per tutti gli altri sono impossibili o sovrannaturali. Di fatto, la trama generale di Tenet, non è molto diversa da un qualsiasi film della saga di Mission: Impossible. Ci sono degli agenti speciali che devono compiere una delicatissima missione per fermare una sorta di pazzo miliardario che ha come obbiettivo la distruzione della vita sulla Terra. Quello che potrebbe essere un tipico film di Michael Bay, però, si trasforma in un prodotto nolaniano, grazie alla trovata dei viaggi nel tempo. Ed è proprio a questo punto che subentra la magia del cinema di Nolan. Non ci sono macchine del tempo come in Ritorno al futuro o complotti alieni per distruggere la razza umana. C’è la fisica, la più terrena e quotidiana delle scienze. Quello che noi comunemente chiamiamo “tempo”, in fisica può essere riassunto adeguatamente nel concetto di entropia. In parole poverissime, essa è una grandezza che può essere rappresentata come una freccia in costante crescita nell’universo. Per capirci, è a causa di un aumento di entropia che il ghiaccio in un bicchiere scioglie. Se però questa entropia diminuisse la sua crescita, o addirittura si invertisse (e quindi decrescesse), allora il tempo, anziché avanzare, tornerebbe indietro, e con esso tutte le sue conseguenze (il ghiaccio sciolto tornerebbe a cubetti). 

Tenet

Nolan torna dunque al suo tema preferito: la riflessione sul tempo. L’ha già affrontato, da prospettive e punti di vista diversi e complementari, praticamente in tutti i suoi film fatta eccezione per la trilogia de Il Cavaliere Oscuro. In Memento la narrazione procedeva a ritroso, partendo dal finale e rivelando progressivamente il passato del protagonista; in Inception Leonardo DiCaprio agiva sul tempo mentale degli altri personaggi manipolando i loro sogni; in Interstellar Nolan per la prima volta fa i conti con la fisica, portando al cinema la migliore lezione sul “paradosso dei gemelli” di Dingle, che dovrebbe essere sfruttata nei licei, da qualsiasi professore di questa materia; in Dunkirk segmenta la storia in tre lassi temporali, dal più lungo al più breve, abbinando per giunta ad ognuno di essi un elemento (terra, mare, aria). In Tenet, il tema da un lato viene fortemente abbinato all’azione (agire sul tempo è parte della missione per salvare il mondo), dall’altro trova la sua componente più riflessiva. I protagonisti spesso vedono sé stessi nel passato o nel futuro e questa visione sposta l’attenzione dal semplice ludus fisico messo in atto da Nolan, al ruolo fattivo che in esso possono giocare gli uomini. Gli uomini si caricano di un potere quasi divino. Diventano di fatto onnipotenti, perché devono contrastare un maniaco che ha la convinzione di essere Dio (dire di più vuol dire fare spoiler, impossibili da digerire per un film di Nolan). Da semplice film d’azione con un retrogusto scientifico (non fantascientifico), ecco che Tenet si trasforma in una pellicola filosofica e a tratti religiosa, che finisce anche per toccare il tema ecologico, molto in voga di questi tempi. Un’umanità che è disposta a sterminare il proprio passato è un’umanità che si è persa, confondendosi con la divinità, in una sorta di blasfemia temporale.

In tutto questo discorso il regista londinese, non rinuncia mai ad inserire ampie dosi di sentimentalismo, caricando vicende dal forte impatto visivo di un efficacissimo sottotesto emozionale. Il protagonista del film (mai nominato se non come “il Protagonista”), infatti, sembra agire più per un interesse privato che “semplicemente” per la salvezza del mondo. Vuole vedere libera la moglie del criminale, maltrattata e ricattata dal marito e di cui si è anche innamorato. Per farlo è disposto ogni volta a rimettersi in gioco, anche rischiando la vita sua e dell’intera umanità. È questa una dichiarazione d’amore di enorme valore, senza mai tradire il classico timbro nolaniano. Picchi di partecipazione emozionale più sublime nei suoi film si erano visti solo nelle scene padre-figlia di Interstellar (sostanzialmente irraggiungibili per tenerezza in qualsiasi altro film mainstream della nostra epoca). Nolan è prima di tutto un grande creatore di storie complete ad ogni livello di interesse, e spesso non si considerano adeguatamente le trame secondarie che i suoi film mettono sul piatto, pur senza svilupparle in toto.

Tenet

Riguardo ai personaggi, si può dire che in essi risieda l’aspetto più innovativo della produzione nolaniana finora intercorsa. Se in tutti gli altri suoi film i protagonisti erano personaggi tutti d’un pezzo, assolutamente unici e impossibili da paragonare a qualsiasi altro film o genere cinematografico, in Tenet Nolan (per la quinta volta sceneggiatore unico del film) ricorre con insistenza a tutti i topoi caratteriali che i protagonisti di un film di tal genere portano inevitabilmente con sé. Il Protagonista (interpretato da John David Washington, figlio del grande Denzel) è il classico agente segreto, a metà tra James Bond e Ethan Hunt, che unisce mente e braccio, ragionando astutamente per tutto il film e cavandosela con grande naturalezza anche quando deve far valere le proprie doti fisiche. Il suo collega Neil (un Robert Pattinson sempre più bravo, che per certi aspetti anticipa molte dei caratteri che ci aspettiamo dal suo Batman), è il più tradizionale aiutante-maestro, che consiglia l’amico al fine di garantirgli la vittoria. Il nemico Andrei Sator (occhio al cognome!) è un criminale come se ne sono visti a decine nel corso della storia del cinema: è ricco, potente, ambizioso e folle. Non è molto diverso dai nemici con cui deve rivaleggiare in ogni suo film, l’agente 007. È interpretato da Kenneth Branagh, alla seconda interpretazione consecutiva per Nolan dopo Dunkirk. L’unico personaggio femminile di una qualche rilevanza è quello di Kat (Elizabeth Debicki), moglie di Sator, repressa violentemente dall’uomo, sia a livello fisico sia sotto l’aspetto psicologico. Il suo destino, nel corso del film è quello di passare dall’essere elemento da salvare a donna in cerca di riscatto e vendetta. Come sempre, poi, compare il talismano di Nolan, Sir Michael Caine, in una piccola parte.

A livello tecnico il film è quanto di più spettacolare Nolan abbia mai prodotto. Ma anche in questo senso, l’appagamento visivo con cui Tenet conquista lo spettatore, è sempre, per così dire, intellettuale, mai fine a se stesso. La fascinazione per l’action, una volta tanto, non agisce tanto sugli occhi dell’audience, quanto sulla loro mente. Ogni auto che si ribalta, ogni esplosione, ogni scena di lotta corpo a corpo, presuppone una spiegazione logica e scientifica, che lo spettatore, anche se ciò non sarebbe necessario per divertirsi, finisce per tenere bene a mente.

È in particolare quest’ultimo aspetto a rendere Christopher Nolan forse il più grande mago del suo settore. Guardando i suoi film non solo ci si allieta con effetti speciali da blockbuster (Tenet è costato 205 milioni di dollari, il più alto di sempre per un film del regista), ma si finisce anche per ragionare su temi più complessi ed elevati. Tenet è una riflessione sull’umanità e sul suo ruolo all’interno del pianeta Terra. Un monito che cerca di far comprendere quanto sia sottile la linea che regola la vita come la conosciamo, e come non sia poi così fantascientifico ribaltarla e distruggere non solo l’umanità, ma anche tutta la sua storia. Si esce di sala un po’ più fisici e un po’ più filosofi, affascinati e parzialmente allarmati dal labirinto nolaniano. Nolan è molto più di cinema; è il più grande Profeta dell’età moderna.

Voto Autore: 5 out of 5 stars

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